I veterani della Luna: chi sono gli otto uomini ancora in vita che sono usciti dall’orbita terrestre e hanno messo piede sul satellite
di Enrico FranceschiniLONDRA – “Andare sulla Luna è importante perché la conosciamo ancora relativamente poco. Soltanto 24 astronauti le si sono avvicinati e di questi solo 12 sono scesi sulla sua superficie, trascorrendovi in tutto un totale di due settimane. E questo è avvenuto in un ristretto periodo di tempo, tra il 1969 e il 1972. Poi più nulla. È ora di tornarci”.
Questo mi disse Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sul nostro satellite, quando lo intervistai per Repubblica nel 1986. Da allora sono passati quasi quarant’anni e finalmente il suo auspicio sta per realizzarsi: il lancio avvenuto questa mattina da Cape Canaveral in Florida del razzo Vulcan, con il compito di depositare sul suolo lunare il modulo-robot Peregrine, rappresenta la prima tappa del nuovo programma Artemis della Nasa per riportare astronauti sulla luna, probabilmente nel 2025 o 2026.
Armstrong, che fu il primo a sbarcarci pronunciando parole passate alla storia, “un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’uma…
LONDRA – “Andare sulla Luna è importante perché la conosciamo ancora relativamente poco. Soltanto 24 astronauti le si sono avvicinati e di questi solo 12 sono scesi sulla sua superficie, trascorrendovi in tutto un totale di due settimane. E questo è avvenuto in un ristretto periodo di tempo, tra il 1969 e il 1972. Poi più nulla. È ora di tornarci”.
Questo mi disse Neil Armstrong, il primo uomo a mettere piede sul nostro satellite, quando lo intervistai per Repubblica nel 1986. Da allora sono passati quasi quarant’anni e finalmente il suo auspicio sta per realizzarsi: il lancio avvenuto questa mattina da Cape Canaveral in Florida del razzo Vulcan, con il compito di depositare sul suolo lunare il modulo-robot Peregrine, rappresenta la prima tappa del nuovo programma Artemis della Nasa per riportare astronauti sulla luna, probabilmente nel 2025 o 2026.
Armstrong, che fu il primo a sbarcarci pronunciando parole passate alla storia, “un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”, è morto nel 2012 a 82 anni. Fra coloro che lo hanno seguito nel viaggio alla conquista dello spazio soltanto otto astronauti usciti dall’orbita terrestre sono ancora in vita. Ecco chi sono gli ultimi veterani della luna, le cui storie serviranno da ispirazione alla generazione che sta ora per seguirne le orme.
Edwin “Buzz” Aldrin
È conosciuto come “il secondo uomo sulla luna”, etichetta che non gli è mai piaciuta: è ben noto il suo risentimento nell’essere stato scelto come numero due, il 16 luglio 1969, per discendere i gradini della scaletta dell’Apollo 11. Anche lui ha lasciato ai posteri una frase, sia pure più acida di quella del suo collega: quando Armstrong gli disse “che vista magnifica”, guardando la luna dall’oblò della loro navicella, Aldrin rispose “magnifica desolazione”.
Ha sempre avuto un temperamento irascibile, forse anche per questo la Nasa gli diede il ruolo di secondo e non di primo nella storica missione: una volta che un tizio lo avvicinò per dirgli che lo sbarco sulla luna era un falso, girato in uno studio televisivo, Aldrin reagì tirandogli un pugno in faccia. Ma alla morte di Armstrong lo ha definito “un vero eroe americano e il miglior pilota che ho mai conosciuto”.
E si è preso una parziale rivincita quando il personaggio dell’astronauta nel cartone animato “Toy Story” è stato chiaramente ispirato a lui, ricevendo il nome di “Buzz Lightyear”. Non ha mai perso lo spirito avventuroso: è un sostenitore della necessità di sbarcare su Marte, a 86 anni ha partecipato a esplorazioni del Polo Nord e del Polo Sud e nel 2023 si è risposato, a 93 anni, per la quarta volta.
