Kiev, “vertice di pace a inizio ’24” Ma gli alleati guardano ad aprile
dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Sulle scrivanie del quartier generale della Nato a Bruxelles c’è una data cerchiata in rosso: 4 aprile 2024. Quel giorno si riunirà il Consiglio Atlantico e si svolgeranno le cerimonie per il 75esimo anniversario dell’Alleanza. Ma al di là del dato storico, nelle discussioni informali tra gli alleati viene considerata anche l’occasione migliore per un salto avanti nel percorso di pace in Ucraina. Un appuntamento che gli americani potrebbero utilizzare per avviare una prima concreta trattativa. Il giro di boa della guerra. La svolta diplomatica potrebbe partire da lì. E non a caso la proposta rilanciata ieri dal presidente ucraino Zelensky di organizzare per il prossimo febbraio un vertice globale per la pace, venga considerato da Washington e dai partner occidentali a dir poco prematura. Per una serie di motivi: politici e militari.
In primo luogo perché i vertici preparatori degli sherpa ospitati a Gedda, Copenaghen e per ultimo a Malta (due settimane fa) hanno for…
BRUXELLES - Sulle scrivanie del quartier generale della Nato a Bruxelles c’è una data cerchiata in rosso: 4 aprile 2024. Quel giorno si riunirà il Consiglio Atlantico e si svolgeranno le cerimonie per il 75esimo anniversario dell’Alleanza. Ma al di là del dato storico, nelle discussioni informali tra gli alleati viene considerata anche l’occasione migliore per un salto avanti nel percorso di pace in Ucraina. Un appuntamento che gli americani potrebbero utilizzare per avviare una prima concreta trattativa. Il giro di boa della guerra. La svolta diplomatica potrebbe partire da lì. E non a caso la proposta rilanciata ieri dal presidente ucraino Zelensky di organizzare per il prossimo febbraio un vertice globale per la pace, venga considerato da Washington e dai partner occidentali a dir poco prematura. Per una serie di motivi: politici e militari.
In primo luogo perché i vertici preparatori degli sherpa ospitati a Gedda, Copenaghen e per ultimo a Malta (due settimane fa) hanno fornito esiti negativi o irrilevanti. Nella capitale danese hanno partecipato 15 Paesi, nella città saudita 43 (con la novità della presneza cinese) e nell’isola maltese 66, ma senza la Cina e la stessa Russia. Anzi, proprio a Malta il fronte pro-Kiev ha avuto la dimostrazione di quanto sia difficile intavolare un negoziato. Il summit è stato alla fine controproducente. In discussione c’erano 5 dei dieci punti del piano di pace firmato da Zelensky: i pericoli nucleari, la crisi energetica, l’emergenza alimentare, lo scambio dei prigionieri e infine la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Conclusione: spaccatura quasi verticale proprio sull’ultima questione, quella più delicata. I Paesi del G7 da una parte e quelli del Sud globale dall’altra. Nonostante la mediazione del segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin. Insomma il tema dell’indivisibilità dell’Ucraina è vissuta in maniera diversa alle diverse latitudini del mondo.
Aspettare aprile, allora, viene considerato più prudente. Anche dal punto di vista militare. Fino ad allora difficilmente la battaglia produrrà risultati concreti: prima il ghiaccio, poi il fango bloccherà le operazioni di entrambi gli eserciti. Senza contare che in Europa qualche difficoltà sta emergendo. Mai esplicita ma sempre più evidente. Lunedì prossimo, ad esempio, si riunirà il consiglio dei ministri Ue degli Esteri e appare improbabile l’approvazione del nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Inoltre dei 20 miliardi chiesti dall’Alto Rappresentante, Josep Borrell al momento non c’è traccia. E del milione di munizioni promesse a Zelensky entro marzo per ora ne sono state consegnate 300 mila. Per non parlare del veto che l’Ungheria intende opporre all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione.
Nel frattempo la Nato dovrà fare i conti anche con l’agitazione della Turchia, unico membro musulmano dell’Alleanza, che si sta ritagliando un ruolo sia rispetto alla Russia sia nel conflitto in Israele. Il 26 novembre si riuniranno i ministri della Difesa dell’Organizzazione: all’ordine del giorno ci sarebbe l’ingresso della Svezia, ma allo stato non c’è alcuna certezza che il Parlamento turco dia il suo via libera entro quella data.
Almeno qualche mese, dunque, è ancora necessario. Ma per aprile i segnali trasmessi dagli Usa agli alleati Nato stanno cambiando segno. Al punto che molti iniziano a parlare esplicitamente di una possibile iniziativa diplomatica degli States da inquadrare nel corso dei festeggiamenti per 75 anni della Nato. Un periodo adeguato per far maturare alcune consapevolezze e anche per consentire a Joe Biden di affrontare la sua campagna elettorale cercando di sgombrare il campo dalle “spine” ucraine. Per il presidente statunitense, infatti, l’impegno a favore di Kiev potrebbe diventare un punto debole nella sfida ai repubblicani. In particolare se il candidato fosse Donald Trump. Che in caso di vittoria consegnerebbe quasi immediatamente l’Ucraina a Mosca assestando uno schiaffo al fronte occidentale.
Infine sta emergendo un altro fattore che ruota interamente intorno al Cremlino e che spinge a non fare mosse azzardate fino alla prossima primavera. Putin ha di recente deratificato il Trattato che vietava i test nucleari. Segnale certo non incoraggiante. Ma soprattutto il prossimo 17 marzo si terranno le elezioni presidenziali in Russia. E lo “Zar” di Mosca fino alla sua rielezione difficilmente sarà disponibile a qualsiasi tipo di negoziato.