Lo Stato islamico prova a correggere – s’intende: dal suo punto di vista – la percezione della lotta palestinese fra i musulmani e anche a riconquistare il centro della scena dopo tre mesi di attenzione totalizzante dedicata dal mondo a Hamas, che affronta Israele in guerra nella Striscia di Gaza. Prova a fare tutto questo con una precisa sequenza: mercoledì due attentati suicidi quasi simultanei nella città di Kerman, nel Sud dell’Iran, che hanno ucciso più di ottanta persone tra la folla che celebrava il quarto anniversario della morte del leggendario generale dei pasdaran Qassem Suleimani, e il giorno dopo la rivendicazione ufficiale della strage e un discorso di trentaquattro minuti del nuovo portavoce, Abu Hudhayfa al Ansari.
Partiamo dal discorso, che è quasi tutto dedicato al conflitto a Gaza. Lo Stato islamico spiega agli ascoltatori che la guerra contro gli ebrei per la terra è giusta, ma dev’essere una guerra di religione e non una guerra combattuta in nome di una causa…
Lo Stato islamico prova a correggere – s’intende: dal suo punto di vista – la percezione della lotta palestinese fra i musulmani e anche a riconquistare il centro della scena dopo tre mesi di attenzione totalizzante dedicata dal mondo a Hamas, che affronta Israele in guerra nella Striscia di Gaza. Prova a fare tutto questo con una precisa sequenza: mercoledì due attentati suicidi quasi simultanei nella città di Kerman, nel Sud dell’Iran, che hanno ucciso più di ottanta persone tra la folla che celebrava il quarto anniversario della morte del leggendario generale dei pasdaran Qassem Suleimani, e il giorno dopo la rivendicazione ufficiale della strage e un discorso di trentaquattro minuti del nuovo portavoce, Abu Hudhayfa al Ansari.
Partiamo dal discorso, che è quasi tutto dedicato al conflitto a Gaza. Lo Stato islamico spiega agli ascoltatori che la guerra contro gli ebrei per la terra è giusta, ma dev’essere una guerra di religione e non una guerra combattuta in nome di una causa nazionalista, in questo caso quella palestinese. Il suolo della Palestina è sacro non perché è la terra dei palestinesi, ma perché contiene Gerusalemme e la moschea di al Aqsa, luoghi santi anche per l’islam. Questo punto da sempre fa parte della sua dottrina estremista: solidarietà ai palestinesi, ma lo Stato islamico aspira al Califfato globale e quindi tutti i territori hanno pari dignità e i nazionalismi non sono accettati (è lo stesso motivo per il quale il gruppo è nemico mortale dei talebani in Afghanistan).
Lo Stato islamico detesta Hamas per molti motivi: perché la fazione di Gaza combatte per la causa troppo specifica dei palestinesi, perché accetta le elezioni politiche che sono un’invenzione umana e quindi non si sottomette per intero al potere di Dio, e soprattutto perché prende soldi e armi dall’Iran sciita. Allearsi con gli sciiti, che secondo il punto di vista dello Stato islamico (che è sunnita) non sono veri musulmani ma rinnegati da uccidere, non è accettabile. In breve: la guerra contro gli ebrei è doverosa, ma lo Stato islamico dichiara che vuole sia fatta secondo i suoi precetti. E per questo nel discorso chiede di espandere le operazioni a tutto il mondo, contro ebrei, cristiani e sciiti.
Il titolo del discorso è “Uccidili ovunque si trovino”, tratto dal versetto 191 della seconda sura del Corano. È chiaro il tentativo da parte dello Stato islamico di rompere il monopolio sulle notizie creato negli ultimi tre mesi da Hamas e dal cosiddetto Asse della resistenza – Hezbollah in Libano, le milizie sciite in Iraq, Ansar Allah in Yemen. Questa guerra contro Israele e contro gli alleati occidentali è un fatto storico, crea enorme attenzione e adesso lo Stato islamico vuole inserirsi nel quadro – alle sue condizioni. I sostenitori del Califfato ragionano per categorie temporali a lunghissimo termine, ma non possono lasciarsi sfuggire questa occasione. Oltre che per Israele, gli Stati occidentali e l’Iran, il portavoce dell’Isis ne ha anche per i governi degli Stati arabi come Egitto e Giordania, che definisce «più ebrei degli ebrei».
Si capisce allora il doppio attentato suicida di mercoledì nel sud dell’Iran e la rivendicazione uscita ieri che cita il discorso del portavoce: «Nell’ambito della campagna “Uccidili ovunque li trovi” – dice il testo del comunicato – una doppia operazione di martirio ha ucciso e ferito trecento rinnegati…». La doppia foto dei due attentatori nello stile è identica a tutte quelle pubblicate in questi anni dallo Stato islamico del Khorasan, la divisione centroasiatica del gruppo conosciuta con la sigla in inglese Iskp: parete bianca e bandiera nera. Del resto anche l’est dell’Iran fa parte del territorio del Khorasan ed è molto probabile che dal punto di vista logistico gli afghani abbiano organizzato il doppio attentato.
Lo Stato islamico, che da mesi rivendicava soltanto operazioni in teatri trascurati come il Sahel, firma un’operazione senza precedenti in Iran e azzera i complottismi, che già immaginavano a seconda delle fantasie un autoattentato del regime iraniano oppure un’operazione anomala dei servizi segreti israeliani.