Elezioni in Olanda, il trionfo dell’estrema destra di Wilders. “Ridaremo il Paese agli olandesi, governeremo”. I risultati definitivi
di Daniele Castellani PerelliAncora lui. Geert Wilders, l’estremista di destra anti-islamico, anti-Ue e filorusso, è a sorpresa il trionfatore delle elezioni olandesi. Wilders ha dichiarato che “gli olandesi hanno parlato e detto che ne hanno abbastanza”: “Riconsegneremo il Paese agli olandesi e fermeremo lo tsunami dei migranti. Ora è il tempo degli accordi tra i partiti, ma non potremo essere ignorati, sarebbe molto antidemocratico. Governeremo”.
I risultati definitivi
I risultati hanno confermato gli exit poll. Il suo Pvv, il Partito per la libertà, ha conquistato 37 seggi sui 150 totali della Camera Bassa (erano 17 nel 2021), contro i 25 della coalizione di sinistra Laburisti-Verdi de…
Ancora lui. Geert Wilders, l’estremista di destra anti-islamico, anti-Ue e filorusso, è a sorpresa il trionfatore delle elezioni olandesi. Wilders ha dichiarato che “gli olandesi hanno parlato e detto che ne hanno abbastanza”: “Riconsegneremo il Paese agli olandesi e fermeremo lo tsunami dei migranti. Ora è il tempo degli accordi tra i partiti, ma non potremo essere ignorati, sarebbe molto antidemocratico. Governeremo”.
I risultati definitivi
I risultati hanno confermato gli exit poll. Il suo Pvv, il Partito per la libertà, ha conquistato 37 seggi sui 150 totali della Camera Bassa (erano 17 nel 2021), contro i 25 della coalizione di sinistra Laburisti-Verdi dell’ex Commissario Ue Frans Timmermans e i 24 dei liberal-conservatori Vvd, la formazione che con Mark Rutte ha governato i Paesi Bassi per gli ultimi 13 anni e che da luglio è guidata da Dilan Yesilgoz-Zegerius, ministra della Giustizia nata in Turchia: rispetto al 2021 ha perso dieci seggi. Si ferma invece a 20 seggi il Nuovo Contratto Sociale di quello che è stato considerato il grande fenomeno della campagna elettorale, il centrista Pieter Omtzigt, che dopo esser stato a lungo in testa ai sondaggi ha pagato il suo essersi detto disponibile solo in extremis a diventare primo ministro.
L’“impresentabile” Geert Wilders, dunque, guiderà le danze nella formazione del governo di quella che è la quinta economia dell’Ue, un Paese che a Bruxelles negli anni di Rutte è stato cruciale nei negoziati sulle finanze e i fondi comunitari e sui migranti.
Le idee di Wilders
Wilders, 63 anni, cattolico, ha fondato nel 2006 il Pvv, che a Strasburgo è alleato del Rassemblement di Marine Le Pen, dell’Afd tedesca e della Lega di Matteo Salvini, che si è subito congratulato con lui e gli ha dato appuntamento a Firenze per il 3 dicembre, in un incontro comune in vista delle Europee. Wilders è diventato famoso presso l’opinione pubblica internazionale nel 2008 con il suo controverso film anti-islamico, Fitna, e per la battaglia per la messa al bando del Corano, che ha paragonato al Mein Kampf. Un altro aspetto molto discusso sono i suoi legami con la Russia.
Con chi potrebbe governare Wilders
Nel 2010 il suo partito appoggiò il primo governo Rutte, un esecutivo di minoranza di centrodestra a cui tolse però il sostegno dopo due anni. Da allora è stato creato una sorta di cordone sanitario nei suoi confronti. Ma qualcosa è cambiato. Negli ultimi tempi ha mostrato il desiderio di andare al governo, perché forse, dopo tanti anni, è la sua ultima chance. A chi gli faceva notare che il centrista Omtzigt si diceva contrario ad allearsi con lui, Wilders rispondeva: “Devo convincerlo”. E sulle sue idee islamofobe ha detto che ora “non sono la priorità”. Nel suo programma ci sono ancora il bando del Corano e la chiusura delle moschee, ma negli ultimi mesi ha parlato di più di sanità e lotta all’inflazione e ora dice che governerà nel nome di tutti: “Non importa da dove vieni e quale sia la tua fede”.
Ma soprattutto non c’è più Rutte. E la sua erede, l’ambiziosa Yesilgoz, ha aperto a una possibile alleanza post-elettorale, escludendo però che sia lui, troppo malvisto a livello internazionale, a fare il premier. Altre formazioni che potrebbero essere interessate sono i populisti del Partito dei contadini (7 seggi) e il Forum per la democrazia (3, di estrema destra). Ma non basterebbero. Servono 76 seggi. I giochi sono aperti. E potrebbero durare a lungo. L’ultima volta sono serviti 271 giorni per formare il governo. Il centrista Omtzigt festeggia il proprio risultato e si dice pronto a “guidare”. Yesilgoz pensa che “Wilders non sarà in grado di formare una maggioranza, ma ora è il suo turno e deve dimostrare di poterlo fare”. C’è tempo, e ci sono i numeri, anche per una Grande Coalizione di quattro o più partiti che faccia proprio quello che teme Wilders. Lo ignori. Ma sembra a questo punto davvero molto difficile.