Maldive, voto per la presidenza. In gioco la scelta di puntare sull’India o sulla Cina
di a cura della redazione EsteriReuters
L’arcipelago delle Maldive, dove sabato 30 si svolgerà il ballottaggio per la presidenza della repubblica, è schiacciato tra Nuova Delhi e Pechino. Il ballottaggio seguirà il primo turno elettorale, che si è tenuto il 9 settembre, in cui nessuno degli otto candidati in corsa è riuscito a superare la soglia del 50% dei voti necessaria per aggiudicarsi la vittoria. La sfida è tra il presidente uscente Ibrahim Mohamed Solih, che ha raccolto il 39% delle preferenze, contro Mohamed Muizzu, sindaco di Malè, che si è intestato il 46% dei voti al primo turno. Quelle di quest'anno sono le quinte elezioni presidenziali libere da quando le Maldive sono diventate nel 2008 una democrazia multipartitica.
L’esito del voto di questo fine settimana stabilirà se le Maldive rimarranno sotto l’influenza dell’India o se si sposteranno verso la Cina. Durante i suoi anni al governo il presidente Solih, rappresentante del Partito democratico maldiviano, ha stretto sempre maggiori legami con Nuova D…
L’arcipelago delle Maldive, dove sabato 30 si svolgerà il ballottaggio per la presidenza della repubblica, è schiacciato tra Nuova Delhi e Pechino. Il ballottaggio seguirà il primo turno elettorale, che si è tenuto il 9 settembre, in cui nessuno degli otto candidati in corsa è riuscito a superare la soglia del 50% dei voti necessaria per aggiudicarsi la vittoria. La sfida è tra il presidente uscente Ibrahim Mohamed Solih, che ha raccolto il 39% delle preferenze, contro Mohamed Muizzu, sindaco di Malè, che si è intestato il 46% dei voti al primo turno. Quelle di quest'anno sono le quinte elezioni presidenziali libere da quando le Maldive sono diventate nel 2008 una democrazia multipartitica.
L’esito del voto di questo fine settimana stabilirà se le Maldive rimarranno sotto l’influenza dell’India o se si sposteranno verso la Cina. Durante i suoi anni al governo il presidente Solih, rappresentante del Partito democratico maldiviano, ha stretto sempre maggiori legami con Nuova Delhi, sia dal punto di vista economico che militare, arrivando a dispiegare un contingente di soldati indiani nel Paese. Il suo principale rivale, esponente della coalizione tra il Partito progressista delle Maldive e il Congresso nazionale del popolo, è invece filo-cinese. Muizzu ha promesso, qualora venisse eletto, di espellere i militari indiani.
Nuova Delhi e Pechino sono determinanti per gli equilibri politici ed economici del paese, essendo i principali creditori esteri dell’arcipelago. Il presidente indiano Narendra Modi non ha alcuna voglia di lasciarsi sfuggire l'influenza sul gruppo di isole, che sono un’ex colonia britannica. Pechino, invece, ha capito la maggiore importanza geopolitica dell’Oceano Indiano ed è sempre più attento allo scacchiere marittimo. Solih, durante tutta la durata del suo mandato, ha sempre dato la priorità ai rapporti con l’India. La posizione geografica del gruppo delle Maldive è però strategica per Pechino, al fine di proteggere la rotta delle forniture energetiche attinte dal Golfo, e l’ex presidente rappresenta un ostacolo a qualsiasi ambizione di controllo della zona da parte di Xi Jinping.
Ibrahim Mohamed Solih si vanta di aver adempiuto al novanta per cento delle promesse elettorali e la sua amministrazione è stata elogiata per l’efficace gestione della pandemia da Covid-19. Il presidente uscente, però, è stato anche accusato di inerzia rispetto al fenomeno dilagante della corruzione nel Paese e per la mancata riforma del sistema di governo da presidenziale a parlamentare. Durante il suo mandato, inoltre, le Maldive si sono indebitate sempre di più verso i Paesi stranieri, con prestiti contratti per finanziare le sempre maggiori spese infrastrutturali. Solih aveva inoltre garantito che il suo governo avrebbe dato la priorità alla repressione dei movimenti islamisti, che però hanno continuato a proliferare anche sotto di lui, soprattutto quelli vicini ad Al -Qaeda. I rischi per la democrazia sarebbero altrettanto alti se la presidenza dovesse andare a Muizzu. Molti temono, infatti, che con il sindaco di Malè al potere, l’autoritarismo che Solih ha cercato di sradicare potrebbe essere ristabilito.
Per vigilare sulla regolarità del ballottaggio, ci saranno gli osservatori inviati dal Commonwealth, già scesi in campo al primo turno del 9 settembre scorso. “Siamo felici di tornare alle Maldive”, ha dichiarato l'ex presidente della Repubblica delle Seychelles, Danny Faure, che guida la missione, “come dimostrazione che il Commonwealth è impegnato con la popolazione delle Maldive e continuerà a sostenere il processo democratico del Paese. Il 9 settembre abbiamo visto il popolo delle Maldive esercitare il suo diritto di voto in maniera pacifica e ordinata. Abbiamo osservato gli addetti svolgere i propri compiti con trasparenza ed efficienza. Mentre ci prepariamo a osservare il ballottaggio, facciamo appello a tutti i soggetti coinvolti affinché continuino ad applicare gli standard mostrati nel primo turno”.