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Enrico Letta: “La lezione di Delors sulla solidarietà europea è la via per il futuro dell’Unione”

(afp)
L’ex leader del Pd ricorda l'ex presidente della Commissione Ue
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L’Europa non riuscirà a superare le sue difficoltà se i singoli Paesi non la smetteranno di andare per conto loro e non si decideranno a recuperare la lezione di Jacques Delors, con un progetto di riforma di lungo periodo che poggi su concorrenza, solidarietà e cooperazione. È questo il filo del ragionamento di Enrico Letta, che dal 2016 presiede l’Istituto Jacques Delors, nel giorno della scomparsa del padre fondatore dell’Unione.

(reuters)

L’ex premier, che è stato incaricato dal Consiglio e dalla Commissione Ue di redigere un rapporto sul futuro del mercato unico europeo, documento che presenterà ad aprile, ha avuto il «privilegio» di confrontarsi con Delors in lunghe conversazioni, ogni mese, a casa sua. Ed è dalle sue idee che propone di ripartire, alle soglie di un anno cruciale per l’Ue. Di fronte all’avanzata dei sovranismi, afferma, bisogna recuperare la sua «intuizione di un’Europa come feder…

L’Europa non riuscirà a superare le sue difficoltà se i singoli Paesi non la smetteranno di andare per conto loro e non si decideranno a recuperare la lezione di Jacques Delors, con un progetto di riforma di lungo periodo che poggi su concorrenza, solidarietà e cooperazione. È questo il filo del ragionamento di Enrico Letta, che dal 2016 presiede l’Istituto Jacques Delors, nel giorno della scomparsa del padre fondatore dell’Unione.

(reuters)

L’ex premier, che è stato incaricato dal Consiglio e dalla Commissione Ue di redigere un rapporto sul futuro del mercato unico europeo, documento che presenterà ad aprile, ha avuto il «privilegio» di confrontarsi con Delors in lunghe conversazioni, ogni mese, a casa sua. Ed è dalle sue idee che propone di ripartire, alle soglie di un anno cruciale per l’Ue. Di fronte all’avanzata dei sovranismi, afferma, bisogna recuperare la sua «intuizione di un’Europa come federazione di Stati nazione».

L’Europa appare oggi fragile, ostaggio delle sue divisioni: cosa resta dell’eredità di Delors?

«La sua eredità è nella frase più famosa e più completa. L’Europa per essere vincente - diceva - deve avere tre caratteristiche: la concorrenza che stimola, la solidarietà che unisce e la cooperazione che rafforza. È quello di cui c’è bisogno e che un po’ manca. La difficoltà di oggi è la difficoltà di un’Europa che stenta a tenere insieme quei tre capisaldi, in cui i Paesi vanno più per conto loro e il disegno unitario è più debole».

(ansa)

Cosa manca di più all’Ue?

«Si avverte una difficoltà molto forte nell’essere uniti e nell’agire insieme. Io ho fortissima memoria di quando nel marzo 2020 nel pieno del caos del Covid, con carenza di medicine e i governi in ordine sparso, Delors mi chiamò perché aveva deciso di intervenire, come non faceva da anni. Dichiarò che l’Europa stava morendo e il Covid la stava uccidendo: era il momento di dimostrare di essere uniti. Non a caso poco dopo sono stati lanciati il piano dei vaccini e il Pnrr».

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Più integrazione, insomma.

«Solo con più integrazione si riuscirà a vincere la sfida planetaria. Quando Delors ha lanciato il mercato unico nell’85 i concorrenti erano Giappone e Stati Uniti. Adesso il mondo attorno a noi è molto più grande, con la Cina, l’India, i Brics: la necessità di integrazione è ancora più forte».

Da cosa passa l’integrazione?

«Delors, parlando dell’incarico che ho ricevuto sul futuro del mercato interno, mi ha sempre ricordato di aver fondato, insieme al mercato unico, la politica di coesione e dei fondi strutturali europei, perché non ci può essere mercato se non c’è lotta alle disuguaglianze generazionali e geografiche. Questo tema oggi torna fortissimo. Anche in vista dell’allargamento a Paesi come l’Ucraina, diventa ancora più importante l’intuizione di Delors: il mercato senza la solidarietà non funziona e solo l’Europa consente ai Paesi europei di contare nel mondo».

(afp)

Ma tra sei mesi si vota per il Parlamento Ue ed è forte l’onda dei conservatori e sovranisti, che vogliono meno Europa.

«Delors è sempre stato molto preoccupato dai populismi e dalla deriva antieuropea, ma è sempre stato impegnato a capire gli elettori e chi votava i sovranisti. Tanto che la sintesi che ha spesso usato è che l’Europa deve essere una federazione di Stati nazione. Può sembrare una contraddizione, invece è una grandissima verità: gli Stati nazione vengono da millenni di storia, l’Europa completa questa storia e la unisce, senza cancellare le identità. È un pensiero molto moderno, col quale riuscire a convincere i popoli di oggi a fare un’integrazione europea».

Alle soglie delle Europee, però, il futuro dell’Ue appare in bilico. Come si fronteggia questo rischio?

«Saranno elezioni molto importanti anche perché si svolgono nello stesso anno delle elezioni americane. Ed è allora ancora più importante guardare alla lezione di Delors, l’uomo dei grandi progetti di lungo respiro, del mercato unico, delle politiche di coesione, dell’Erasmus e dell’Euro. Nell’Europa degli ultimi tempi anche le azioni positive sono state reazioni a momenti di crisi improvvisa, come il Covid e l’invasione russa dell’Ucraina: è il momento di recuperare progetti decennali, di lungo respiro».

E l’Italia? Cosa pensava Delors delle spinte antieuropeiste del governo della destra di Meloni?

«Aveva grande passione per l’Italia e amicizia per i grandi europeisti italiani, Mattarella, Napolitano, Prodi, Draghi, Monti. E Padoa Schioppa, presidente prima di me dell’Istituto Delors. Ora era preoccupato, ma ha sempre pensato che l’Italia ce l’avrebbe fatta. Pensava in positivo: di sé diceva je suis activiste, né ottimista, né pessimista. Senza l’Italia, era convinto, non c’è l’Europa».

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