Nuovo colpo all’Iran: Israele bombarda in Siria un vertice dei Pasdaran
di Daniele RaineriUn bombardamento israeliano distrugge una palazzina a Damasco in Siria, uccide cinque ufficiali dei pasdaran iraniani appena arrivati per una missione in veste di consiglieri militari, secondo fonti ufficiali dell’Iran e anche tre siriani — secondo fonti locali. Israele per un’antica prassi che segue in questo genere di operazioni non conferma e non smentisce, ma il bombardamento a metà mattina fa parte di una sequenza di attacchi aerei cominciata nel 2013, undici anni fa, con l’intento di smantellare e ostacolare il progetto iraniano di trasformare la Siria in una piattaforma militare per attaccare Israele da Nord. È una campagna che per anni ha preso di mira un pericolo ipotetico, ma dal 7 ottobre in poi è diventata per gli israeliani una questione urgente e ha accelerato.
Se il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu decidesse di attaccare il gruppo Hezbollah in Libano allora anche la Siria, che confina con Israele per un lungo tratto, diverrebbe una zona di guerra. Le m…
Un bombardamento israeliano distrugge una palazzina a Damasco in Siria, uccide cinque ufficiali dei pasdaran iraniani appena arrivati per una missione in veste di consiglieri militari, secondo fonti ufficiali dell’Iran e anche tre siriani — secondo fonti locali. Israele per un’antica prassi che segue in questo genere di operazioni non conferma e non smentisce, ma il bombardamento a metà mattina fa parte di una sequenza di attacchi aerei cominciata nel 2013, undici anni fa, con l’intento di smantellare e ostacolare il progetto iraniano di trasformare la Siria in una piattaforma militare per attaccare Israele da Nord. È una campagna che per anni ha preso di mira un pericolo ipotetico, ma dal 7 ottobre in poi è diventata per gli israeliani una questione urgente e ha accelerato.
Se il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu decidesse di attaccare il gruppo Hezbollah in Libano allora anche la Siria, che confina con Israele per un lungo tratto, diverrebbe una zona di guerra. Le milizie filoiraniane userebbero il territorio siriano per sparare missili contro le città israeliane e per questo motivo Israele continua a bombardare le postazioni dove secondo la sua intelligence gli iraniani starebbero preparando il prossimo conflitto.
La guerra israeliana contro Hezbollah stava quasi per essere lanciata a ottobre, secondo le stesse testimonianze dei ministri di Netanyahu. Venerdì il Washington Post ha scritto che secondo fonti israeliane le manovre diplomatiche per convincere Hezbollah ad arretrare di 30 km dal confine hanno tempo fino alla fine di gennaio per produrre risultati, altrimenti lo scenario di guerra diventa di nuovo urgente.
Il bersaglio del raid era Hojatollah Omidvar, capo dell’intelligence dei Guardiani della Rivoluzione iraniana in Siria, e altri quattro ufficiali appena arrivati con lui dall’Iran — sono informazioni dettagliate come questa che avevano reso celebri i servizi segreti israeliani, prima della disfatta del 7 ottobre. Era Omidvar, secondo fonti di stampa, che si occupava anche degli attacchi con bombe ai veicoli americani nell’Est della Siria.
Il bombardamento è avvenuto a Mezzeh, quartiere con molte palazzine riservate agli stranieri e molte ambasciate, che in questi anni è diventato un magnete per i raid aerei israeliani in Siria — sono stati cinquantasei l’anno scorso — perché vi si concentrano le attività dei consiglieri militari dell’Iran. In quell’area a Natale un altro bombardamento aveva ucciso Sayyed Reza Moussavi, un generale dei pasdaran che da trent’anni collaborava con il regime siriano.
Per colpire a Damasco gli aerei israeliani usano una tecnica che permette loro di non entrare nello spazio aereo siriano: sorvolano il Libano, arrivano quasi al confine con la Siria e poi sganciano bombe modificate con un paio di alette che possono planare in orizzontale per decine di chilometri fino a piombare sul bersaglio.
In Libano nelle stesse ore un drone israeliano ha colpito con un missile un’automobile su una strada di campagna a est di Tiro e secondo fonti libanesi ha ucciso due uomini di Hamas e — anche in questo caso — un ufficiale iraniano, Ali Muhammad Haderaj, che fa parte della cosiddetta divisione Palestina dell’unità al Quds dei Guardiani della rivoluzione. C’era anche un quarto ucciso, ma la sua identità non è stata rivelata. Il significato di queste uccisioni è abbastanza chiaro: Israele prepara il terreno in caso di guerra al Nord e colpisce i consiglieri militari iraniani che fanno da spina dorsale dei gruppi come Hamas e Hezbollah.
Il presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, ha detto che queste uccisioni non resteranno impunite e l’Iran sceglierà il momento più opportuno per vendicarsi. Nella notte tra lunedì e martedì missili balistici iraniani avevano colpito una palazzina a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, che i media iraniani hanno definito “una base locale del Mossad israeliano”, come rappresaglia per il raid di Natale a Damasco. È un ciclo continuo di raid e contro raid — fino a quando prima o poi il conflitto al Nord non scoppierà davvero. Ieri quaranta razzi delle milizie sono caduti sulla base americana di Ayn al Asad, in Iraq, la stessa colpita dagli iraniani nel 2020 come risposta all’uccisione del generale iraniano Qassem Suleimani.