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Siti porno, escort e auto, i guai fiscali di Hunter minacciano Joe Biden

(reuters)

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I repubblicani vogliono affossare il presidente usando lo scandalo della maxi-detrazione per l’intrattenimento erotico tentata dal figlio
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NEW YORK — Tra le altre cose, Hunter Biden ha investito anche 188.960 dollari in porno e 683.212 per “pagamenti a varie donne”, cercando poi di farle passare come legittime spese detraibili della sua compagnia. Per questo, o meglio per il tentativo di evadere le tasse, ora rischia una condanna fino a 17 anni di prigione, dopo l’incriminazione per nove capi d’accusa ricevuta da un Grand Jury della California. Ma al di là dei suoi limiti personali, peraltro già abbondantemente noti da tempo, la vera posta in palio è la presidenza di suo padre, perché i repubblicani adesso cercheranno in ogni modo di collegare Joe alle malefatte del figlio, per arrivare all’impeachment o comunque far deragliare la sua campagna per la rielezione.

Hunter ha 53 anni e una…

NEW YORK — Tra le altre cose, Hunter Biden ha investito anche 188.960 dollari in porno e 683.212 per “pagamenti a varie donne”, cercando poi di farle passare come legittime spese detraibili della sua compagnia. Per questo, o meglio per il tentativo di evadere le tasse, ora rischia una condanna fino a 17 anni di prigione, dopo l’incriminazione per nove capi d’accusa ricevuta da un Grand Jury della California. Ma al di là dei suoi limiti personali, peraltro già abbondantemente noti da tempo, la vera posta in palio è la presidenza di suo padre, perché i repubblicani adesso cercheranno in ogni modo di collegare Joe alle malefatte del figlio, per arrivare all’impeachment o comunque far deragliare la sua campagna per la rielezione.

Hunter ha 53 anni e una vita assai complicata alle spalle. Aveva sofferto più del fratello maggiore Beau la morte della madre Neilia in un’incidente automobilistico, e non è mai riuscito a costruirsi la vita che tutti si sarebbero aspettati dal figlio di un importante senatore, vicepresidente e presidente degli Stati Uniti. Matrimoni falliti, figli illegittimi mai riconosciuti, attività professionali mai decollate, e poi droga, armi, persino una relazione con l’ex moglie del fratello stroncato da un cancro al cervello.

Tutti questi nodi sono arrivati al pettine, quando nel 2018 il procuratore David Weiss è stato incaricato dall’amministrazione Trump di investigare su di lui, e poi è stato lasciato al suo posto da quella di Biden. Sapendo di aver sbagliato, e volendo proteggere il padre dagli effetti dei propri errori, Hunter aveva negoziato un accordo con Weiss in cui ammetteva di aver usato droghe quando aveva acquistato illegalmente armi in Delaware, più due piccole infrazioni fiscali, pur di non andare a processo. Ma la giudice federale Maryellen Noreika, nominata da Trump, aveva rifiutato di suggellare l’intesa fra le parti riaprendo il procedimento. Così il 14 settembre scorso Hunter è stato incriminato in Delaware per tre violazioni delle leggi sull’acquisto delle armi, e giovedì in California per nove reati fiscali.

Le 56 pagine dell’Indictment sono imbarazzanti, perché dipingono un adulto completamente irresponsabile, che buttava soldi presi in prestito per affittare Lamborghini, mentre mentiva alla ex moglie sul fatto di aver pagato le tasse. In totale, ha evaso pagamenti per 1,4 milioni di dollari tra il 2016 e il 2019. Il problema è che molti dei soldi buttati li aveva guadagnati sedendo nel consiglio di amministrazione di Burisma, la principale compagnia energetica ucraina che lo aveva assunto quando Joe era il vicepresidente incaricato di gestire i rapporti con Kiev, o dai cinesi di Cefc.

I repubblicani indagano da tempo e ora si apprestano ad approvare alla Camera l’avvio formale dell’inchiesta di impeachment, perché sperano di trovare le prove che Biden aveva beneficiato economicamente dalle attività del figlio, o quanto meno le aveva favorite.

Il presidente ha sempre difeso Hunter, l’ultima volta pochi giorni fa, ripetendo che «mio figlio non ha fatto nulla di male e io sono orgoglioso di lui». Molti genitori forse si riconoscono nella tragedia di un padre alle prese con le dipendenze della prole, e magari apprezzano la sua fortitudine. Altra cosa però sarebbe la copertura di reati. Hunter lo ha capito e ha commentato così: «I repubblicani puntano a distruggere la presidenza. Vogliono uccidermi, perché sanno che così infliggerebbero a mio padre un dolore più forte di quanto potrebbe sopportare».

Probabilmente ha ragione, ma ormai il danno irreparabile lo ha già fatto. Quando i repubblicani presero di mira Hillary Clinton, sfruttando la tragedia di Bengasi per metterla sotto inchiesta, furono così determinati nel perseguire l’obiettivo che alla fine trovarono qualcosa di completamente scollegato dal fatto, cioè l’uso delle mail private, per far deragliare comunque la sua corsa alla Casa Bianca. La battaglia ora è tutta qui. Se la vicenda resterà circoscritta agli errori di Hunter e lui verrà condannato, sarà imbarazzante ma non letale per Joe, che anzi potrebbe dimostrare la sua rettitudine rispetto agli imbrogli di Trump. Se però i repubblicani troveranno un legame, o un qualsiasi elemento che coinvolga il padre, la sua presidenza rischia di finire.

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