Bill Anders
Ha soltanto girato attorno alla luna, a bordo dell’Apollo 8, nel dicembre 1968, in una delle missioni che hanno preparato lo sbarco, ma è rimasto famoso come autore della prima fotografia a colori della terra scattata dallo spazio, diventata un simbolo dell’ambientalismo. “Ho fatto tutta questa strada per esplorare la luna”, commentò ironicamente, “e la cosa più importante che ho visto è la terra”. Dopo il ritiro dalla Nasa ha lavorato a lungo nell’industria aeronautica privata ed è stato anche ambasciatore americano in Norvegia.
Charles Duke
Oltre ad Aldrin, ci sono soltanto tre uomini ancora vivi che hanno camminato sulla luna. Charles Duke è uno di loro: quando lo fece, a 36 anni, diventò il più giovane ad avere raggiunto il suolo lunare. Ma aveva già svolto un ruolo significativo nell’esplorazione dello spazio. C’era lui, per così dire, all’altro capo del filo quando Armstrong, appena sceso sulla luna con la navicella, diede il messaggio che attendevano in tanti: “Houston, qui Tranquility Base. L’Eagle è sbarcato”. Duke rispose: “Ricevuto, Tranquility. C’è un sacco di gente qui che tira un sospiro di sollievo”. Vive attualmente a San Antonio, in Texas.
Fred Haise
Faceva parte della missione Apollo 13 che nel 1970 evitò di un soffio un disastro nello spazio quando un’esplosione a bordo costrinse l’astronave a cancellare il viaggio mentre si trovava già a 312 mila chilometri dalla terra. Il mondo intero seguì nervosamente il rientro della navicella danneggiata. Nonostante lo spavento, Haise doveva tornare sulla luna con l’Apollo 19, ma il volo fu cancellato per tagli al bilancio e non ebbe più un’altra occasione.
James Lovell
Insieme a Borman e Anders realizzò un traguardo storico con la prima missione verso la luna, l’Apollo 8, sperimentando il modulo lunare in preparazione per lo sbarco che fu poi effettuato dall’Apollo 11. La sua navicella fece dieci orbite intorno alla luna prima di tornare sulla terra. Lovell doveva sbarcare sul nostro satellite come comandante dell’Apollo 13, ma non accadde a causa della rottura di un serbatoio di ossigeno che costrinse l’equipaggio a trasferirsi sul modulo lunare, fare una sola orbita intorno alla luna e rientrare sulla terra, un’impresa raccontata dal film “Apollo 13” in cui il suo ruolo è interpretato da Tom Hanks. Lovell è uno dei soli tre astronauti ad avere viaggiato fino alla luna due volte, ma senza mai metterci piede.
Harrison Schmitt
A differenza della maggioranza degli altri astronauti della sua era, Schmitt non è un ex-pilota militare bensì un accademico: un geologo che prese parte all’ultima missione umana sulla luna, sull’Apollo 17, nel 1972, diventando uno degli ultimi due uomini a raggiungere il suolo lunare insieme al comandante Eugene Cerman. Dopo avere lasciato la Nasa nel 1975, è stato eletto al Senato di Washington, ma per un solo mandato. In seguito si è distinto per una posizione insolita o meglio unica fra gli scienziati ex-astronauti, schierandosi contro il consenso scientifico sul cambiamento climatico. Forse andare sulla luna gli aveva dato alla testa.
David Scott
Comandante dell’Apollo 15, Scott è uno dei soli quattro uomini in vita che hanno camminato sulla luna e uno dei primi ad avere guidato sulla luna. Nel 1971, dopo essere sbarcato come comandante dell’Apollo 15, si mise al volante del Lunar Roving Vehicle, l’automobile lunare, che essendo in grado di i 12 chilometri orari di velocità permise agli astronauti di spostarsi su più lunghe distanze di quelle che avevano percorso in precedenza a piedi.
Thomas Stafford
Come comandante dell’Apollo 10, Stafford condusse l’ultima missione sperimentale intorno alla luna prima dello sbarco dell’Apollo 11. Ma è rimasto famoso per un’altra missione, nel 1975, in qualità di comandante della prima missione congiunta Apollo-Soyuz, di fatto la prima pietra della futura stazione spaziale internazionale permanente. La sua stretta di mano nello spazio con il cosmonauta russo Aleksej Leonov diventò un’altra immagine simbolo delle esplorazioni dello spazio e, in quel momento, anche della distensione fra le superpotenze atomiche, Usa e Urss. Thomas e Aleksej sono rimasti amici per tutta la vita.