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Xi Jinping in Vietnam per contrastare l’influenza Usa: “Pronti a una comunità con futuro condiviso”

Dopo sei anni di assenza, il leader cinese è arrivato nel Paese del Sudest asiatico per cementare i rapporti, siglati accordi dal digitale ai pattugliamenti marittimi congiunti
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PECHINO - Nihao Vietnam. A tre mesi di distanza dal viaggio del presidente statunitense Joe Biden, ora tocca a Xi Jinping sbarcare ad Hanoi per assicurarsi che il vicino comunista non sbandi troppo dalla parte “sbagliata”. Dopo sei anni di assenza, il leader cinese è arrivato nel Paese del Sudest asiatico per una due-giorni di incontri per cementare i rapporti e portarli ad un più alto livello. Per contrastare l’influenza americana in un Paese diventato strategico nelle catene di approvvigionamento globale non solo per le aziende occidentali che stanno diversificando dalla Cina ma anche per gli stessi produttori cinesi.

Ben 37 gli accordi firmati: memorandum d'intesa sulla cooperazione in materia di comunicazione e trasformazione digitale (il contenuto non è ancora noto ma potrebbe includere infrastrutture come le reti 5G e i cavi in fibra ottica sottomarini); nuove linee ferroviarie; un piano triennale per incrementare gli scambi commerciali; e, in un segnale di possibile distension…

PECHINO - Nihao Vietnam. A tre mesi di distanza dal viaggio del presidente statunitense Joe Biden, ora tocca a Xi Jinping sbarcare ad Hanoi per assicurarsi che il vicino comunista non sbandi troppo dalla parte “sbagliata”. Dopo sei anni di assenza, il leader cinese è arrivato nel Paese del Sudest asiatico per una due-giorni di incontri per cementare i rapporti e portarli ad un più alto livello. Per contrastare l’influenza americana in un Paese diventato strategico nelle catene di approvvigionamento globale non solo per le aziende occidentali che stanno diversificando dalla Cina ma anche per gli stessi produttori cinesi.

Ben 37 gli accordi firmati: memorandum d'intesa sulla cooperazione in materia di comunicazione e trasformazione digitale (il contenuto non è ancora noto ma potrebbe includere infrastrutture come le reti 5G e i cavi in fibra ottica sottomarini); nuove linee ferroviarie; un piano triennale per incrementare gli scambi commerciali; e, in un segnale di possibile distensione sulle dispute marittime, l’intesa per pattugliamenti congiunti nel Golfo del Tonchino.

A metà della sua missione, Xi può dirsi soddisfatto a metà. Mancano ancora accordi sui minerali critici e sulle terre rare, per i quali Xi aveva sollecitato una maggiore cooperazione alla vigilia del suo viaggio con un editoriale sul giornale del Partito vietnamita in cui affermava che "il futuro dell'Asia è nelle mani di nessun altro se non degli asiatici”, velato ma nemmeno troppo riferimento alle ambizioni americane.

A settembre era stato Biden ad andare in Vietnam, elevando lo status del Paese a "partner strategico globale” per gli Usa: lo stesso trattamento diplomatico che Pechino ha fin qui riservato ad Hanoi. Xi doveva dunque andare oltre, superando Washington, facendo pressioni per far entrare Vietnam e Cina nella definizione molto cara a Pechino di “comunità dal destino condiviso”. Risultato in qualche modo raggiunto, con un compromesso linguistico, a quanto si legge dal comunicato congiunto firmato da Xi e dal leader del Partito comunista vietnamita Nguyen Phu Trong.

Le diplomazie dei due Paesi hanno discusso per mesi su questo termine, dopo l'iniziale riluttanza di Hanoi a usarlo per non appiattirsi troppo sul vicino cinese. I due Paesi hanno dichiarato di voler rafforzare i legami e costruire “una comunità con un futuro condiviso”, termine considerato meno impegnativo. Sottigliezze linguistiche che mantengono il Vietnam saldamente ancorato alla sua “diplomazia del bambù”: radici solide ma rami flessibili. Tradotto: stare in equilibrio tra rigore dottrinale e flessibilità strategica, mantenendo buoni rapporti con gli Stati Uniti evitando di irritare la Cina, con la quale la partnership soprattutto economica è fondamentale.

Mentre il Vietnam si avvicina all'Occidente per le sue preoccupazioni di sicurezza sulle ambizioni della Cina nel Mar cinese meridionale, Xi continua a essere un ospite molto gradito ad Hanoi: forse non per il popolo vietnamita visto che il sentimento anticinese è ancora abbastanza diffuso (ci sono pur sempre mille anni di sottomissione alle spalle, i due Paesi combatterono una guerra, breve, nel 1979, e rimangono ancora oggi tensioni su acque contese), ma almeno per i compagni del Partito comunista al potere. Che lo hanno accolto con tutti gli onori. Domani Xi avrà colloqui anche con il primo ministro Pham Minh Chinh e con il presidente Vo Van Thuong e visiterà il mausoleo del leader rivoluzionario Ho Chi Minh.

La Cina è il principale partner commerciale del Vietnam, con uno scambio bilaterale che si avvicina ai 200 miliardi di dollari all’anno. Gli investimenti cinesi in Vietnam sono raddoppiati quest’anno (8 miliardi) rispetto allo scorso mentre quelli degli Stati Uniti sono invece scesi ad appena 0,5 miliardi di dollari.

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