BERLINO – Le immagini impietose circolate in queste ore di un Viktor Orbán isolato, con le mani in tasca, che se ne sta imbronciato a qualche metro dai colleghi europei che parlottano nella sala del Consiglio Ue, dà l’idea di come il premier ungherese sia ormai considerato a Bruxelles.
Agli occhi degli americani, scrive Politico, l’autocrate magiaro sta diventando persino un fattore di rischio, un partner con cui è meglio non condividere informazioni sensibili. Nelle ultime due settimane, del resto, ha fatto di tutto per alimentare la diffidenza dell’Occidente. E’ stato il primo leader europeo a stringere la mano a Vladimir Putin dall’inizio della guerra in Ucraina. E l’unico a partecipare all’iniziativa organizzata in pompa magna da Xi Jinping sulla Via della Seta. Già che c’era, mentre esibiva tutto il suo disprezzo per l’Occidente, Orbán ha paragonato l’Unione europea all’Unione sovietica. Ma tant’è.
A casa, o meglio nella sua nuova dimora imperiale nelle campagne ungheresi, l’alleato di ferro di Mosca e Pechino cercherà forse di consolarsi dall’isolamento europeo in cui è volutamente piombato da anni. Orbán ha fatto restaurare un castello a Hatvanpuszta, a una quarantina di chilometri a ovest di Budapest, non lontano dal villaggio di duemila anime in cui è cresciuto, Felcsut (dove ha già fatto costruire anni fa uno stadio dalle dimensioni smisurate). Il restauro della villa ottocentesca appartenuta a Giuseppe Antonio D’Austria, dal valore di trenta milioni di euro, è finito quest’estate. E anche quest'eloquente espressione di una megalomania ormai irrefrenabile non contribuirà certo a dissipare i dubbi di Bruxelles sulla corruzione del suo regime - uno dei motivi, peraltro, per cui gli sono stati congelati miliardi di fondi europei. In Ungheria, intanto, il caso della villa di Hatvanpuszta ha già scatenato una bufera.
Secondo fonti governative citate da VSquare, il premier magiaro trascorre ormai molti fine settimane nella gigantesca dimora degli Asburgo e nei tredici ettari di giardini che la circondano. L’intera proprietà è intestata a suo padre, un modesto funzionario in pensione. E il castello non funge solo da dacia per il suo buon retiro. Secondo le stesse fonti, Orbán organizza lì molte riunioni con membri del governo, politici del suo partito Fidesz e imprenditori. E gli incontri sono spesso accompagnati dal rumore degli elicotteri che riempiono il cielo sopra alle quiete distese di campi e boschi. Orbán governa da lì come se fosse un re.
La notizia ha fatto infuriare l’opposizione. La Coalizione democratica ha ricordato che “la dichiarazione delle proprietà del primo ministro non comprende la villa di Hatvanpuszta”. Viktor Orbán “non solo spende periodi lunghi con la sua famiglia a Hatvanpuszta, ma governa anche il suo corrotto regime da lì”. L’opposizione rammenta anche che il premier ungherese è solito “assegnare proprietà da miliardi di euro a prestanome - inclusi parenti o amici come Lorinc Meszaros - ma chiunque in Ungheria sa benissimo che quegli asset rubati appartengono al premier”. La Coalizione democratica ha chiesto al Parlamento, controllato per due terzi dal partito di Orbán, di analizzare la dichiarazione dei redditi del premier, di controllare se la villa degli Asburgo è compresa nelle sue proprietà ufficiali. Parole al vento, probabilmente.