L’ultimo oltraggio di Putin. Il decreto di grazia per il killer di mia madre
di Vera PolitkovskajaÈ successo esattamente quello che mi stavo aspettando da quando i primi detenuti delle carceri russe, intenti a combattere contro l’Ucraina per “espiare la propria colpa”, hanno ricevuto la grazia dal presidente russo Vladimir Putin.
Uno degli artefici dell’omicidio di mia madre, Anna Politkovskaja, condannato a 20 anni di prigione, Sergej Khadzhikurbanov, è stato graziato dopo sei mesi di servizio militare in Ucraina tra le file dei soldati russi. A noi, alla mia famiglia, nessuno ha comunicato nulla. Se non fosse stato per i notiziari, non lo avremmo mai saputo. Ma chi è e cos’altro ha fatto nella sua vita Khadzhikurbanov? È un ex capitano della milizia per la lotta alla criminalità organizzata di Mosca. La prima condanna gli fu inflitta per abuso d’ufficio ma, nonostante abbia scontato la pena in una colonia, è riuscito a proseguire l’attività criminale in un gruppo che si occupava di omicidi su commissione, estorsione e affari loschi nel settore edile.
Era tornato a piede libero…
È successo esattamente quello che mi stavo aspettando da quando i primi detenuti delle carceri russe, intenti a combattere contro l’Ucraina per “espiare la propria colpa”, hanno ricevuto la grazia dal presidente russo Vladimir Putin.
Uno degli artefici dell’omicidio di mia madre, Anna Politkovskaja, condannato a 20 anni di prigione, Sergej Khadzhikurbanov, è stato graziato dopo sei mesi di servizio militare in Ucraina tra le file dei soldati russi. A noi, alla mia famiglia, nessuno ha comunicato nulla. Se non fosse stato per i notiziari, non lo avremmo mai saputo. Ma chi è e cos’altro ha fatto nella sua vita Khadzhikurbanov? È un ex capitano della milizia per la lotta alla criminalità organizzata di Mosca. La prima condanna gli fu inflitta per abuso d’ufficio ma, nonostante abbia scontato la pena in una colonia, è riuscito a proseguire l’attività criminale in un gruppo che si occupava di omicidi su commissione, estorsione e affari loschi nel settore edile.
Era tornato a piede libero nel 2006, non molto prima che arrivasse quel giorno così infausto per la nostra famiglia. Non ha fatto neanche in tempo a scontare metà della sua detenzione, che ha avuto l’occasione di “espiare la propria colpa” sfruttando le opportunità offerte dalla carriera militare: ha iniziato a prestare servizio come comandante delle forze di ricognizione e ha proseguito il suo percorso a capo di un battaglione. Ora ha firmato un contratto con il Ministero della difesa ed è partito a combattere in Ucraina come volontario. Non escludo che sentiremo ancora parlare di lui: forse insignito del titolo di “eroe della Russia” per l’abnegazione dimostrata per amore della patria…
Per quanto possa essere amaro riconoscere che sia la realtà, che uno dei mandanti dell’omicidio di mia madre sia stato graziato da Putin, sono costretta a riconoscere che è esattamente così che funziona il nuovo ascensore sociale della Russia, gettonatissimo da delinquenti, sadici, deviati, violentatori e assassini. Da tutti quelli che non hanno niente da perdere e che si ritrovano davanti a un bivio: scegliere la strada della putrefazione in galera o andare in guerra. Per essere nuovamente liberi.
Uno dei casi recenti riguarda l’ennesimo sadico assassino. Anche lui ha ritrovato una vita dopo aver ricevuto il foglietto bianco ed essere partito per la guerra. Non troppo tempo addietro aveva dimostrato tutta la sua efferatezza uccidendo la sua ex ragazza, Vera Pechteleva, di 23 anni. Quella sera, quando è ritornata nell’appartamento a recuperare le sue cose, lui si trovava già là. L’ha aggredita verbalmente per ore, tanto che i vicini hanno sentito le urla e hanno chiamato la polizia. Che non è mai arrivata. Nel frattempo, il criminale l’ha soffocata con la corda del ferro da stiro, l’ha violentata e ferita ripetutamente. Vedendo che la polizia non arrivava, i vicini hanno sfondato la porta ma era ormai tardi: la ragazza era morta e l’omicida stava bevendo vodka. Nel luglio del 2022 lo hanno condannato a 17 anni. Ma non ha dovuto stare molto in gattabuia, visto che è partito per il fronte ucraino dove ha potuto affinare le sue abilità da omicida.
