Francia, Germania, Belgio: la rivolta dei “gilet verdi”contro l’Europa ecologista
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — La protesta dei “gilet verdi” plana sulla Francia e si allarga in Europa. Ieri è stata un’altra giornata di blocchi autostradali e flash mob di trattori davanti alle Prefetture, sulle tangenziali delle grandi città.
L’estrema destra d’Oltralpe soffia sulla protesta dopo la morte di un’attivista e di sua figlia dodicenne, investite martedì mentre presidiavano un posto di blocco. Alla guida della macchina c’era un armeno senza permesso di soggiorno e con un decreto di espulsione non applicato. «Il governo deve rendere conto di questa tragedia», attacca Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National che guida la battaglia per le europee e già vola nei sondaggi al 30% delle intenzioni di voto.
Marion Marechal, capolista della lista rivale Reconquête di Eric Zemmour, ieri era a Bruxelles per partecipare a un raduno di contadini e denunciare «l’ecologia punitiva» del nuovo Green Deal. Un raduno al quale ha partecipato anche Christiane Lambert, presidente del Comitato dell…
PARIGI — La protesta dei “gilet verdi” plana sulla Francia e si allarga in Europa. Ieri è stata un’altra giornata di blocchi autostradali e flash mob di trattori davanti alle Prefetture, sulle tangenziali delle grandi città.
L’estrema destra d’Oltralpe soffia sulla protesta dopo la morte di un’attivista e di sua figlia dodicenne, investite martedì mentre presidiavano un posto di blocco. Alla guida della macchina c’era un armeno senza permesso di soggiorno e con un decreto di espulsione non applicato. «Il governo deve rendere conto di questa tragedia», attacca Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National che guida la battaglia per le europee e già vola nei sondaggi al 30% delle intenzioni di voto.
Marion Marechal, capolista della lista rivale Reconquête di Eric Zemmour, ieri era a Bruxelles per partecipare a un raduno di contadini e denunciare «l’ecologia punitiva» del nuovo Green Deal. Un raduno al quale ha partecipato anche Christiane Lambert, presidente del Comitato delle organizzazioni agricole europee, secondo cui le proteste si estenderanno presto anche all’Italia e alla Spagna.
La mobilitazione non si ferma neanche in Germania. Per ora sono sospesi i mega blocchi dei trattori sulle autostrade o nelle principali città tedesche, e anche le manifestazioni clamorose che andavano avanti da Natale, ma le associazioni continuano a sfilare ad Amburgo. Il governo Scholz è stato costretto a caricare sui contadini una parte dei frettolosi tagli imposti dalla sentenza della Corte costituzionale che ha stralciato 60 miliardi di euro dalla finanziaria. E i “Bauernverbaende” non ci stanno: chiedono il ripristino degli sconti sul diesel, che hanno già ottenuto, ma anche l’annullamento dei tagli ai sussidi. Su questo punto il governo tiene duro, per ora. Ma nel frattempo alle manifestazioni compaiono sempre più spesso artigiani, infermieri, operai. Tutti uniti nella rabbia contro un governo percepito come debole e tentennante.
Sull’onda degli effetti della guerra in Ucraina, la protesta è in corso anche in Polonia, Ungheria e Romania, contro la concorrenza delle importazioni a basso costo da Kiev. Il “pollo ucraino” viene preso come esempio di dumping sulle barricate transalpine di questi giorni: produrlo, denunciano, costa la metà che in Francia. A cinque mesi dal voto per le europee, la mobilitazione può diventare la bandiera dei sovranisti.
In Olanda la rabbia contro un piano per la riduzione dell’azoto prodotto dagli allevamenti è stata cavalcata dal leader di estrema destra Geert Wilders alle ultime elezioni politiche. A Berlino, l’Afd spera di sfruttare le manifestazioni, anche se il capo della Federazione tedesca degli agricoltori ha respinto qualsiasi legame con l’estrema destra. Il partito neofranchista Vox si è già fatto portavoce degli agricoltori spagnoli, nella difesa del “campo” contro le norme Ue.
In Francia, i punti in comune con la rivolta dei gilet gialli che esplose tra il 2018 e il 2019 sono tanti: una protesta che nasce dalla base, scavalcando i sindacati, che evidenzia ancora una volta la cesura tra Parigi e la Francia più rurale e periferica, e che punta contro le nuove restrizioni varate in nome della transizione ecologica. Come cinque anni fa, a far scattare la ribellione sono le tasse sui carburanti più inquinanti. I “gilet verdi” sono il primo banco di prova per il nuovo premier Gabriel Attal, che a breve dovrebbe annunciare misure urgenti. È un tema cruciale per la Francia, prima potenza agricola europea. Il ministro dell’Agricoltura, Marc Fesneau, accusa l’estrema destra di «soffiare sul fuoco della rabbia e della disperazione degli agricoltori. Non è altro che opportunismo elettorale per le elezioni europee».
La mobilitazione francese è particolarmente forte nel sud-ovest - il tragico incidente avvenuto in Occitania è proprio nell’epicentro della protesta - ma si sta allargando fino a Lione, e alcune strade cominciano ad essere bloccate anche nell’est. I trattori degli agricoltori potrebbero arrivare fino nella capitale. «Non è esclusa nessuna opzione» ha detto Arnaud Rousseau, capo del Fnsea, il più grande sindacato degli agricolori. Emmanuel Macron vuole scongiurare un’ennesima crisi sociale come quella dei gilet gialli e ha mandato un messaggio agli agricoltori su X: «Ho chiesto al governo di mobilitarsi per fornire soluzioni concrete alle difficoltà che state affrontando».