Hong Kong censura la serie tv con Nicole Kidman. Pronta una nuova stretta sulle libertà politiche
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “È una responsabilità costituzionale. Sono 26 anni che aspettiamo e non possiamo più attendere. Le minacce alla sicurezza nazionale di Hong Kong sono reali”. Non dovrebbe avere particolari problemi questa volta il governatore John Lee a far passare una nuova legge sulla sicurezza nazionale: un’ulteriore stretta, denunciano i critici, alle libertà promesse al Porto Profumato.
Non siamo più nel 2003 quando una proposta identica portò in piazza mezzo milione di persone e costrinse il governo della città ad accantonare il progetto. Ora nell’ex colonia britannica il panorama è decisamente cambiato: dal 2020 - da quando Pechino ha imposto alla città la sua di legge sulla sicurezza nazionale …
PECHINO - “È una responsabilità costituzionale. Sono 26 anni che aspettiamo e non possiamo più attendere. Le minacce alla sicurezza nazionale di Hong Kong sono reali”. Non dovrebbe avere particolari problemi questa volta il governatore John Lee a far passare una nuova legge sulla sicurezza nazionale: un’ulteriore stretta, denunciano i critici, alle libertà promesse al Porto Profumato.
Non siamo più nel 2003 quando una proposta identica portò in piazza mezzo milione di persone e costrinse il governo della città ad accantonare il progetto. Ora nell’ex colonia britannica il panorama è decisamente cambiato: dal 2020 - da quando Pechino ha imposto alla città la sua di legge sulla sicurezza nazionale - molti dei principali attivisti pro-democrazia sono stati arrestati, messi a tacere o costretti all’esilio; decine di gruppi della società civile sciolti; testate giornalistiche come Apple Daily e Stand News chiuse; nel Legislative Council, il parlamentino di Hong Kong, dopo le passate riforme elettorali ormai siedono soltanto i “veri patrioti” fedeli al Partito comunista cinese.
“Anche se la nostra società nel complesso sembra tranquilla e molto sicura, dobbiamo ancora essere vigili contro potenziali sabotaggi e correnti sotterranee che cercano di causare problemi, in particolare alcune idee sull'indipendenza di Hong Kong che sono ancora radicate nelle menti di alcune persone”, dice Lee.
Secondo la Basic Law, la mini-costituzione della città in vigore dal 1997, il governo locale è tenuto, in base all'articolo 23, a emanare la propria legislazione sulla sicurezza nazionale: cosa che finora non è mai riuscito a fare. La proposta - un documento di 110 pagine che ora dovrà essere sottoposto a consultazione pubblica fino al 28 febbraio - è composta da nove capitoli, che comprendono reati come il tradimento, la sedizione, il furto di segreti di Stato, gli atti digitali che mettono in pericolo la sicurezza nazionale e le ingerenze dall’estero.
Legge che verrà attentamente esaminata dalla comunità internazionale: c’è il timore che ricerche sulla politica, l'economia e le forze armate cinesi e le indagini di due diligence su individui e aziende della Cina continentale - tutte attività tradizionalmente svolte da alcune aziende e accademici di Hong Kong - possano sconfinare nella vaga definizione di segreto di Stato.
Nelle intenzioni del governo cittadino la nuova legge andrà ad integrare quella sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel 2020. In base a quella legge di quattro anni fa, già 290 persone sono state arrestate (politici, attivisti, avvocati, sindacalisti e giornalisti) e 30 sono state condannate per reati legati alla sicurezza nazionale.
A Hong Kong pure il cinema è ormai sempre più questione di sicurezza nazionale. Dopo i Simpsons, Batman e Winnie The Pooh, ne sta facendo le spese anche la nuova serie tv “Expats” con Nicole Kidman come protagonista principale e girata proprio ad Hong Kong. I primi due episodi della serie, prodotta da Amazon Prime Video, in città non sono disponibili. Non è ancora chiaro se sia stata Amazon a “omettere” gli episodi oppure se l’ordine sia arrivato dalle autorità cittadine. Insomma, se autocensura o censura.
La serie racconta le vite di tre donne americane, ma ci sono anche scene del Movimento degli Ombrelli pro-democrazia del 2014 con il primo episodio che contiene brevi inquadrature dei manifestanti che gridano "Vogliamo il suffragio universale”. Ad ottobre del 2021 è entrata in vigore la nuova legge sulla censura dei film, che consente al governo di vietare quelle pellicole ritenute minaccia alla sicurezza nazionale. Anche se in teoria la legge non si applica alle piattaforme di streaming.
"Girata a Hong Kong, ma non può essere vista a Hong Kong: la città internazionale", ha commentato sarcastico sui social un utente con un emoji che ride. Per non piangere.