Jimmy Carter compie 99 anni: è il più longevo ex presidente Usa
di Anna LombardiQuando otto mesi fa la famiglia di Jimmy Carter annunciò che l’ex presidente aveva deciso di non curare oltre il tumore al fegato e al cervello che lo affliggono, per aspettare serenamente la fine in casa sua, tutti si aspettavano che sarebbe morto nel giro di poche settimane. L’uomo che fu alla Casa Bianca fra 1977 e 1981 - protagonista di una turbolenta presidenza che gli americani ricordano soprattutto per le lunghe file davanti alle pompe di benzina per colpa del brusco rialzo del prezzo del petrolio dopo la rivoluzione iraniana del 1979 e l’ansia per la sorte dei 52 membri nell’ambasciata americana a Teheran presi in ostaggio dagli studenti islamici che per 14 mesi tenne gli Stati Uniti col fiato sospeso - ieri ha invece compiuto 99 anni.
Una settimana fa, insieme alla fedelissima moglie Rosalynn Smith, tre anni più “giovane” ma ormai affetta da demenza, è addirittura tornato a mostrarsi in pubblico, partecipando – ma solo facendo qualche …
Quando otto mesi fa la famiglia di Jimmy Carter annunciò che l’ex presidente aveva deciso di non curare oltre il tumore al fegato e al cervello che lo affliggono, per aspettare serenamente la fine in casa sua, tutti si aspettavano che sarebbe morto nel giro di poche settimane. L’uomo che fu alla Casa Bianca fra 1977 e 1981 - protagonista di una turbolenta presidenza che gli americani ricordano soprattutto per le lunghe file davanti alle pompe di benzina per colpa del brusco rialzo del prezzo del petrolio dopo la rivoluzione iraniana del 1979 e l’ansia per la sorte dei 52 membri nell’ambasciata americana a Teheran presi in ostaggio dagli studenti islamici che per 14 mesi tenne gli Stati Uniti col fiato sospeso - ieri ha invece compiuto 99 anni.
Una settimana fa, insieme alla fedelissima moglie Rosalynn Smith, tre anni più “giovane” ma ormai affetta da demenza, è addirittura tornato a mostrarsi in pubblico, partecipando – ma solo facendo qualche cenno di saluto dall’automobile - all’annuale festa delle arachidi tenutasi nella sua città natale: quella Plains dov’è nato il 1 ottobre 1924 in una famiglia di fede battista che aveva fatto fortuna con una piantagione di cotone da lui riconvertita, appunto, alle arachidi.
In quell’area un tempo regno di fattorie di noccioline e fabbriche di tessuti che oggi ha un tasso di povertà del 40 per cento, era tornato a vivere nel 1981. All’indomani della sconfitta inflittagli da Ronald Reagan al termine di 4 anni di una presidenza all’epoca considerata non brillantissima e tormentata dalla rivoluzione iraniana e dalla crisi energetica conseguente. Ma segnata pure dalla regia degli accordi di Camp David, dall’incidente nucleare di Three Mile Island e dall’invasione sovietica dell’Afghanistan cui rispose con un embargo sui cereali e il boicottaggio delle olimpiadi estive di Mosca nel 1980.
Il più modesto degli ex presidenti, si disse: non solo per essere tornato a vivere nel ranch con appena due camere da letto valutato - oggi - 167 mila dollari. Ma soprattutto per essersi sempre rifiutato di far soldi sfruttando la sua esperienza alla Casa Bianca, tenendosi lontano dall’entrare nei consigli d’amministrazione di società o dal tenere discorsi a pagamento come invece, dal suo predecessore Gerald Ford in poi, hanno sempre fatto gli ex presidenti: «Mi rifiuto di capitalizzare finanziariamente il mio servizio all’America. Non giudico male chi lo fa. Ma non è mia ambizione essere ricco».
I Carter sono oggi «al capitolo finale della loro vita», come ha confermato il nipote Josh (uno dei 12 avuto dai 4 figli) nel corso di una lunga intervista concessa al settimanale People. Dove sottolineava pure che Jimmy «è ancora nel pieno delle sue facoltà, solo molto più stanco. E triste della memoria ormai esitante della moglie. Ma comprende pienamente l’amore che li circonda». Proprio la salute fragile della coppia gli ha impedito di partecipare ai festeggiamenti tenutisi sabato ad Atlanta: nella biblioteca che porta il suo nome, con un giorno d’anticipo, perché i solerti impiegati non volevano rischiare di ritrovarsi chiusi a causa dello shutdown (la chiusura delle attività federali se non si fosse trovato un accordo sul budget, poi scongiurato almeno per i prossimi 45 giorni). Mentre anche a Washington è stata allestita una festicciola in onore del più longevo degli ex presidenti.
Messaggi di auguri gli sono d’altronde arrivati da tutto il mondo: a scrivergli sono state oltre 14mila persone e le loro parole affettuose sono scorse per tutta la giornata di ieri sul maxi schermo del Carter Center, la fondazione da lui creata. Sì, perché in tempi più recenti, la sua presidenza è stata valutata in maniera molto differente, tanto da essere insignito del Nobel per la pace nel 2002, per onorarne “la vita spesa al servizio degli altri”. Nella motivazione, si ricordava proprio “il suo indefesso impegno per la ricerca di soluzioni pacifiche ai conflitti internazionali, l'avanzamento della democrazia e dei diritti umani e la promozione dello sviluppo economico e sociale".