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Il nostro destino è segnato: chiunque governerà a Gaza resteremo nelle tendopoli

Barbieri improvvisati fuori dall'ospedale di Khan Yunis

 
Ogni giorno, qui, è peggiore del precedente. Alla gente va bene qualsiasi soluzione porti alla fine della guerra e alla ricostruzione
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Rafah — Non si va più in moschea nemmeno il venerdì: è troppo pericoloso, la maggior parte delle moschee è stata attaccata o hanno minacciato di farlo. Si prega a casa, con la famiglia riunita a pranzo, ma le notizie sono così brutte... Intense operazioni militari in tutta la Striscia, specialmente nell’area centrale dove l’Idf israeliano ha iniziato l’invasione di terra, e nella parte orientale di Deir al Balah: Israele ha appena annunciato che tutto il lato orientale della Striscia è zona militare e nessuno dovrebbe andarci. Spingono le persone verso Rafah, che ora ha 1,5 milioni di abitanti: 200mila residenti e 1,3 milioni di rifugiati.

Ogni giorno, qui, è peggiore del precedente. Sempre più gente tenta di raggiungere Rafah, affollata all’inverosimile, e gli aiuti umanitari non aumentano: secondo il portavoce Onu non soddisfano nemmeno l’1% dei bisogni di comunità locale e sfollati. La situazione si sta deteriorando rapidamente, e anche le condizioni sanitarie. Mancano medicine e…

Rafah — Non si va più in moschea nemmeno il venerdì: è troppo pericoloso, la maggior parte delle moschee è stata attaccata o hanno minacciato di farlo. Si prega a casa, con la famiglia riunita a pranzo, ma le notizie sono così brutte... Intense operazioni militari in tutta la Striscia, specialmente nell’area centrale dove l’Idf israeliano ha iniziato l’invasione di terra, e nella parte orientale di Deir al Balah: Israele ha appena annunciato che tutto il lato orientale della Striscia è zona militare e nessuno dovrebbe andarci. Spingono le persone verso Rafah, che ora ha 1,5 milioni di abitanti: 200mila residenti e 1,3 milioni di rifugiati.

Ogni giorno, qui, è peggiore del precedente. Sempre più gente tenta di raggiungere Rafah, affollata all’inverosimile, e gli aiuti umanitari non aumentano: secondo il portavoce Onu non soddisfano nemmeno l’1% dei bisogni di comunità locale e sfollati. La situazione si sta deteriorando rapidamente, e anche le condizioni sanitarie. Mancano medicine e servizi medici, e gli ospedali sono in tilt per il numero ingestibile di feriti e uccisi.

Molti della Mezzaluna Rossa di Khan Yunis cercano di andarsene per trovare rifugio a Rafah. Ma non ci riescono. Devono comprare una tenda, ma di tende non ce ne sono molte a Rafah City. Se lasciano Khan Yunis, rimarranno per giorni in mezzo alla strada, finché non riusciranno a comprare corde e teli di nylon. E siccome non ci sono servizi igienici devono costruire un WC e rimanere nei pressi dei rifugi, che forniscono aiuti umanitari agli sfollati.

La situazione è così terribile che la gente del Sud della Striscia è incollata alle notizie dei leader israeliani e del governo sperando in una mediazione tra Israele e Hamas per il cessate il fuoco, o per qualsiasi tipo di tregua umanitaria. Quando chiedo chi pensano che governerà Gaza e cosa succederà dopo la guerra, tendono a estraniarsi: «Quello che vogliamo ora è porre fine alla guerra», dicono. La situazione è così grave che sono atterriti piuttosto dall’idea di non sopravvivere fino a vederne la fine. Sono preoccupati di questo: sopravvivere.

La maggior parte di coloro a cui ho chiesto quale potrebbe essere la soluzione politica, o quale partito governerà Gaza, o se Israele continuerà a controllare militarmente la sicurezza a Gaza, ha risposto così: «Voglio solo che smettano di combattere. Voglio vedere la fine di questa guerra, quello che succederà l’indomani non sarà un grosso problema: ci penseremo dopo».

Quando insisto a chiedere chi governerà Gaza dopo la guerra e cosa preferiscono, la maggioranza pensa all’Autorità nazionale palestinese perché «è già un’autorità costituita» e «abbiamo bisogno di molte forze per mantenere l’ordine e ricostruire la Striscia». È un compito importantissimo, quello della ricostruzione: «Torneremo alle nostre case, pianteremo le tende sulle macerie e inizieremo a ricostruirle: non andremo da nessun’altra parte».

Per controllare Gaza dopo la guerra e per ricostruire la distruzione avvenuta, Israele torna a parlare di formare forze internazionali. Alla gente, qui, va bene qualsiasi soluzione porti alla fine della guerra e alla ricostruzione di Gaza. Il problema è che ora vivono nelle tende, e sanno che anche dopo la guerra dovranno continuare a farlo.

Dovranno vivere nelle tende fino alla ricostruzione, e le statistiche parlano di almeno dieci anni per la rinascita di Gaza. È un tempo molto lungo per una vita quotidiana in una tenda. Anche questo è molto preoccupante. Ogni volta che ne parliamo dicono di essere consapevoli che anche se la guerra finisse domattina, per loro continuerà una vita di sofferenza.

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