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A Taiwan vince Lai: ecco come potrebbe reagire la Cina

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Il candidato autonomista inviso a Pechino si afferma alle presidenziali, anche se rischia di non avere una maggioranza stabile in Parlamento
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TAIPEI - “Vinceremo. Perché vogliamo rimanere indipendenti, mantenendo lo status quo per non provocare una guerra, ma non essere controllati dalla Cina. Ho votato per il Dpp e per Lai Ching-te, alle legislative e alle presidenziali: sono il partito e l’uomo giusto per Taiwan”, ci racconta una ragazza fuori da un seggio allestito in una scuola elementare nel centro di Taipei.“L’uomo giusto”, come lo chiama lei, a quattro ore dalla chiusura dei seggi ha vinto: Il suo sfidante, Hou Yu-ih del Kuomintang, ammette già la propria sconfitta e si congratula con Lai.

(afp)

L’attuale vicepresidente dell’isola bestia nera di Pechino, candidato per il partito democratico-progressista che già governa Taiwan da otto anni, si appresta a far governare il Dpp per la terza volta consecutiva: mai successo dal 1996 (anno delle prime elezioni libere dopo decenni di dittatura del Generalissimo del Kuomintang Chiang Kai-shek)…

TAIPEI - “Vinceremo. Perché vogliamo rimanere indipendenti, mantenendo lo status quo per non provocare una guerra, ma non essere controllati dalla Cina. Ho votato per il Dpp e per Lai Ching-te, alle legislative e alle presidenziali: sono il partito e l’uomo giusto per Taiwan”, ci racconta una ragazza fuori da un seggio allestito in una scuola elementare nel centro di Taipei.“L’uomo giusto”, come lo chiama lei, a quattro ore dalla chiusura dei seggi ha vinto: Il suo sfidante, Hou Yu-ih del Kuomintang, ammette già la propria sconfitta e si congratula con Lai.

(afp)

L’attuale vicepresidente dell’isola bestia nera di Pechino, candidato per il partito democratico-progressista che già governa Taiwan da otto anni, si appresta a far governare il Dpp per la terza volta consecutiva: mai successo dal 1996 (anno delle prime elezioni libere dopo decenni di dittatura del Generalissimo del Kuomintang Chiang Kai-shek).

I tre contendenti

Nel quartiere generale del Dpp, allestito su Beiping Road, iniziano ad arrivare a migliaia i sostenitori. Qualche bandiera dell’Ucraina nelle prime file. Complice la bella giornata di sole l’affluenza dovrebbe superare il 70%, in linea con le precedenti elezioni. A seguire Lai, in questi risultati parziali, c’è il candidato del Kuomintang, Hou Yu-ih, più favorevole al dialogo con Pechino, al momento al 33,2%. Terzo, con il 25%, Ko Wen-je, del partito del popolo (Tpp).

Lunghe code fin dalla mattina fuori dai circa 18mila seggi sparsi in tutta l’isola. Oltre che per il loro nuovo presidente, i taiwanesi hanno votato anche per il rinnovo dei 113 seggi in Parlamento: qui per il Dpp dovrebbe essere difficile, però, ottenere la maggioranza: cosa che a Pechino non dispiacerebbe affatto.

L’occhio di Pechino

La Cina osserva infatti attentamente il voto e continua a fare le solite pressioni: il ministero della Difesa di Taipei ha riferito di aver rilevato 8 jet e 6 navi militari cinesi intorno all'isola nelle 24 ore fino alle 6 locali di questa mattina, due ore prima dell’apertura dei seggi. E altri due palloni aerostatici.

Come risponderà Pechino

Con quale forza reagirà Pechino, che rivendica Taiwan come proprio territorio da “riunificare”, è la grande incognita: una risposta ci sarà di sicuro, magari pure rabbiosa, concordano gli analisti: nuove esercitazioni militari, pressioni economiche. I funzionari della sicurezza di Taiwan dicono di non aspettarsi però che l'Esercito Popolare di Liberazione effettui grandi esercitazioni intorno all'isola subito dopo le elezioni (complici le condizioni meteorologiche), anche in caso di vittoria di Lai. Si prevede invece che Pechino intensifichi la pressione economica e adotti altre misure coercitive (come nuove esercitazioni) prima che il nuovo presidente entri in carica, il 20 maggio. Quello che succederà dopo sarà determinato anche da con quale forza verrà eletto Lai e soprattutto se avrà o meno una maggioranza stabile in Parlamento. Questo determinerà la risposta cinese in futuro.

La minaccia cinese è reale ma non è una novità, e i taiwanesi ormai ci hanno fatto l’abitudine (e i temi che stanno loro più a cuore sono più semplici: casa, lavoro, welfare). Anche se ora, dall’altra parte dello Stretto, c’è uno Xi Jinping molto più forte di qualsiasi altro precedente leader cinese. Xi, che nel suo discorso di fine anno ha ribadito “l’inevitabilità storica dell’unificazione”, non lascia dubbi sul suo tentativo di intimidire gli elettori. Pochissimi analisti, taiwanesi e occidentali, credono tuttavia che il rischio di una vera guerra non sia affatto imminente, nemmeno tra molti anni: l’esercito cinese non è pronto, nonostante la sbandierata propaganda del Partito comunista di Pechino.

Con il Dpp la Cina ha interrotto ogni dialogo in questi otto anni: considera il partito al governo una pericolosa forza indipendentista. Pechino ha bollato Lai in questi mesi come un “grave pericolo”, un “bugiardo” e un “teppista”. Il candidato del Dpp si è ripetutamente impegnato a non cambiare lo status quo attraverso lo Stretto di Taiwan e ha offerto colloqui con la Cina: “Siamo già una nazione sovrana e non c’è bisogno di dichiarare una formale indipendenza. Vogliamo mantenere lo status quo: è interesse del mondo intero”.

La Cina, che ha incorniciato il voto come una scelta tra la guerra e la pace, potrebbe essere tranquillizzata dal fatto che Lai non dovrebbe ottenere la maggioranza in Parlamento: questo potrebbe rallentare gli sforzi di Taiwan per potenziare le proprie difese e costruire nuovi armamenti, come sottomarini e jet da combattimento, se le proposte di legge sulla spesa dovessero essere ritardate o non approvate per colpa delle forze di opposizione. Insomma, un presidenze azzoppato. E tutto sommato a Xi potrebbe stare bene.

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