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Georgia, proteste nell’Abkhazia separatista filorussa: Putin si è preso la dacia di Krusciov

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Nonostante le manifestazioni dei locali, il leader filo-Cremlino ha ceduto al presidente russo la villa di Pitsunda, località tra le più famose sul mar Nero e molto cara ai leader sovietici, oltre all'adiacente riserva naturale di 200 ettari
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TBILISI - Il governo de facto dell'Abkhazia, regione separatista georgiana sostenuta economicamente e militarmente dalla Russia, ha ceduto mercoledì a Mosca la proprietà di una dacia costruita in era sovietica nella località balneare di Pitsunda, concedendole inoltre in leasing per 49 anni la terra su cui poggia e l'adiacente riserva naturale di quasi 200 ettari. «[Il presidente russo Vladimir Putin] intende costruire lì una residenza moderna per le sue esigenze. E credo sia giusto andare incontro alle sue esigenze», ha dichiarato il mese scorso, durante un incontro con degli studenti locali, il capo di Stato dell’autoproclamata repubblica Aslan Bzhania, fornendo così una riprova della volontà del leader del Cremlino di edificare per sé una dacia sulla costa abcasa. Circostanza su cui le voci si rincorrono da tempo senza che, tuttavia, sia mai arrivata una conferma ufficiale da Mosca.

Nikita Krusciov (a destra) a P…

TBILISI - Il governo de facto dell'Abkhazia, regione separatista georgiana sostenuta economicamente e militarmente dalla Russia, ha ceduto mercoledì a Mosca la proprietà di una dacia costruita in era sovietica nella località balneare di Pitsunda, concedendole inoltre in leasing per 49 anni la terra su cui poggia e l'adiacente riserva naturale di quasi 200 ettari. «[Il presidente russo Vladimir Putin] intende costruire lì una residenza moderna per le sue esigenze. E credo sia giusto andare incontro alle sue esigenze», ha dichiarato il mese scorso, durante un incontro con degli studenti locali, il capo di Stato dell’autoproclamata repubblica Aslan Bzhania, fornendo così una riprova della volontà del leader del Cremlino di edificare per sé una dacia sulla costa abcasa. Circostanza su cui le voci si rincorrono da tempo senza che, tuttavia, sia mai arrivata una conferma ufficiale da Mosca.

Nikita Krusciov (a destra) a Pitsunda nell'estate del 1962

 

Le proteste della popolazione

L’accordo è stato ratificato dal parlamento abcaso alle 5 di mattina del 27 dicembre, in anticipo di diverse ore rispetto al calendario, con l’obiettivo di eludere le proteste di una popolazione che in massa ha mostrato di opporsi al progetto. Nonostante il severo assoggettamento al vicino settentrionale, gli abcasi restano gelosi della propria indipendenza (nonché della propria, seppur difettosa, democrazia) e disdegnano l’idea di essere annessi dalla Russia, a differenza dell’Ossezia del Sud, la seconda regione de jure georgiana ma de facto autonoma, che vorrebbe invece diventare parte della Federazione.

La "riviera sovietica”

Pitsunda è uno dei centri turistici più celebri di quella che ai tempi d’oro era nota come la “riviera sovietica”. Incastonata tra i monti del Caucaso e le acque del mar Nero, baciata da un clima subtropicale, con le sue spiagge puntellate da palme, i rigogliosi giardini fioriti, le piantagioni di agrumi e tabacco, l’Abkhazia era la destinazione di villeggiatura preferita dall’élite del Pcus. Prima che una devastante guerra con Tbilisi, oppostasi con forza alle sue istanze indipendentiste alla caduta dell’Urss, non la rese uno Stato fantasma privo di qualsiasi relazione con il resto del mondo fuorché la Russia, che alla fine della guerra russo-georgiana del 2008 ne riconobbe l’indipendenza insieme a un pugno di Paesi alleati. Un conflitto congelato: la massiccia presenza militare di Mosca sul territorio rappresenta per la parte abcasa una garanzia del fatto che Tbilisi non cercherà di riprendere il controllo della regione con le armi, mentre la sovranità di Sukhumi, capitale de facto dell’autoproclamata repubblica, è ogni giorno più evanescente.

La dacia di Krusciov

L’Abkhazia oggi cade letteralmente a pezzi: un paradiso per gli amanti dei luoghi abbandonati, delle vestigia sovietiche esposte alle intemperie e mangiate dalla vegetazione. Tra queste, anche la dacia appena divenuta patrimonio della Federazione russa. Realizzata per volere dell’allora segretario del Pcus Nikita Krusciov, che lì si trovava quando apprese di essere stato destituito, nell’ottobre del 1964, è stata un posto caro anche per il successore Leonid Brezhnev, che nella residenza di Pitsunda ebbe un importante colloquio con il presidente francese dell’epoca, Georges Pompidou. E chissà che Putin non se ne sia innamorato nel 2013 o nel 2017, in occasione delle sue due visite ufficiali in Abkhazia, dove proprio tra quelle mura impregnate di storia ha incontrato le autorità de facto locali.

La questione dell’acquisizione di proprietà da parte dei russi è al centro del dibattito pubblico abcaso da diversi anni. La costituzione locale vieta espressamente cessioni nei confronti di cittadini stranieri, e la Russia, con crescente insistenza, chiede una modifica della carta. Nel 2021, il presidente de facto Bzhania aveva deciso di accontentare Mosca, argomentando che il fatiscente patrimonio immobiliare abcaso aveva disperatamente bisogno di investimenti. Tuttavia, le proteste lo avevano costretto a fare marcia indietro.

Un segnale politico

La ratifica di mercoledì sulla dacia di Pitsunda è stata resa possibile solo da un espediente, ovvero il leasing del terreno su cui poggia. È tuttavia un chiaro segnale della volontà del Cremlino di stringere con decisione la presa sulla piccola autoproclamata repubblica, annullandone la residua sovranità. Nella stessa direzione va la rivelazione dello scorso ottobre, affidata da Bzhania al quotidiano russo Izvestija, di un accordo tra Sukhumi e Mosca per la creazione di una base navale russa nella località costiera abcasa di Ochamchira. Se l’intenzione è poi davvero quella di fare della dacia di Krusciov una nuova dacia per Putin, è lecito ritenere che il processo di assoggettamento subirà un’ulteriore accelerata.

La condanna georgiana

Il ministero degli Esteri georgiano ha rilasciato una nota in cui condanna l’ennesimo “atto illegale e la continuazione della politica russa di occupazione delle regioni indivisibili della Georgia, che viola gravemente i principi fondamentali del diritto internazionale”. Parole simili quelle usate dalla presidente Salomè Zourabichvili, che riferendosi a Pitsunda con il nome georgiano di Bichvinta ha chiesto una reazione “forte e urgente” da parte della comunità internazionale.

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