NEW YORK — Il presidente Joe Biden chiede una pausa umanitaria a Gaza per favorire la liberazione degli ostaggi, e rimanda il segretario di Stato Antony Blinken in Israele a negoziarla col premier Benjamin Netanyahu. L’occasione viene da un comizio nel Midwest, dove il capo della Casa Bianca rischia di perdere voti preziosi per la rielezione, in Stati come il Michigan dove la minoranza araba può risultare determinante l’anno prossimo.
La preoccupazione di Washington però va oltre i confini nazionali, e il freno ai militari nasce anche dalla necessità di evitare l’allargamento della guerra, salvare gli Accordi di Abramo e tenere in vita la trattativa per estenderli all’Arabia Saudita, facilitare l’espulsione dei leader di Hamas per ricostruire il governo a Gaza, rilanciare il negoziato per la creazione di uno Stato palestinese e contrastare la deriva anti-occidentale del Sud globale che aiuta l’autocrazia russa in Ucraina e quella cinese in tutto il mondo.
Mercoledì sera Biden…
NEW YORK — Il presidente Joe Biden chiede una pausa umanitaria a Gaza per favorire la liberazione degli ostaggi, e rimanda il segretario di Stato Antony Blinken in Israele a negoziarla col premier Benjamin Netanyahu. L’occasione viene da un comizio nel Midwest, dove il capo della Casa Bianca rischia di perdere voti preziosi per la rielezione, in Stati come il Michigan dove la minoranza araba può risultare determinante l’anno prossimo.
La preoccupazione di Washington però va oltre i confini nazionali, e il freno ai militari nasce anche dalla necessità di evitare l’allargamento della guerra, salvare gli Accordi di Abramo e tenere in vita la trattativa per estenderli all’Arabia Saudita, facilitare l’espulsione dei leader di Hamas per ricostruire il governo a Gaza, rilanciare il negoziato per la creazione di uno Stato palestinese e contrastare la deriva anti-occidentale del Sud globale che aiuta l’autocrazia russa in Ucraina e quella cinese in tutto il mondo.
Mercoledì sera Biden stava tenendo un comizio elettorale nel Minnesota, quando una persona dal pubblico gli ha urlato: «Come rabbino ho bisogno che lei chieda un cessate il fuoco, adesso». Invece di restare sorpreso, il presidente ha risposto così: «Penso che abbiamo bisogno di una pausa. Significa dare tempo per far uscire i prigionieri». Quindi ha rivelato che «avevo già convinto Bibi a una tregua» il 20 ottobre, per consentire le liberazione delle due prigioniere americane Judith e Natalie Raanan.
Sulle prime la Casa Bianca ha negato che fosse l’annuncio di un cambiamento di linea, ma il New York Times ha scritto che oggi Blinken arriverà in Israele proprio per negoziare con Netanyahu una serie di pause umanitarie, per favorire il rilascio degli ostaggi e la fuga verso l’Egitto dei cittadini stranieri. Sono diverse dal cessate il fuoco perché temporanee, non richiedono un negoziato con Hamas, e possono essere proclamate o revocate unilateralmente dallo Stato ebraico. Però rappresentano comunque un segnale utile agli obiettivi degli Usa.
Infatti ieri il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha confermato: «Stiamo esplorando l’idea di prendere tutte le pause necessarie per far uscire le persone da Gaza e far arrivare gli aiuti». Non un cessate il fuoco, perché aiuterebbe Hamas a riorganizzarsi, mentre le pause «non impediranno ad Israele di difendersi». Kirby ha detto che lo Stato ebraico «sta facendo sforzi per tentare di minimizzare le perdite civili», e ha aggiunto che Washington «non ha visto prove che Hezbollah sia pronta a muoversi con tutta la sua forza». Elemento chiave per evitare l’allargamento del conflitto all’Iran.
Netanyahu ieri è rimasto molto fermo: «Siamo al culmine della campagna, niente ci fermerà». Secondo il sito Politico, però, la Casa Bianca non è convinta che Bibi durerà ancora a lungo e sta già ragionando sui possibili successori, tra cui il ministro Benny Gantz e gli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid. Si considera poi l’utilità di concedere un salvacondotto ai leader superstiti di Hamas, affinché possano trasferirsi in Libano o altrove (Iran, Algeria, Tunisia), aprendo la porta al ritorno dell’Autorità palestinese per governare Gaza. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu intanto si lavora a una risoluzione sponsorizzata dai dieci membri non permanenti, che servirebbe a favorire le pause e la distribuzione degli aiuti umanitari, ma potrebbe anche diventare l’embrione del testo necessario a dare copertura legale alla forza internazionale, forse gestita dalla Lega Araba o dai Paesi della regione che hanno accordi di pace con Israele, per garantire la sicurezza nella Striscia durante la transizione verso il nuovo governo.
Biden ha bisogno di questi risultati a scopi di politica interna, in vista delle presidenziali e per vincere il braccio di ferro sugli aiuti a Israele e all’Ucraina con il nuovo Speaker della Camera repubblicano Mike Johnson. Ma vuole anche salvare gli Accordi di Abramo, con il Bahrein che ha richiamato l’ambasciatore da Israele, e la trattativa in corso con l’Arabia saudita.