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Il lanciafiamme di Milei nel salotto di Davos: ombre sul debutto del presidente argentino

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L’esordio sulla scena internazionale sconcerta i presenti: “Occidente minacciato dal socialismo”. Ma su X lo vedono in 44 milioni
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Il lanciafiamme di Javier Milei sulla platea di Davos, il debutto lunare dell’outsider anarco-capitalista nel salotto buono. È questa una delle istantanee che resteranno impresse nella memoria del Forum Economico che ieri è giunto a conclusione. Mentre si tirano le somme, divide e causa scontri l’allarme lanciato dal neo-eletto presidente argentino nella sua prima apparizione su un podio internazionale dopo l’insediamento: «Sono venuto a dirvi che l’Occidente è in pericolo. (…) La minaccia è il socialismo».

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A parlare sono i numeri. Il video dell’intervento di mercoledì a Davos è stato visto da 44 milioni di utenti su X. Mentre Milei parlava, Elon Musk ha ripostato il discorso tre volte. La prima: «Ecco una buona spiegazione di cosa rende i Pesi più o meno poveri». La seconda, un nuovo live con traduzione simultanea in inglese: «Ecco una versione migliore». Alla terza ha fatto ricorso a un meme (s…

Il lanciafiamme di Javier Milei sulla platea di Davos, il debutto lunare dell’outsider anarco-capitalista nel salotto buono. È questa una delle istantanee che resteranno impresse nella memoria del Forum Economico che ieri è giunto a conclusione. Mentre si tirano le somme, divide e causa scontri l’allarme lanciato dal neo-eletto presidente argentino nella sua prima apparizione su un podio internazionale dopo l’insediamento: «Sono venuto a dirvi che l’Occidente è in pericolo. (…) La minaccia è il socialismo».

(afp)

A parlare sono i numeri. Il video dell’intervento di mercoledì a Davos è stato visto da 44 milioni di utenti su X. Mentre Milei parlava, Elon Musk ha ripostato il discorso tre volte. La prima: «Ecco una buona spiegazione di cosa rende i Pesi più o meno poveri». La seconda, un nuovo live con traduzione simultanea in inglese: «Ecco una versione migliore». Alla terza ha fatto ricorso a un meme (sessista): un uomo nudo con una donna nuda di spalle a cavalcioni su di lui. Tra i due, un computer con il discorso di Milei: “So hot right now”, così eccitante in questo momento.

Milei ha portato a Davos la ricetta di smantellamento dello Stato sociale che vuole applicare all’Argentina, una ricetta divisiva, che infiamma estremisti dell’alt-right come Elon Musk, esprime desideri reconditi di molti partecipanti di Davos ma fa inorridire molti altri. E la vera domanda ora è se il fuoco argentino si può propagare ad altri Paesi che votano quest’anno o se rimarrà un fenomeno sudamericano: il successo di Donald Trump in Iowa offre un’indicazione sulla risposta.

L’Occidente, ha detto il presidente alla platea riunita in una delle stazioni sciistiche più esclusive al mondo, è sotto attacco da parte del socialismo, e il capitalismo del libero mercato non solo è «giusto e moralmente superiore», ma è anche la ragione per cui l’umanità sta godendo della «più grande espansione della ricchezza e prosperità nella nostra storia».

Il modello che propone per l’Argentina è radicato su principi libertari: «La difesa della vita, della libertà e della proprietà», ha detto. Ha poi descritto quelli che considera i volti attuali del socialismo: il femminismo, l’agenda del cambiamento climatico e il collettivismo. È arrivato al punto di affermare che strumenti politici comuni nelle nazioni sviluppate - dal debito ai sussidi e ai tassi di interesse - sono il risultato del tentativo dello Stato di controllare le vite degli individui.

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Ma se sui social il fuoco di Milei è diventato incendio, nel mondo reale le cose sono andate diversamente. Sono infatti pochi i leader internazionali che si sono fatti fotografare con l’anarco-capitalista. Lo stesso giorno, a pochi minuti e stanze di distanza, parlava il presidente francese Emmanuel Macron, ma la stretta di mano non c’è stata. Nemmeno c’è stato uno scambio con il premier spagnolo Pedro Sánchez. La reazione della platea, raccontano alcuni dei presenti, è stata a tratti di imbarazzo, altre di aperta risata. Piu tardi si è saputo che ampi stralci del suo ragionamento erano un calco di una Ted Talk che aveva offerto nel 2019.

Luisa Corradini, giornalista del quotidiano argentino di centro destra La Nación, ha descritto dettagliatamente l’atmosfera in sala durante il discorso aggiungendo che «metà delle poltrone erano vuote». Su di lei si è scagliato un esercito di account che l’ha accusata pubblicamente di mentire, con tanto di tagli fotografici che proverebbero l’affollamento del locale. Una televisione argentina ha denunciato che Milei «ha un esercito di troll”» Pochi minuti dopo Elon Musk ha cambiato la sua biografia in “Chief Troll Officer” (capo di tutti i troll), per sgomberare il campo da ogni dubbio.

Ma mentre Milei seminava fuoco, la sua squadra tecnica, in particolare i rappresentanti del macrismo (la destra tradizionale che ha formato governo con quella estrema) si sedevano nei bilaterali a Davos armati di estintore: cercavano di convincere i presenti che la sua agenda economica è solida, che non verrà abolita la banca centrale e che Milei è una persona lucida e razionale. Le sue prime iniziative economiche hanno infatti già ricevuto ampio appoggio dagli analisti ma anche dal Fondo Monetario Internazionale che la settimana scorsa ha garantito all’Argentina un nuovo prestito di 4,7 miliardi di dollari.

È però sul tema dei diritti che la sua ricetta desta le maggiori preoccupazioni. Un simile attacco contro il femminismo e «l’agenda insanguinata dell’aborto» è più unico che raro in questo contesto. «Che un uomo che predica libertà si esprima in modo tanto violento di fronte a una platea mondiale attaccando il femminismo e l’aborto è di per sé assurdo e contraddittorio», commenta Mercedes Funes, autrice argentina femminista, tra le iniziatrici del movimento “Ni una menos” che ha portato alla legalizzazione dell’interruzione della gravidanza in questo Paese. E si chiede: «Fino a che punto l’establishment sarà disposto ad appoggiarlo?».

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