Biden attacca Netanyahu: “Cambia il governo, stai perdendo il sostegno del mondo”. E Israele allaga i tunnel di Gaza
dal nostro inviato Daniele Raineri , Daniele RaineriTel Aviv — Per la prima volta da quando è scoppiata la guerra di Gaza il presidente americano Joe Biden ha criticato in pubblico il primo ministro Netanyahu e ha detto che il mondo comincia a voltare le spalle a Israele «per i bombardamenti indiscriminati» nella Striscia. E ha anche aggiunto che «Bibi è davanti a scelte dure» perché dovrebbe cambiare alcuni ministri del suo governo, riferimento chiaro agli elementi dell’estrema destra che non vogliono la soluzione a due Stati: Israele e uno Stato palestinese. E ha fatto il nome del ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir.
La critica di Biden era la risposta a una dichiarazione fatta qualche ora prima da Netanyahu in televisione, con tono di sfida agli Stati Uniti. Il primo ministro aveva respinto con parole dure il piano americano per il dopoguerra nella Striscia di Gaza, che prevede il ritorno dell’Autorità nazionale palestinese e aveva detto: «Non permetterò a Israele di ripetere l’errore di Oslo. Dopo…
Tel Aviv — Per la prima volta da quando è scoppiata la guerra di Gaza il presidente americano Joe Biden ha criticato in pubblico il primo ministro Netanyahu e ha detto che il mondo comincia a voltare le spalle a Israele «per i bombardamenti indiscriminati» nella Striscia. E ha anche aggiunto che «Bibi è davanti a scelte dure» perché dovrebbe cambiare alcuni ministri del suo governo, riferimento chiaro agli elementi dell’estrema destra che non vogliono la soluzione a due Stati: Israele e uno Stato palestinese. E ha fatto il nome del ministro per la Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir.
La critica di Biden era la risposta a una dichiarazione fatta qualche ora prima da Netanyahu in televisione, con tono di sfida agli Stati Uniti. Il primo ministro aveva respinto con parole dure il piano americano per il dopoguerra nella Striscia di Gaza, che prevede il ritorno dell’Autorità nazionale palestinese e aveva detto: «Non permetterò a Israele di ripetere l’errore di Oslo. Dopo il grande sacrificio dei nostri civili e dei nostri soldati, non permetterò l’ingresso a Gaza di quelli che educano al terrorismo, appoggiano il terrorismo e finanziano il terrorismo.
Gaza non sarà né un Hamas-stan né un Fatah-stan». È un colpo di routine contro l’Autorità nazionale palestinese, ma è un colpo enorme contro l’Amministrazione Biden, che in queste settimane si è presa il ruolo di grande sponsor dell’Anp per trovare qualcuno che si occupi della Striscia.
Lo scontro arriva al giorno sessantasette della guerra a Gaza, dopo che gli Stati Uniti hanno sempre assicurato un appoggio totale a Israele. Sia dal punto di vista del messaggio – Biden aveva appena detto alla Casa Bianca: «Si può essere sionisti senza essere ebrei. Io sono sionista».
Sia dal punto di vista diplomatico, come il veto solitario ma decisivo alla risoluzione delle Nazioni Unite che chiedeva un cessate il fuoco umanitario. Sia, infine, dal punto di vista materiale: le migliaia di bombe e proiettili d’artiglieria usati contro Gaza sono americane, come pure molti voli di ricognizione sopra la Striscia.
Il tempismo della sfida è bizzarro. Netanyahu con l’appoggio dell’Amministrazione Biden poteva permettersi di estendere l’invasione di Gaza ancora per settimane, adesso è costretta ad accelerare per finirla il prima possibile, forse è questione di giorni: ma sarebbero troppo pochi per gli obiettivi che aveva sbandierato. I soldati israeliani controllano non più del quaranta per cento della Striscia e nulla sotto la superficie.
Forse per questo le truppe ieri hanno cominciato a pompare acqua di mare dentro alla rete di tunnel a Nord, per allagarli. Ci sono scontri violenti contro Hamas a Jabalia e Shujaiya al Nord e a Khan Yunis al Sud e il traguardo più volte indicato dal governo israeliano – trovare il capo di Hamas responsabile dell’attacco del 7 ottobre, Yahia Sinwar – non sembra a portata di mano.
L’uscita a freddo di Netanyahu è anche una scommessa politica sulle elezioni presidenziali americane fra undici mesi e da oggi è chiaro che non punta su Biden, che pure in questi due mesi ha perso pezzi di elettorato per il sostegno incondizionato a Israele, ma sul suo sfidante repubblicano – che secondo i sondaggi potrebbe essere Donald Trump.
Da parte dell’Amministrazione Biden c’erano già stati segnali di insofferenza. Quando il segretario di Stato Blinken nel suo ultimo viaggio era andato ad ascoltare i piani dei generali israeliani e quelli avevano parlato di “mesi” aveva risposto: «Non avete tutto questo credito». E c’era stato anche l’annuncio di sanzioni contro gli estremisti negli insediamenti illegali.
In questa accelerazione, le forze israeliane hanno anche circondato Jenin in Cisgiordania, in quello che Netanyahu definirebbe il Fatah-stan attuale, per un’operazione contro i gruppi armati locali che è molto più vasta del solito. Ieri sera ci sono state una serie di esplosioni, dopo che in mattinata un drone aveva ucciso quattro paramilitari palestinesi. All’Onu, infine, l’Assemblea generale ha votato a favore di un cessate il fuoco immediato con 153 Sì, 10 No (tra cui Usa e Israele) e 23 astenuti.