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Donald Trump di nuovo in tribunale: “Merito l’immunità”

Il ricorso del tycoon contro il processo per il 6 gennaio. Ieri la prima udienza
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NEW YORK — «Se un presidente ordinasse ad un soldato del Seal Team 6 di assassinare un rivale politico, potrebbe essere incriminato penalmente?». È la domanda più drammatica posta ieri dalla giudice Florence Pan, durante l’audizione alla Corte d’Appello di Washington, per discutere la richiesta di Donald Trump di ricevere l’immunità assoluta per tutte le azioni compiute quando era alla Casa Bianca. John Sauer, il suo avvocato, ha risposto così: «Può essere incriminato, ma solo dopo che il Congresso ha votato il suo impeachment». Pen ha replicato: «Le ho chiesto di rispondere sì o no. Devo quindi presumere che la sua risposta sia no?». Sauer allora ha aggiunto: «La mia risposta è un sì, qualificato».

Gira intorno a questi argomenti il futuro della Casa B…

NEW YORK — «Se un presidente ordinasse ad un soldato del Seal Team 6 di assassinare un rivale politico, potrebbe essere incriminato penalmente?». È la domanda più drammatica posta ieri dalla giudice Florence Pan, durante l’audizione alla Corte d’Appello di Washington, per discutere la richiesta di Donald Trump di ricevere l’immunità assoluta per tutte le azioni compiute quando era alla Casa Bianca. John Sauer, il suo avvocato, ha risposto così: «Può essere incriminato, ma solo dopo che il Congresso ha votato il suo impeachment». Pen ha replicato: «Le ho chiesto di rispondere sì o no. Devo quindi presumere che la sua risposta sia no?». Sauer allora ha aggiunto: «La mia risposta è un sì, qualificato».

Gira intorno a questi argomenti il futuro della Casa Bianca. Trump, incriminato dal procuratore federale Smith per l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, ha presentato un ricorso sostenendo che la carica di presidente gli garantisce l’immunità assoluta, e quindi non può essere processato. Inoltre, essendo già stato giudicato per quei fatti durante l’impeachment non approvato dal Senato, non può essere nuovamente sottoposto a un procedimento per lo stesso reato. La giudice di primo grado Tanya Chutkan aveva bocciato questa richiesta, sostenendo che gli Usa non sono una monarchia e nessuno è completamente al di sopra della legge. Quindi ha fissato il 4 marzo come data del processo. Trump ha così fatto ricorso alla Corte d’Appello, dove ieri le tre magistrate Karen Henderson, Florence Pan e Michelle Childs hanno esaminato la causa.

Henderson ha gelato Sauer, quando questo ha sottolineato che nessun presidente è mai stato portato prima a processo: «Questo è accaduto perché nessun presidente è stato mai incriminato penalmente per atti compiuti quando era in carica». Poi ha smontato l’argomento secondo cui il 6 gennaio Trump non aveva agito come candidato politico, ma come capo della Casa Bianca, per proteggere il rispetto delle leggi: «È paradossale che il suo dovere costituzionale di applicare correttamente le leggi gli consenta di violarle». Dopo l’audizione, Trump ha detto: «Credo che come presidente devi avere l’immunità, è molto semplice. Io non ho fatto nulla di sbagliato».

Le tre magistrate sono sembrate scettiche e nel giro di pochi giorni emetteranno la sentenza. Se accetteranno il ricorso, il processo per il 6 gennaio - e forse pure gli altri tre in cui Donald è incriminato - salteranno, anche se Smith può sempre fare appello alla Corte Suprema. Se lo rifiuteranno, Trump potrà chiedere all’intera Corte d’Appello di riascoltare la causa, oppure rivolgersi al massimo tribunale. La sua speranza, anche se alla fine perdesse, è ritardare il giudizio fino a dopo le presidenziali del 5 novembre. Se poi vincesse, dalla Casa Bianca potrebbe ordinare la fine dei processi federali.

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