Bombe sul nuovo anno, Putin avverte: “Pace solo alle nostre condizioni”
di Paolo BreraLa Russia «non arretrerà, li spazzeremo via», minaccia il presidente russo Vladimir Putin a Capodanno. «Devasteremo» le forze di Mosca, replica a distanza l’ucraino Volodymyr Zelensky. Inizia male, l’anno della guerra ucraina. I droni e le minacce, le bombe e le stragi e addio alla magia di fine anno, alla speranza di un 2024 che riporti un pizzico di senno facendo tacere i cannoni.
Inizia con il lutto nazionale, l’anno ucraino: si piangono i morti del massacro di un bombardamento devastante, lanciato da Mosca prima dell’alba del 29 dicembre. Bandiere a mezz’aria ieri nell’Ambasciata d’Italia, che ricorda «i 42 morti e i 160 feriti, vittime degli attacchi scatenati dalla Russia che ha colpito case, scuole, ospedali, chiese e centri commerciali su tutto il territorio».
E inizia con furore e rabbia anche l’anno russo, con Mosca costretta a registrare due attacchi sanguinosi nel centro di Belgorod e in quello di Donetsk occupata, centrando palazzi e facendo «29 morti» secondo il Cre…
La Russia «non arretrerà, li spazzeremo via», minaccia il presidente russo Vladimir Putin a Capodanno. «Devasteremo» le forze di Mosca, replica a distanza l’ucraino Volodymyr Zelensky. Inizia male, l’anno della guerra ucraina. I droni e le minacce, le bombe e le stragi e addio alla magia di fine anno, alla speranza di un 2024 che riporti un pizzico di senno facendo tacere i cannoni.
Inizia con il lutto nazionale, l’anno ucraino: si piangono i morti del massacro di un bombardamento devastante, lanciato da Mosca prima dell’alba del 29 dicembre. Bandiere a mezz’aria ieri nell’Ambasciata d’Italia, che ricorda «i 42 morti e i 160 feriti, vittime degli attacchi scatenati dalla Russia che ha colpito case, scuole, ospedali, chiese e centri commerciali su tutto il territorio».
E inizia con furore e rabbia anche l’anno russo, con Mosca costretta a registrare due attacchi sanguinosi nel centro di Belgorod e in quello di Donetsk occupata, centrando palazzi e facendo «29 morti» secondo il Cremlino. Dal punto di vista della dinamica e degli obiettivi, ognuno accusa come sempre la controparte di avere mirato deliberatamente ai civili e non esistono verifiche indipendenti. Ma è evidente il peggioramento del quadro generale: se anche si fosse trattato di obiettivi militari colpiti di notte, la guerra continua a mietere civili uccisi cinicamente come i «cinque bambini» russi di Belgorod o il ragazzino ucraino 15enne di Odessa. Colpiti per errore, per la deviazione delle difese aeree, per approssimazione o perché nel posto sbagliato al momento dell’impatto.
La novità è che anche le città russe, mai colpite con tale forza, vanno considerate sotto tiro. È un messaggio chiarissimo e diretto, e se Kiev inizia l’anno con una giornata di lutto lo fa ascoltando nuove minacce del presidente russo, Vladimir Putin, che promette ritorsioni. Il nuovo anno lo ha celebrato con una novantina di droni iraniani Shahed inviati nell’Ucraina invasa: «Intensificheremo gli attacchi», ha detto durante la visita di Capodanno a un ospedale militare: «Vogliono intimidirci e creare incertezza nel nostro Paese. Nessun crimine contro la nostra popolazione civile rimarrà impunito», ha detto bollando l’attacco a Belgorod come «terroristico».
Putin accusa l’Occidente di usare l’Ucraina per cercare di «mettere la Russia al suo posto», ma dice che sebbene «ribolla di rabbia» non ordinerà attacchi discriminati su obiettivi civili; cioè esattamente quello che secondo Kiev e i servizi occidentali ha fatto massivamente in questi due anni, dal massacro alla stazione di Kramatorsk alle fosse comuni di Bucha con i corpi dei civili «ammanettati dietro la schiena». «Naturalmente — dice Putin — possiamo colpire le piazze pubbliche di Kiev e di qualsiasi altra città ucraina. Ma dobbiamo colpire i civili? No. Stiamo colpendo obiettivi militari, ed è quello che continueremo a fare».
Da Kherson a Kharkiv, da Sumy a Leopoli, l’Ucraina continua a essere sotto attacco e la violenza, la quantità e la frequenza dei colpi aumenta. A Leopoli i russi hanno gravemente danneggiato il museo dedicato a Roman Shukhevych, un controverso nazionalista ucraino. E hanno centrato anche gli edifici universitari di Dubliany: «Una guerra simbolica e cinica contro la nostra storia», l’ha definita il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi.
Ma al di là degli obiettivi che servono a rafforzare la propaganda, i russi continuano a tenere sotto tiro la logistica e l’ingegneria militare. Vogliono impedire a Kiev di riarmarsi con gli aiuti dall’estero ma anche con le proprie forze, per esempio mettendo in mare i droni navali che hanno consentito un paio di strike decisivi nel Mar Nero.
È lì, al Sud, che si continua a combattere una guerra parallela decisiva: quella ai corridoi del grano e di altre merci, con i russi che hanno perso il controllo totale del mare. Per questo Odessa e i suoi porti sul Mar Nero e sul Danubio sono costantemente sotto tiro. Silos, magazzini, uffici commerciali, attrezzature logistiche e portuali per tagliare una quota del Pil ucraino e fermare la consegna degli aiuti militari. Ma Kiev, che ha chiuso l’anno in difficoltà politica e marziale rivoluziona il suo assetto difensivo e avverte Mosca che non saranno attacchi indolori: «Se non arretreranno li devasteremo», dice Zelensky, Nessuno dei due presidenti apre a una trattativa.