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Raid israeliani e assalti palestinesi: a Gaza gli aiuti umanitari inaccessibili anche ai banchi del mercato nero

(reuters)

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Il diario dalla Striscia. Nessuno coltiva più i campi che si trovano al centro della Striscia: da settimane si trovano soltanto cipolle. Quasi nessuno ha più soldi da parte e i pochi prodotti che potenzialmente si trovano, restano invenduti. Anche il pane scarseggia
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RAFAH — Mentre il mondo si prepara a festeggiare la fine di questo amaro 2023, qui a Gaza procurarsi da mangiare sta diventando di nuovo difficile. Non siamo ancora alla fame: ma quasi. Abbiamo a stento di che sopravvivere: e le razioni diminuiscono ogni giorno di più. Da quando le operazioni militari si sono spostate anche a Sud del Wadi Gaza, la riserva naturale scelta dallo stesso esercito come linea di demarcazione - a meridione della quale, avevano assicurato, la popolazione sarebbe stata al sicuro - nessuno coltiva più i campi che si trovano al centro della Striscia.

Da settimane non si trova più nulla di fresco, soltanto cipolle perché si conservano meglio. I camion di aiuti continuano ad entrare, certo: ma la distribuzione è caotica. E per gli operatori dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, la gestione logistica è sempre più complicata. E pericolosa. Solo giovedì un loro convoglio carico d’acqua è stato attaccato e colpito dall’esercito israeliano. E…

RAFAH — Mentre il mondo si prepara a festeggiare la fine di questo amaro 2023, qui a Gaza procurarsi da mangiare sta diventando di nuovo difficile. Non siamo ancora alla fame: ma quasi. Abbiamo a stento di che sopravvivere: e le razioni diminuiscono ogni giorno di più. Da quando le operazioni militari si sono spostate anche a Sud del Wadi Gaza, la riserva naturale scelta dallo stesso esercito come linea di demarcazione - a meridione della quale, avevano assicurato, la popolazione sarebbe stata al sicuro - nessuno coltiva più i campi che si trovano al centro della Striscia.

Da settimane non si trova più nulla di fresco, soltanto cipolle perché si conservano meglio. I camion di aiuti continuano ad entrare, certo: ma la distribuzione è caotica. E per gli operatori dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, la gestione logistica è sempre più complicata. E pericolosa. Solo giovedì un loro convoglio carico d’acqua è stato attaccato e colpito dall’esercito israeliano. Era nel Nord della Striscia, dove la situazione è ormai disperata perché sono sempre meno i camion che si arrischiano a raggiungere gli ospedali pur ancora pieni di feriti e profughi per consegnargli beni essenziali come cibo e medicine. Il convoglio viaggiava su una strada concordata sull’esercito che era dunque ben consapevole di cosa ci fosse in quei camion. Eppure non hanno esitato a sparare. Per fortuna non ci sono stati feriti e qui molti lo considerano una sorta di avvertimento, un po’ come i ripetuti, recenti attacchi al quartier generale della Mezzaluna rossa. Un modo poco amichevole per dire che certe organizzazioni non sono più benvenute.

Di sicuro far entrare prodotti essenziali a Gaza sta diventando sempre più problematico, come ieri ha confermato pure il capo delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite, Martin Griffiths su X, criticando le condizioni per la consegna degli aiuti e denunciando come i convogli siano sempre più presi di mira, anche con forti e voluti ritardi ai valichi di frontiera. I militari israeliani ora impongono infatti tre livelli di ispezioni in entrata ed in uscita. Questo prolunga i tempi in maniera esasperante, generando non solo lunghe code, ma grande confusione. Non basta: senza motivi apparenti, la lista dei prodotti cui si rifiuta l’accesso si allunga sempre di più. E quando finalmente quegli aiuti riescono a entrare a Gaza, la logistica della distribuzione è tutt’altro che agevole. Non solo perché frutto di lunghe contrattazioni coi militari che poi cambiano repentinamente idea: ma anche perché anche la popolazione, che fatica a ottenere beni di prima necessità, non rispetta più le regole stabilite.

Assalti a camion e magazzini sono sempre più frequenti: non solo per nutrire le proprie famiglie ma anche per cercare di fare un po’ di soldi vendendo scatolette di carne, tonno, fagioli al mercato nero. Dove però i prezzi sono spropositati: quasi nessuno ha più soldi da parte e così quei pochi prodotti che potenzialmente si trovano, restano invenduti. Anche il pane scarseggia. Fino a poco tempo fa la farina veniva distribuita direttamente ai panifici. Ma ormai non ne è rimasto più nessuno aperto: e dunque la distribuzione si fa direttamente alle famiglie. O meglio, si farebbe: con i miei parenti siamo in fila da tre giorni, ci diamo un cambio ogni quattro ore: ma ancora non siamo riusciti a portarcene un sacco a casa. Il risultato è che la nostra già misera dieta, da giorni non annovera nemmeno l’elemento più basilare.

(Testo raccolto da Anna Lombardi)

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