Francia, il governo Attal vira a destra: torna Rachida Dati, sarà la nuova ministra della Cultura
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Il nuovo governo di Gabriel Attal punta a destra. In una compagine volutamente ristretta con l’accorpamento di vari dicasteri, la carta a sorpresa del giovane premier è la nomina di Rachida Dati alla Cultura. Guardasigilli durante la presidenza di Nicolas Sarkozy - che ha caldeggiato la scelta con Macron - Dati mantiene una forte popolarità nei sondaggi tra gli elettori di destra. È quindi una “presa” importante per Macron nei confronti del suo complicato dialogo con i Républicains.
Gli esponenti che vengono dalla destra erano già molti: Gérald Darmanin, Bruno Le Maire, Sébastien Lecornu, tutti confermati nel nuovo esecutivo.
Dati, attualmente sindaca del settimo arrondissement, è indagata per un corruzione, su una consulenza per Renault quando era eurodeputata, ma non è stato un ostacolo per entrare nel governo, in nome della presunzione di innocenza che Emmanuel Macron ha sempre difeso. Con la sua forte personalità, Dati rappresenta un terremoto per un mondo della cultura …
PARIGI - Il nuovo governo di Gabriel Attal punta a destra. In una compagine volutamente ristretta con l’accorpamento di vari dicasteri, la carta a sorpresa del giovane premier è la nomina di Rachida Dati alla Cultura. Guardasigilli durante la presidenza di Nicolas Sarkozy - che ha caldeggiato la scelta con Macron - Dati mantiene una forte popolarità nei sondaggi tra gli elettori di destra. È quindi una “presa” importante per Macron nei confronti del suo complicato dialogo con i Républicains.
Gli esponenti che vengono dalla destra erano già molti: Gérald Darmanin, Bruno Le Maire, Sébastien Lecornu, tutti confermati nel nuovo esecutivo.
Dati, attualmente sindaca del settimo arrondissement, è indagata per un corruzione, su una consulenza per Renault quando era eurodeputata, ma non è stato un ostacolo per entrare nel governo, in nome della presunzione di innocenza che Emmanuel Macron ha sempre difeso. Con la sua forte personalità, Dati rappresenta un terremoto per un mondo della cultura piuttosto a sinistra.
Va via così l'ex ministra della Cultura Rima Abdul-Malak, caduta in disgrazia per aver apertamente criticato Gérard Depardieu e sconfessata da Macron che ha invece scelto di difendere il divo francese coinvolto in accuse di molestie e stupro. Abdul-Malak fa parte dell'ala sinistra del macronismo “punita” nel rimpasto, alla luce delle critiche espresse sulla recente legge sull'immigrazione. Tra gli altri ministri che avevano fatto capire di non apprezzare la svolta repressiva c'era anche Clément Beaune, per anni sherpa di Macron, che anche lui perde il ministero dei Trasporti.
Il parto del nuovo governo è stato complesso. Il nuovo premier ha messo quasi tre giorni per arrivare alla lista dei ministri, con ben quattro riunioni all'Eliseo. Dopo aver dato un segnale di rinnovamento, grazie al nome del suo pupillo Attal, Macron ha cercato un nuovo equilibrio politico che potesse rassicurare gli alleati, in particolare il Modem di François Bayrou e Horizons di Edouard Philippe, ma anche conquistare nuovi sostegni all'Assemblée Nationale dove il governo non dispone di una maggioranza assoluta. Anche se l'idea di un “contratto di governo” con i Républicains è tramontata, Macron si vendica pescando in quel vivaio provocando un’emorragia che mette in difficoltà il leader Eric Ciotti che ha annunciato ieri che Dati era esclusa dal partito.
Dalla destra viene anche l'ex ministra Catherine Vautrin che prende il maxi-dicastero del Lavoro e della Salute. Il ministro dell'Interno Darmanin resta al suo posto, nonostante voci di un suo pessimo rapporto con Attal e l'ambizione delusa di fare lui il capo del governo. La conferma era attesa dopo che, per smentire le voci di dissidi, il ministro e il premier erano andati insieme a visitare un commissariato di periferia. Anche Bruno Le Maire mantiene il super-dicastero Economia e Finanze, proseguendo il suo record: è stato nominato nell'ormai lontano 2017. Immaginare di mandare via Le Maire, peso massimo del governo, era complicato anche vista la credibilità di cui gode con le agenzie di rating, in un momento in cui il debito della Francia è particolarmente scrutato. Confermato anche il Guardasigilli Éric Dupond Moretti, l'avvocato di origini italiane, scagionato poche settimane fa in un processo per conflitto di interesse.
Esce Catherine Colonna agli Affari Esteri e l’Europa, sostituita da Stéphane Sejourné, attuale capo di Renaissance e dell'eurogruppo Renew e l’ex compagno del premier Attal. Di fatto tutti i ministeri di peso sono occupati da uomini. Nel cercare a fatica di mantenere comunque la parità nel governo, Attal ha dovuto mettersi in cerca di donne. La titolare dello Sport nel precedente governo, Amélie Oudéa-Castéra, mantiene l'incarico e allarga la sua competenza al ministero dell'Istruzione, occupato fino a martedì da Attal. Prisca Thevenot, finora segretaria di Stato alla Gioventù, diventa portavoce del governo al posto di Olivier Véran, macronista che ora è il favorito per diventare capolista alle prossime elezioni europee.