Quei 75 detenuti assassinati nel 2021: così è iniziata la crisi che ora infiamma l’Ecuador
di Daniele MastrogiacomoDa oasi di pace a terra di conquista dei narcos. C’è una data che in Ecuador segna l’inizio di questa improvvisa e inaspettata svolta: il 23 febbraio 2021. Da quel giorno è cambiato tutto. Scoppia una sommossa nel Penitenziario Litoral, uno dei due che sorge nel complesso vicino a Guayaquil. La rivolta dura 48 ore. Alla fine, quando l’esercito riprende il controllo della struttura, i soldati si trovano davanti a una scena truculenta: 75 detenuti assassinati, i corpi squarciati, le teste mozzate. Un sabba di sangue. Un feroce regolamento di conti tra la gang dominante dei Los Choneros e gli avversari dei Lobos, a loro volta alleati di altre sette sigle.
Chi si interroga su …
Da oasi di pace a terra di conquista dei narcos. C’è una data che in Ecuador segna l’inizio di questa improvvisa e inaspettata svolta: il 23 febbraio 2021. Da quel giorno è cambiato tutto. Scoppia una sommossa nel Penitenziario Litoral, uno dei due che sorge nel complesso vicino a Guayaquil. La rivolta dura 48 ore. Alla fine, quando l’esercito riprende il controllo della struttura, i soldati si trovano davanti a una scena truculenta: 75 detenuti assassinati, i corpi squarciati, le teste mozzate. Un sabba di sangue. Un feroce regolamento di conti tra la gang dominante dei Los Choneros e gli avversari dei Lobos, a loro volta alleati di altre sette sigle.
Chi si interroga su questa strage senza precedenti solo qualche mese dopo riesce a capirne il senso. Non è solo uno scontro tra bande avversarie. È l’inizio di una nuova stagione. Ci sono altri “attori” stranieri che hanno rotto l’equilibrio nel mondo della criminalità del Paese andino. Sono rimasti nell’ombra, hanno preparato il terreno e adesso raccolgono i frutti.
Guayaquil, città costiera, diventa così l’hub del grande narcotraffico che da Sud si sposta verso gli Usa, l’Europa, l’Asia. L’Ecuador confina con il Perù e la Colombia, che restano i maggiori produttori di cocaina. Un boccone ghiotto per i Cartelli messicani. Basta con le trattative sui prezzi con i colombiani, le tasse di passaggio, i tradimenti, le vendette. Meglio gestire in proprio tutta la filiera: dalla produzione al trasporto alla distribuzione. La rotta dominante passa per il Pacifico, via mare. Non più dall’Atlantico e dai Caraibi.
A Guayaquil si presentano emissari della Jalisco Nueva Generación e del Cartello di Sinaloa. Dividono le 22 gang ecuadoriane. Infrangono un equilibrio che durava da sempre. I primi puntano sui Los Lobos, i secondi su Los Choneros. Con una valanga di soldi. Miliardi di dollari che comprano, corrompono, finanziano. Un business che fa gola a tanti e a cui nessuno vuole rinunciare. Mafia albanese in testa che qui, a Guayaquil, ha già piantato la sua nuova base in Sudamerica.