(traduzione di Andrea Bertazzoni)
Chi ora, dopo la prigione, la guerra o la grazia, è tornato in libertà potrà sfruttare notevoli opportunità di cui la maggior parte dei nostri connazionali non può godere. Come hanno dichiarato diversi politici e funzionari russi, loro (questi banditi e malfattori) «stanno espiando i propri reati con il sangue sul campo di battaglia», dopo sei mesi ricevono la grazia dal presidente e i loro precedenti vengono annullati. Si ritrovano dunque in libertà non come ex criminali, ma come veterani dell’operazione militare speciale.
Potranno d’ora in poi ricevere garanzie e agevolazioni da parte dello Stato, che sono solitamente appannaggio di chi aveva partecipato in passato a guerre e a conflitti armati. Oltre a diverse indennità di pensione, facilitazioni in ambito lavorativo, punti nella graduatoria per accedere a un’istruzione di secondo grado, i veterani hanno anche cominciato a insegnare nelle scuole russe, in modo da “tramandare la loro esperienza” alle generazioni giovani. Sono spesso coinvolti nella attività educative, di confronto con gli alunni, in cui possono raccontare la loro esperienza al fronte, insegnare ai bambini ad “amare la propria patria” e spingere i più giovani a seguire le loro orme.
Le scuole russe hanno cominciato a organizzare eventi speciali per consegnare alla storia gli eroi caduti durante l’operazione militare speciale in Ucraina. Le pareti delle scuole vengono tappezzate con i loro ritratti e le classi sono munite ora di banchi speciali, sui quali avevano studiato un tempo gli eroi, mentre ora sono riservati solamente agli alunni migliori. I funzionari di numerose regioni russe hanno dichiarato con orgoglio che alcuni dei soldati dell’operazione militare speciale ora stanno studiando e potrebbero diventare un giorno i presidi di queste scuole. Secondo i funzionari, questa sarebbe una sana riabilitazione dei combattenti e un modo adeguato a trovare loro un’occupazione.
Queste persone, a cui il destino avrebbe dovuto riservare severe condizioni di detenzione, rientrano a far parte della vita attiva della società. Le scuole e le università, zeppe di veterani, stanno diventando i veri luoghi di formazione delle nuove generazioni. Come saranno da grandi i bambini russi di oggi che in così tenera età sono esposti a questo trattamento?
Ecco la storia di alcuni di coloro che hanno “pagato col sangue per i crimini commessi” e che sono già potuti tornare alla loro vita quotidiana. All’inizio di maggio nella regione di Novosibirsk era stato arrestato un ex mercenario della Wagner. L’imputato era stato reclutato dopo essere stato ripescato da una colonia penale. Dopo i sei mesi al fronte, ha ricevuto la grazia. Era stato arrestato per sospetto stupro di due alunne, di 10 e 12 anni. Nella Repubblica di Carelia, accusati di aver assassinato sei persone, sono stati fermati due ex galeotti, da poco rientrati dall’Ucraina, rei di aver sgozzato 5 uomini e una donna. Entrambi gli uomini, prima di finire in guerra, erano stati condannati per aver commesso omicidi, rapine, stupri. Dal momento che stavano scontando la pena in prigione, li hanno arruolati e mandati al fronte. Perché potessero essere graziati e rilasciati.
A fine marzo, in un villaggio della regione di Kirov, era stato arrestato un altro ex detenuto appena tornato dall’Ucraina, accusato di aver ucciso una donna di 85 anni. Poco prima di commettere l’omicidio, l’uomo era protagonista di un servizio di una tv locale, in cui i gli abitanti del villaggio si lamentavano dell’atmosfera di paura in cui era piombata la comunità dopo il ritorno del veterano. Una delle intervistate riportava che il galeotto graziato aveva iniziato a bere e si aggirava per il villaggio con martello e falce urlando «Vi ammazzo tutti! Farò fuori tutte le vostre famiglie!».
Potrei andare avanti a scrivere tante pagine di esempi analoghi, perché il numero di incidenti di questo tipo è direttamente proporzionale al numero di persone che torna dalla guerra. Ho difficoltà a immaginarmi cosa frulli nella testa di Putin quando firma l’ennesimo decreto per graziare qualche bandito, assassino o stupratore. Perché apponendo la sua firma si assume la responsabilità di quello che questi personaggi commetteranno. Ma forse ormai ci ha fatto l’abitudine, visti tutti i crimini di cui dovrà rispondere. Uno in più o uno in meno. Che differenza fa?