Israele, il piano dell’invasione è creare una zona cuscinetto occupando il Nord della Striscia. La pioggia ritarda l’attacco
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV — L’esercito israeliano annuncia che dalle 10 alle 13 di oggi non attaccherà la strada al Saladin, una delle due grandi strade che portano dalla metà Nord alla metà Sud della Striscia di Gaza, per consentire l’evacuazione della popolazione palestinese. Da venerdì il comando israeliano ha chiesto agli abitanti del Nord di Gaza di trasferirsi in massa a Sud per la propria incolumità, in vista di un attacco di terra che potrebbe essere imminente. Venerdì un raid aereo ha però colpito una fila di macchine che si stava spostando verso Sud e ha ucciso almeno dodici civili secondo la Bbc che ha studiato due video dell’attacco, durante e dopo – “settanta morti” invece secondo Hamas. L’esercito israeliano ha dichiarato “stiamo indagando su quello che è successo”.
Secondo fonti militari, l’invasione via terra sarebbe già dovuta cominciare questo fine settimana, sette giorni dopo i massacri sistematici compiuti da Hamas nel sud di Israele, ma la pioggia non aiuta i piloti dei jet e dei …
TEL AVIV — L’esercito israeliano annuncia che dalle 10 alle 13 di oggi non attaccherà la strada al Saladin, una delle due grandi strade che portano dalla metà Nord alla metà Sud della Striscia di Gaza, per consentire l’evacuazione della popolazione palestinese. Da venerdì il comando israeliano ha chiesto agli abitanti del Nord di Gaza di trasferirsi in massa a Sud per la propria incolumità, in vista di un attacco di terra che potrebbe essere imminente. Venerdì un raid aereo ha però colpito una fila di macchine che si stava spostando verso Sud e ha ucciso almeno dodici civili secondo la Bbc che ha studiato due video dell’attacco, durante e dopo – “settanta morti” invece secondo Hamas. L’esercito israeliano ha dichiarato “stiamo indagando su quello che è successo”.
Secondo fonti militari, l’invasione via terra sarebbe già dovuta cominciare questo fine settimana, sette giorni dopo i massacri sistematici compiuti da Hamas nel sud di Israele, ma la pioggia non aiuta i piloti dei jet e dei droni e per questo motivo è stata rimandata.
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Che l’esercito israeliano si senta al massimo livello di prontezza per lanciare un’operazione di terra dentro la Striscia di Gaza contro Hamas, magari nelle prossime ore, è ormai chiaro a sufficienza a tutti: «Siamo pronti», ha dichiarato il primo ministro Netanyahu in visita a due kibbutz colpiti dai massacri, Kfar Aza e Be’eri. «Abbiamo completato tutti i preparativi per una missione dal cielo, dal mare e da terra», annuncia due ore dopo il sito dell’esercito. Ma che cosa vogliano fare i reparti israeliani davanti a un rettangolo sottile di territorio popolato da due milioni e trecentomila civili più duecento ostaggi e controllato da un gruppo di islamisti determinati a combattere a oltranza, questo non è ancora chiaro.
Il New York Times questa mattina scrive che il governo israeliano non avrebbe ancora deciso se l’obiettivo della campagna di terra è prendere anche il Sud della Striscia. L’idea che circola in queste ore è limitare l’operazione soltanto alle metà Nord che include Gaza City, dove limitare è un verbo riduttivo perché la metà nord e Gaza City sono le aree più densamente popolate. La Striscia alla fine sarebbe dimezzata, creando una zona cuscinetto tra Hamas e Israele, secondo questo piano che per ora non è stato ancora ufficializzato e forse non lo sarà mai. Le stesse fonti dicono che la metà Nord della Striscia potrebbe essere consegnata all’Autorità nazionale palestinese, rivale di Hamas, che governa Ramallah e la Cisgiordania. Ma dare all’Anp il controllo di Gaza potrebbe non funzionare, considerato che già nel 2007 a Gaza la stessa classe dirigente si fece cacciare Hamas, oggi ha difficoltà a far funzionare la Cisgiordania ed è considerata corrotta e troppo vicina agli israeliani.
