La “conferenza stampa” dei ragazzini nell’ospedale al-Shifa di Gaza: “Vogliamo vivere”
di Sami al-AjramiDEIR EL BALAH – Un bambino di circa 11 anni, con indosso una maglia scura con un panda disegnato sopra, legge tutto d’un fiato da un foglio, prima in arabo e poi in inglese: così veloce che quasi non ti accordi del cambio di lingua. Ogni tanto il respiro gli manca, ma non si ferma: “Dal 7 ottobre abbiamo subito massacri, uccisioni, bombe cadute sulle nostre teste. Tutto questo sotto gli occhi del mondo. Dicono che uccidono i combattenti, ma stanno uccidendo la gente di Gaza, i loro sogni e il loro futuro”. La telecamera è fissa su di lui e sul gruppo di coetanei che lo circondano, qualcuno più grande, molti più piccini.
L’hanno chiamata la “conferenza stampa dei bambini”. Organizzata all’ospedale al-Shifa di Gaza dopo la quotidiana comunicazione del portavoce del Ministero della Sanità sul bollettino dei morti. Certo, un intervento organizzato a tavolino. Eppure qui nella Striscia non c’è un solo bambino che non direbbe le stesse cose, che non piange per gli stessi motivi: "L'occ…
DEIR EL BALAH – Un bambino di circa 11 anni, con indosso una maglia scura con un panda disegnato sopra, legge tutto d’un fiato da un foglio, prima in arabo e poi in inglese: così veloce che quasi non ti accordi del cambio di lingua. Ogni tanto il respiro gli manca, ma non si ferma: “Dal 7 ottobre abbiamo subito massacri, uccisioni, bombe cadute sulle nostre teste. Tutto questo sotto gli occhi del mondo. Dicono che uccidono i combattenti, ma stanno uccidendo la gente di Gaza, i loro sogni e il loro futuro”. La telecamera è fissa su di lui e sul gruppo di coetanei che lo circondano, qualcuno più grande, molti più piccini.
L’hanno chiamata la “conferenza stampa dei bambini”. Organizzata all’ospedale al-Shifa di Gaza dopo la quotidiana comunicazione del portavoce del Ministero della Sanità sul bollettino dei morti. Certo, un intervento organizzato a tavolino. Eppure qui nella Striscia non c’è un solo bambino che non direbbe le stesse cose, che non piange per gli stessi motivi: "L'occupazione ci sta affamando. Non troviamo acqua, cibo e beviamo acqua inutilizzabile. Siamo qui per chiedere a voce alta di proteggerci”.
Alla spalle del bambino, il caos di al-Shifa: 60mila pazienti e un formicaio di umanità che ha cercato rifugio alle bombe dentro le pareti di questa struttura sanitaria che per Israele farebbe da scudo a un commando di Hamas, nelle viscere della terra sotto malati, profughi e appunto bambini. Il piccolo con la maglietta con il panda quasi grida quando dice: “Vogliamo vivere, vogliamo la pace”. E aggiunge: “Vogliamo che chi ha ucciso i bambini venga processato. Vogliamo medicine, cibo e istruzione e vogliamo vivere come tutti gli altri bambini”.
I bambini. Save the Children e altre organizzazioni internazionale indicano in più di 4mila quelli morti dall’inizio dell’offensiva sulla Striscia. Per il segretario generale dell’Onu António Guterres Gaza è addirittura diventata il “cimitero dei bambini”.
Ad Al-Shifa ci sono anche centinaia di neonati. Le loro culle sono alimentate con pannelli solari, ma ieri sembra siano stati bombardati insieme ad altre strutture sui tetti di Gaza. L’esercito israeliano ha smentito, ma erano visibili i segni di attacchi su molti piani alti di edifici della Striscia. Sicuramente i bambini qui sono più esposti. E per noi genitori non c’è un posto sicuro in cui proteggerli.