Strage all’università di Praga, il panico corre sui social. “Siamo barricati in classe speriamo di uscirne vivi”
di Paolo Brera«Ehi, bastardo, spara qui», gli urla un agente mentre il killer affacciato alla balconata della facoltà di Filosofia prende la mira con il suo fucile d’assalto e fa fuoco verso gli studenti. «Sto cercando di distrarlo», dice l’agente a un collega, ma l’assassino gli dà retta e inizia a sparare nella loro direzione, due colpi secchi e giù la testa o sei morto.
Sono immagini terribili quelle che raccontano la strage sui social, nelle chat degli studenti, nelle testimonianze dei passanti. Immagini e parole che fanno il giro del mondo come quelle di Jakob Weizman, un giornalista kosovaro laureato pochi giorni fa al master dell’Università Carolina di Praga. Fotografa la barricata di scrivanie e sedie con cui ha bloccato l’accesso alla sua aula e alle 15,55 twitta: «Sono chiuso nella mia classe. L’assassino è morto ma stiamo aspettando di essere evacuati e preghiamo di uscirne vivi. Abbiamo barricato la porta prima che il killer tentasse di aprirla. È un fottuto inferno».
«Ehi, bastardo, spara qui», gli urla un agente mentre il killer affacciato alla balconata della facoltà di Filosofia prende la mira con il suo fucile d’assalto e fa fuoco verso gli studenti. «Sto cercando di distrarlo», dice l’agente a un collega, ma l’assassino gli dà retta e inizia a sparare nella loro direzione, due colpi secchi e giù la testa o sei morto.
Sono immagini terribili quelle che raccontano la strage sui social, nelle chat degli studenti, nelle testimonianze dei passanti. Immagini e parole che fanno il giro del mondo come quelle di Jakob Weizman, un giornalista kosovaro laureato pochi giorni fa al master dell’Università Carolina di Praga. Fotografa la barricata di scrivanie e sedie con cui ha bloccato l’accesso alla sua aula e alle 15,55 twitta: «Sono chiuso nella mia classe. L’assassino è morto ma stiamo aspettando di essere evacuati e preghiamo di uscirne vivi. Abbiamo barricato la porta prima che il killer tentasse di aprirla. È un fottuto inferno».
La segretaria della facoltà, Zde?ka Filipová, scrive a studenti e insegnanti: «Se siete nelle aule, chiudetele e posizionate i mobili davanti alla porta. Spegnete le luci, probabilmente l’assassino si trova al quarto piano dell’edificio principale in piazza Jan Palach. Aspetto istruzioni dalla polizia».
Il panico vola in tempo reale nelle chat degli studenti: «Eravamo al quarto piano e siamo scappati da lui», scrive una studentessa. «Ci ha quasi sparato. Ho paura che siano rimaste lì anche alcune ragazze del secondo anno», risponde un’altra. «Siamo al terzo piano, dove ha sparato dopo. Ci siamo nascosti bene. Poi ha sparato nel corridoio vicino all’aula, e lì qualcuno ha gridato», racconta uno studente. E un’altra studentessa, Eliška: «Sono seduta sotto il tavolo e non so niente».
Un professore, il politologo russo Sergej Medvedev, si barrica nell’auditorium insieme ai suoi allievi e pubblica un post su Facebook: «È difficile da credere, ma siamo sotto il fuoco nemico nella pacifica Praga. Stavo tenendo una conferenza all’università quando sono esplosi degli spari nell’edificio. I vetri tremavano. Ci sono state molte urla».
Mentre lo studente spara, in strada la gente capisce e fugge. Via lungo il fiume, via il più lontano possibile dal rumore degli spari. I primi agenti accorsi urlano alla gente ignara e agli studenti in fuga di nascondersi. Qualcuno, dicono, fa «appena in tempo» mentre dall’alto il cecchino li prende di mira e spara.
Persino dal tram, raccontano testimoni ai giornalisti cechi, hanno visto «le persone sul tetto della facoltà che si nascondevano». Ci hanno evacuato tutti, è stato molto spaventoso, c’erano poliziotti ovunque con le mitragliatrici. Ci hanno gridato di correre fuori», racconta a iDnes.cz Klára, una delle studentesse della facoltà assaltata, sopravvissuta al massacro.
Quando tutto finisce ci sono 14 morti nella strage dell’Università Carolina, e con loro 25 feriti. Le ore trascorrono ma i nomi delle vittime vengono mantenuti riservati, e la polizia chiede a tutti di evitare di diffondere notizie incontrollate. Occorre verificare le identità e avvertire le famiglie. Alle 16,45 la polizia ceca avvisa le ambasciate: «Se ci sono stranieri tra le vittime vi informeremo immediatamente. Stiamo ancora lavorando all’identificazione».