La strategia di risposta di Hamas all’imminente attacco israeliano è trasformare Gaza in una Falluja più grande, dice a Repubblica David Khalfa, un analista specializzato in questioni militari israeliane della Foundation Jean Jaurès, e si riferisce alla battaglia di Falluja del 2004 in Iraq, quando i marines americani furono costretti a un’avanzata sanguinosa strada per strada contro gruppi di guerriglieri fanatici.
Yossi Cohen, capo del Mossad fino al 2021, in televisione dice «possiamo finire Hamas» ma propone un piano che è temporaneo: l’esercito potrebbe entrare e fermarsi a Jabalia, quindi nel Nord della Striscia a metà strada tra il confine con Israele e Gaza City e creare una zona cuscinetto tra Hamas e Israele. Poi, dice Cohen, «il tempo gioca dalla nostra parte, intanto accumuliamo più informazioni d’intelligence e l’ossigeno, l’acqua e il cibo finiranno anche nei bunker di Hamas e a quel punto si aprirà una porta per qualche decisione sulla questione degli ostaggi». Hamas non si cura dei morti, secondo Cohen, ma della terra persa sì e quindi vale la pena riprendersela e fermarsi dopo pochi chilometri in attesa di una seconda fase.
Tra gli altri punti sollevati da Cohen c’è il fronte Nord dove Hezbollah potrebbe attaccare se gli israeliani cominciassero la campagna di terra a Gaza «ma in quel caso entrerebbero in guerra le portaerei americane» nel Mediterraneo orientale.
Intanto l’esercito dice di avere messo in posizione Iron Beam, un sistema laser per abbattere i razzi a chilometri di distanza che è molto meno costoso di Iron Dome perché non usa missili intercettori ma un fascio laser. È una tecnologia che si pensava non fosse ancora pronta. E da due giorni sulla Striscia si vedono numerosi colpi di artiglieria con fosforo bianco.
Ieri i jet israeliani hanno ucciso due comandanti di Hamas che hanno diretto le stragi di sabato 7 ottobre nel sud di Israele. Uno è Abu Murad, che si occupava della cosiddetta forza aerea di Hamas, quindi dei parapendii a motore che sono stati usati nei raid contro i civili israeliani. L’altro è Ali Qhadi, un leader della “Forza Nakba”, dal nome arabo – “la catastrofe” – usato per indicare l’esodo palestinese durante la guerra del 1948. La Nakba è un reparto elusivo, di circa millecinquecento uomini, addestrato anche all’estero – in Iran ma non solo – e in modo specifico per infiltrarsi dentro Israele, spiega a Repubblica l’esperto Michael Horowitz.
Nel 2014, ed è un dettaglio interessante, alcuni suoi uomini erano in Malesia per addestrarsi con parapendii a motore. Questa possibilità reale di infiltrazioni è temuta: ieri gli israeliani hanno intercettato un gommone di Hamas al largo di Ashkelon e ducento uomini di Hamas sono stati arrestati in Cisgiordania.
Ali Qhadi era stato arrestato nel 2005 perché aveva sequestrato e ucciso cittadini israeliani, ma poi era stato liberato nel 2011 assieme ad altre centinaia di prigionieri in cambio del soldato israeliano Gilad Shalit, rapito nel 2006 vicino a Gaza. «La strategia dei bombardamenti mirati è semplice e prende di mira innanzitutto gli autori del massacro, gli assassini delle forze d’élite Nakba e i loro comandanti. Parallelamente, l’esercito cerca di decapitare il vertice politico e militare della stessa Hamas. Vuol dire che Israele ha ripreso la politica di omicidi mirati utilizzata durante la Seconda Intifada», dice Khalifa.