Il vertice di guerra, Haniyeh a rapporto da Khamenei: l’Iran vuole un posto al tavolo dei grandi
dalla nostra inviata Gabriella ColarussoIsmail Haniyeh
BEIRUT – L’Iran muove le sue pedine, con le minacce e con la politica, giocando per avere un posto al tavolo dei grandi negoziati che si apriranno dopo la guerra per decidere chi governerà Gaza, una leva formidabile su Israele. A Teheran in questi giorni è arrivato Ismail Haniyeh, il capo politico di Hamas e ha incontrato la guida suprema, Ali Khamenei. La televisione di stato Irna ha diffuso la foto di rito: i due alleati uno di fronte all’altro in una stanza spoglia, l’arredamento modesto a sottolineare la vita umile dell’ayatollah e la foto di Khomeini, il padre della rivoluzione islamista, che domina la sala. La grammatica è quella dei vertici importanti, il resoconto ufficiale scarno: Haniyeh «ha informato Khamenei sugli ultimi sviluppi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania» e «l’ayatollah ha elogiato la fermezza e la resilienza del popolo di Gaza esprimendo un forte rammarico per i crimini del regime sionista, sostenuto direttamente da Washington e da alcuni Paesi occidentali…
BEIRUT – L’Iran muove le sue pedine, con le minacce e con la politica, giocando per avere un posto al tavolo dei grandi negoziati che si apriranno dopo la guerra per decidere chi governerà Gaza, una leva formidabile su Israele. A Teheran in questi giorni è arrivato Ismail Haniyeh, il capo politico di Hamas e ha incontrato la guida suprema, Ali Khamenei. La televisione di stato Irna ha diffuso la foto di rito: i due alleati uno di fronte all’altro in una stanza spoglia, l’arredamento modesto a sottolineare la vita umile dell’ayatollah e la foto di Khomeini, il padre della rivoluzione islamista, che domina la sala. La grammatica è quella dei vertici importanti, il resoconto ufficiale scarno: Haniyeh «ha informato Khamenei sugli ultimi sviluppi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania» e «l’ayatollah ha elogiato la fermezza e la resilienza del popolo di Gaza esprimendo un forte rammarico per i crimini del regime sionista, sostenuto direttamente da Washington e da alcuni Paesi occidentali».
Il vertice di Teheran arriva in un momento particolare del conflitto mentre il segretario di Stato Usa Blinken è impegnato in un denso tour diplomatico nelle capitali arabe e in Cisgiordania per avviare un percorso che porti alla tregua e all’inizio di una soluzione politica. L’orizzonte è quello dei due Stati, gli arabi sono pronti, ma è una prospettiva da sempre avversata dagli iraniani. Mohammad Sarfi, il direttore del giornale filogovernativo Teheran Times, lo ribadisce in un editoriale titolato “Le proposte vuote di Blinken”: sono stati gli americani di fatto a boicottare gli accordi di Oslo, premette, ma «se anche ci fosse questa soluzione, chi sarebbe disposto a cedere il 70% della propria terra agli occupanti e a vivere con loro? Un potenziale governo palestinese che faccia parte della soluzione dei due Stati non può che assomigliare all’Autorità Nazionale Palestinese e non sarà niente di più. Un’entità corrotta che non fa altro che sopprimere i resistenti». Per questo Teheran cerca di creare un fronte diplomatico alternativo a quello arabo.
Il ministro degli Esteri Abdollahian è stato in Turchia, fino all’altro ieri acerrimo avversario. Ha scritto per la seconda volta a Guterres, si è rivolto all’organizzazione per la cooperazione islamica chiedendo unità del mondo musulmano contro Israele, e persino alla organizzazione per la cooperazione di Shanghai, il summit delle potenze dell’Est - Russia, Cina, Asia centrale - chiedendo loro una condanna diretta ed esplicita “dei crimini sionisti”.
Ieri il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha parlato anche con il Papa: «Le brutali atrocità del regime sionista a Gaza rappresentano il più grande genocidio dell’intero secolo e un crimine contro l’umanità». Ma poi c’è la leva militare. Le milizie irachene filoiraniane continuano a colpire le basi americane e ad ammassarsi nella Siria del Sud pronte ad azioni contro Israele. In Libano gli scontri a fuoco tra l’Idf ed Hezbollah si sono intensificati al punto che il ministro iraniano Abdollahian ora avverte anche gli italiani: «Pensate ai vostri soldati lì».
Teheran vuole sedersi al tavolo, magari anche strappare concessioni sulle sanzioni, e del resto è difficile immaginare una pace duratura senza che la leadership del cosiddetto Asse della Resistenza venga coinvolta. Di questo è convinto il premier libanese, Mikati, che è amico personale di Abdollahian e ha avanzato un piano di pace in tre fasi: «Gli iraniani faranno parte di una pace globale», ha dichiarato. «Se raggiungiamo un accordo sulla pace internazionale e globale, sono sicuro che Hezbollah e Hamas deporranno le armi».