Israele, si lavora per una “pausa umanitaria”. Da Rafah altri stranieri escono dalla Striscia
dalla nostra inviata Francesca CaferriUn controllo documenti al valico di Rafah
(afp)TEL AVIV – Una “pausa umanitaria” per consentire agli aiuti di entrare con regolarità a Gaza, ai feriti di uscire e, in contemporanea, anche ad un gruppo di ostaggi detenuti dal 7 ottobre di essere rilasciati. È quello a cui lavora la diplomazia in queste ore, mentre l’offensiva israeliana prosegue e le truppe, nella parole del portavoce militare Daniel Hagari, sono “alle porte di Gaza City”.
Allo stop momentaneo lavorano prima di tutto gli Stati Uniti, il cui segretario di Stato Antony Blinken arriverà domani a Tel Aviv ma anche il Qatar che, insieme all’Egitto, sta mediando su rilascio degli ostaggi. Intanto è stato riaperto il valico di Rafah, al confine fra la Striscia e l’Egitto.
Ieri ne erano uscite 400 persone, oggi si parla di 600: si tratta di feriti gravi e palestinesi con il doppio passaporto. Lo scopo, secondo le autorità egiziane, è quello di portare via in diversi giorni settemila persone, sulla base di una lista approvata dai Paesi coinvolti, dall’Egitto e dalle au…
TEL AVIV – Una “pausa umanitaria” per consentire agli aiuti di entrare con regolarità a Gaza, ai feriti di uscire e, in contemporanea, anche ad un gruppo di ostaggi detenuti dal 7 ottobre di essere rilasciati. È quello a cui lavora la diplomazia in queste ore, mentre l’offensiva israeliana prosegue e le truppe, nella parole del portavoce militare Daniel Hagari, sono “alle porte di Gaza City”.
Allo stop momentaneo lavorano prima di tutto gli Stati Uniti, il cui segretario di Stato Antony Blinken arriverà domani a Tel Aviv ma anche il Qatar che, insieme all’Egitto, sta mediando su rilascio degli ostaggi. Intanto è stato riaperto il valico di Rafah, al confine fra la Striscia e l’Egitto.
Ieri ne erano uscite 400 persone, oggi si parla di 600: si tratta di feriti gravi e palestinesi con il doppio passaporto. Lo scopo, secondo le autorità egiziane, è quello di portare via in diversi giorni settemila persone, sulla base di una lista approvata dai Paesi coinvolti, dall’Egitto e dalle autorità israeliane.
Si lasceranno alle spalle una situazione che l’Unicef oggi ha definito “catastrofica”: “anche la guerra ha le sue regole”, recita un comunicato dell’agenzia Onu per la protezione dell’infanzia. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute della Striscia, legato ad Hamas, in questi 25 giorni sono morte 8800 persone di cui 3648 bambini.
Questi numeri, insieme alle immagini di distruzione che arrivano da Gaza, stanno facendo salite la pressione su Israele. Sarà proprio questo con tutta probabilità il cuore dei colloqui di Blinken: Netanyahu nei giorni ha più volte ribadito il “no” al cessate il fuoco, che invece i Paesi arabi hanno chiesto anche alle Nazioni Unite. Lo stesso “no” è arrivato dalla Casa Bianca nonostante le richieste di tantissime organizzazioni umanitarie. Ma una “pausa” sembra invece una soluzione raggiungibile.
Al centro dei colloqui ci sarà anche la questione ostaggi: due giorni fa il Qatar, che insieme all’Egitto media sulla loro sorte, ha annunciato che “presto” verranno liberati gli stranieri. Cosa significa questo non è chiaro: potrebbe trattarsi della cinquantina di thailandesi, nepalesi e filippini rapiti insieme ai loro datori di lavoro israeliani. O magari anche degli israeliani con doppio passaporto, in particolare di donne, bambini e anziani, di cui si parla da giorni.