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Le Pen vota la legge sui migranti di Macron ed è crisi nel governo francese: lascia il ministro della Salute Rousseau

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L’Eliseo aveva dovuto inasprire il testo per farlo appoggiare dai Repubblicani, ma così lo hanno votato anche i lepenisti. Marine: “Nostra vittoria ideologica”. Insorge l’ala sinistra della maggioranza presidenziale
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PARIGI - Crisi nel governo francese, con l’ala sinistra dei macronisti in rivolta e un ministro che si dimette nella notte dopo il via libera della legge immigrazione che inasprisce le condizioni di accoglienza e piace a Marine Le Pen. Per riuscire ad avere in Parlamento i voti della destra dei Républicains, sempre più influenzata dalla concorrenza del Rassemblement National, Macron ha inasprito le regole, stravolgendo lo spirito iniziale che doveva essere un mix tra accoglienza e repressione. Aurélien Rousseau, ministro della Salute, ha presentato le dimissioni nella notte in polemica con la stretta.

Nella nuova legge che piace a Marine Le Pen - che ha fatto votare il testo ai suoi deputati - è previsto in particolare di restringere l'assistenza medica gratuita per gli stranieri in situazione irregolare. “Non abbiamo ricevuto le sue dimissioni” ha commentato stamattina la premier Elisabeth Borne, salvo poi essere smentita dai fatti. Rousseau non si è presentato al consiglio dei mini…

PARIGI - Crisi nel governo francese, con l’ala sinistra dei macronisti in rivolta e un ministro che si dimette nella notte dopo il via libera della legge immigrazione che inasprisce le condizioni di accoglienza e piace a Marine Le Pen. Per riuscire ad avere in Parlamento i voti della destra dei Républicains, sempre più influenzata dalla concorrenza del Rassemblement National, Macron ha inasprito le regole, stravolgendo lo spirito iniziale che doveva essere un mix tra accoglienza e repressione. Aurélien Rousseau, ministro della Salute, ha presentato le dimissioni nella notte in polemica con la stretta.

Nella nuova legge che piace a Marine Le Pen - che ha fatto votare il testo ai suoi deputati - è previsto in particolare di restringere l'assistenza medica gratuita per gli stranieri in situazione irregolare. “Non abbiamo ricevuto le sue dimissioni” ha commentato stamattina la premier Elisabeth Borne, salvo poi essere smentita dai fatti. Rousseau non si è presentato al consiglio dei ministri che si è tenuto all'Eliseo. "Sono una profonda umanista e ho fatto in modo che questo testo rispettasse i nostri valori", si è difesa Borne. Davanti alla sinistra della maggioranza presidenziale che insorge, alle Ong che parlano di una “regressione dei diritti indietro di quarant'anni”, Emmanuel Macron corre ai ripari e annuncia la partecipazione stasera a un'intervista tv. Per tentare di rassicurare il capo di Stato ha spiegato di voler presentare il testo alla Consulta, per verificare eventuali punti di incostituzionalità come accusano Ong e la gauche.

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Il disegno di legge, il trentesimo sull'immigrazione in quarant'anni, voluto fortemente dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin, doveva segnare l'approccio “en meme temps”, allo stesso tempo caro a Macron, centrista che ha cercato di sottrarsi alla logica bipolare tra sinistra e destra. Il progetto di riforma aveva da un lato una sezione repressiva sull'espulsione degli immigrati clandestini e, dall'altro, la promessa di regolarizzare lavoratori in settori in carenze di manodopera. Ma in assenza di una maggioranza assoluta, il governo è stato costretto a cambiare il ddl, integrando un limite al pagamento delle prestazioni sociali, quote di immigrazione, un più severo "reato di soggiorno illegale”.

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Macron - eletto per due volte grazie ai voti di tanti elettori che volevano impedire la vittoria della leader dell'estrema destra - dovrà trovare il modo di chiarire se ha facilitato una “vittoria ideologica” di Le Pen, come lei martella nelle ultime ore. Dopo mesi di tensioni legislative, e un testo rivisto dalla commissione paritaria di deputati di maggioranza e opposizione, l'Assemblée Nationale ha approvato martedì sera la legge con 349 voti a favore e 186 contrari su 573 votanti. A colpire non è solo l'appoggio di Républicains e Rassemblement National ma anche i 59 membri della maggioranza presidenziale che hanno votato contro o si sono astenuti. "La maggioranza sta attraversando un momento piuttosto doloroso", ha ammesso la presidente dell’Assemblea, Yaël Braun-Pivet. L'appoggio dell'estrema destra, commenta un giovane macronista, è un "bacio della morte”.

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