G20, il vertice dei Grandi riapre le porte a Putin. Niente invito per Kiev
dal nostro inviato Paolo BreraKIEV — Per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina il presidente russo Vladimir Putin sarà seduto a parlare con i leader occidentali, sia pure in videoconferenza. Accadrà mercoledì prossimo al summit virtuale del G20 organizzato dall’India di Modi, che celebra così la prossima fine del suo mandato come presidente di turno passando il testimone al Brasile di Lula. Non è una svolta — le svolte avvengono sui contenuti, e in questa sede sarà estremamente improbabile — ma la portata simbolica è enorme, e lascia Kiev senza fiato.
La presenza di Putin, annunciata dalla tv di Stato russa, non è stata smentita dagli organizzatori. I leader dei Paesi europei nel G20 — Italia, Francia e Germania — hanno già fatto sapere che «non modificheranno i propri piani», e dunque ci saranno. Così come saranno presenti il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, reduce dal recente abbraccio col presidente Zelensky a Kiev.
Ma Zelen…
KIEV — Per la prima volta dall’invasione dell’Ucraina il presidente russo Vladimir Putin sarà seduto a parlare con i leader occidentali, sia pure in videoconferenza. Accadrà mercoledì prossimo al summit virtuale del G20 organizzato dall’India di Modi, che celebra così la prossima fine del suo mandato come presidente di turno passando il testimone al Brasile di Lula. Non è una svolta — le svolte avvengono sui contenuti, e in questa sede sarà estremamente improbabile — ma la portata simbolica è enorme, e lascia Kiev senza fiato.
La presenza di Putin, annunciata dalla tv di Stato russa, non è stata smentita dagli organizzatori. I leader dei Paesi europei nel G20 — Italia, Francia e Germania — hanno già fatto sapere che «non modificheranno i propri piani», e dunque ci saranno. Così come saranno presenti il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, reduce dal recente abbraccio col presidente Zelensky a Kiev.
Ma Zelensky al summit in cui si parlerà anche di Ucraina non è stato invitato, così come non lo fu al precedente G20 di inizio settembre a Delhi. Era in presenza, e non parteciparono né il leader cinese Xi né lo stesso Putin, inseguito dall’ordine di arresto spiccato a marzo dalla Corte penale internazionale. Ma il risultato fu una dichiarazione finale, firmata anche dai rappresentanti cinese e russo, che gelò le aspettative di Kiev. Prescrive che «tutti gli Stati devono astenersi dal minacciare o usare la forza» contro «l’integrità territoriale e la sovranità o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato», ma lo fa senza condannare la Russia per l’aggressione.
Il clima internazionale stava cambiando, e Kiev ne fu subito conscia. Nel precedente vertice di Bali, a novembre dello scorso anno, Zelensky era stato uno dei protagonisti. Si era potuto permettere di minacciare che non avrebbe partecipato, se fosse stato presente Putin. E proprio in quell’occasione il presidente ucraino lanciò la sua Proposta di pace in dieci punti che da allora costituisce l’architrave della strategia di Kiev per uscire dalla guerra. Il caposaldo è che Mosca, il Paese aggressore, non sia ammessa alle trattative. Potrebbe solo ratificare l’accordo siglato dall’Ucraina con il resto del mondo. Cioè la vittoria di Kiev sul campo, ottenuta grazie agli aiuti militari e finanziari dei partner, ricacciando i russi ai confini del 1991 e liberando i territori occupati e la Crimea.
Quel piano di pace così ambizioso, che ancora oggi è ufficialmente sul tavolo, è passato indenne al summit Ue del 3 febbraio, è sopravvissuto al mezzo flop di Copenaghen il 25 giugno ed è stato rilanciato con successo a inizio agosto a Gedda. Poi il vento è cambiato.
La controffensiva impantanata in una logorante guerra di trincee senza vincitori né vinti, lo scontro delicatissimo tra potere politico e vertici militari, la crisi mediorientale, la strettoia elettorale negli Usa... L’ultima uscita pubblica della Formula di pace di Zelensky, il 28 ottobre a Malta, è stata un nuovo flop. Nei gruppi di lavoro che affrontano i singoli capitoli del piano lo scetticismo è consolidato: «Alcuni punti convengono a tutti — spiegano fonti che vi prendono parte — come lo scambio dei prigionieri e il rientro dei bambini. Ma come può essere costretta la Russia a firmare l’abbandono della Crimea?».
Mercoledì ci saranno anche il leader dell’Unione africana, 9 Paesi ospiti e 11 organizzazioni internazionali. Il significato non scritto di questo G20, dopo il faccia a faccia tra Biden e Xi, è che il tavolo in cui cercare una via d’uscita alla crisi per la guerra in Ucraina dovrà allargarsi, e Mosca può essere indotta a pagare per i crimini commessi ma non ostracizzata per sempre. Per la presidenza ucraina — in calo di consensi tra corruzione e promesse non mantenute — è un colpo durissimo.