Il piano dell’Europa per Gaza: una conferenza di pace e militari Ue per garantire la nascita dei due Stati
dal nostro corrispondente Claudio TitoBruxelles - Una «pace globale» stabile da raggiungere attraverso la costituzione di «Due Stati». Ecco il Piano europeo per provare a trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Il documento è stato presentato ieri dall’Alto rappresentante Ue ai 27 ministri degli Esteri. Un piano che prevede una tregua da siglare in tempi brevi per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari a Gaza, il rilascio degli ostaggi e il rafforzamento dell’Autorità palestinese e della sicurezza per gli israeliani. Un obiettivo che dovrebbe passare per la Convocazione di una Conferenza di Pace cui parteciperebbero anche gli Usa, la Lega araba, l’Egitto, Giordania e Arabia Saudita.
E sebbene, non sia stato inserito nel cosiddetto “non paper”, presentato da Borrell, il tutto dovrebbe essere accompagnato da una missione militare di pace, sotto l’egida dell’Onu, per garantire in futuro una situazione di non belligeranza.
Il consiglio dei ministri Ue degli Esteri è stato ieri allargato alla partecipaz…
Bruxelles - Una «pace globale» stabile da raggiungere attraverso la costituzione di «Due Stati». Ecco il Piano europeo per provare a trovare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Il documento è stato presentato ieri dall’Alto rappresentante Ue ai 27 ministri degli Esteri. Un piano che prevede una tregua da siglare in tempi brevi per consentire l’arrivo degli aiuti umanitari a Gaza, il rilascio degli ostaggi e il rafforzamento dell’Autorità palestinese e della sicurezza per gli israeliani. Un obiettivo che dovrebbe passare per la Convocazione di una Conferenza di Pace cui parteciperebbero anche gli Usa, la Lega araba, l’Egitto, Giordania e Arabia Saudita.
E sebbene, non sia stato inserito nel cosiddetto “non paper”, presentato da Borrell, il tutto dovrebbe essere accompagnato da una missione militare di pace, sotto l’egida dell’Onu, per garantire in futuro una situazione di non belligeranza.
Il consiglio dei ministri Ue degli Esteri è stato ieri allargato alla partecipazione dei rappresentanti israeliano, palestinese, saudita, egiziano e giordano. L’argomento centrale è stato appunto come aprire una finestra di dialogo per porre fine alla guerra in quell’area nella consapevolezza che al momento il governo di Netanyahu non è assolutamente favorevole all’ipotesi di concedere anche ai palestinesi il riconoscimento di uno Stato.
Il percorso indicato dall’Alto Rappresentante ha raccolto sostanzialmente il consenso di tutti i 27. Anche se, almeno su un punto, l’accordo non è stato certo pieno: in particolare sull’idea di prevedere sanzioni per i coloni israeliani, chieste in particolare dalla Francia. Un provvedimento che ha visto schierarsi contro la Germania, l’Olanda e l’Italia.
«Prima - ha detto il ministro degli esteri, Antonio Tajani - pensiamo a sanzionare i terroristi di Hamas, poi si vedrà per gli altri». Anche se questo passaggio sembrava mirare soprattutto a coinvolgere gli stati arabi e offrire una piattaforma da spendere sul piano della comunicazione interna con le rispettive opinioni pubbliche.
I contatti con la Casa Bianca sono stati costanti. Del resto un piano di pace di questo tipo non potrebbe mai realizzarsi senza l’intesa e la guida degli Stati Uniti. L’ostacolo principale, al momento, sembra in primo luogo il premier israeliano. Nel corso del vertice europeo, infatti, diversi ministri hanno criticato la posizione del governo di Gerusalemme e soprattutto la circostanza che Netanyahu sembra legare la sua sopravvivenza politica al mantenimento di un livello alto di tensione. Ma è stata anche avvertita l’eventualità che il governo israeliano abbia bisogno di una vittoria evidente o di un simbolo da esporre prima di accettare il percorso di pace.
«Siamo tutti d’accordo - ha sottolineato Borrell - sul fatto che più morte e distruzione a Gaza non aiuteranno a sconfiggere Hamas e la sua ideologia, che non ci sarà più sicurezza per Israele, anzi». A suo giudizio, tutto dovrà avvenire per tappe. La soluzione dei «due Stati» non potrà realizzarsi in poco tempo. Ma questo è il momento di fare arrivare «più aiuti umanitari a Gaza» e di «lavorare ad una pace stabile». «E gli europei hanno l’obbligo morale di lavorare ad una soluzione».
Tajani ha concordato pienamente sull’idea dei «due popoli, due Stati». E ha offerto la disponibilità italiana a partecipare ad una operazione di pace. «Gaza - ha detto - dovrà essere parte dello Stato palestinese di domani. Quindi bisognerà trovare una soluzione che permetta questo percorso. Certamente non può essere Hamas a gestirlo. Può essere l’Anp, con una presenza delle Nazioni Unite e con una missione a guida di un paese arabo con una presenza anche di forze di pace e l’Italia è pronta a partecipare eventualmente a una missione di pace per garantire una fase di transizione che poi porti alla nascita dello Stato palestinese».
Nel Piano europeo comunque si prevedono diverse fasi che non potranno durare meno di un anno. In particolare si prende atto del fatto che inizialmente le parti non potranno partecipare congiuntamente alle trattative ma solo ai negoziati finali. Il nodo principale, però, rimane sempre lo stesso: l’obiettivo «dovrebbe essere lo sviluppo di solide garanzie di sicurezza per Israele e per il futuro Stato indipendente di Palestina, a condizione che si riconosca pienamente il reciproco riconoscimento diplomatico e l’integrazione di Israele e Palestina nella regione».