Diario da Gaza – “Caccia al tesoro per sopravvivere: la sera un bimbo chiede un dolce e il giorno dopo tutti lo cerchiamo”
di Sami al-AjramiRAFAH – A Gaza è finita anche la cioccolata. La davamo ai bambini per aiutarli a superare i momenti di panico durante i bombardamenti, il trauma della guerra, e per far recuperare loro un po’ di energie visto che mangiano poco, perché a Gaza c’è poco cibo. Ma ormai è sempre più difficile trovare il cioccolato, come i dolci. Gaza era famosa per i suoi dolci buonissimi. Con i bambini era routine andare in certi negozi o ristoranti ogni tanto per avere dei dessert speciali da mangiare dopo cena. Anche questo ci manca moltissimo ora: poterci permettere qualcosa che davvero vogliamo.
Quindi facciamo un gioco: ogni sera un bambino sceglie cosa vuole avere da mangiare la sera successiva e il giorno dopo ci sforziamo tutti di procurarcelo e accontentare quel desiderio. Per regalare loro un istante di normalità, fargli provare per un secondo la sensazione di un desiderio esaudito, ma è sempre più difficile. In questo dramma che ci sta rendendo zombie, i bambini soffrono più di tutti. L’Un…
RAFAH – A Gaza è finita anche la cioccolata. La davamo ai bambini per aiutarli a superare i momenti di panico durante i bombardamenti, il trauma della guerra, e per far recuperare loro un po’ di energie visto che mangiano poco, perché a Gaza c’è poco cibo. Ma ormai è sempre più difficile trovare il cioccolato, come i dolci. Gaza era famosa per i suoi dolci buonissimi. Con i bambini era routine andare in certi negozi o ristoranti ogni tanto per avere dei dessert speciali da mangiare dopo cena. Anche questo ci manca moltissimo ora: poterci permettere qualcosa che davvero vogliamo.
Quindi facciamo un gioco: ogni sera un bambino sceglie cosa vuole avere da mangiare la sera successiva e il giorno dopo ci sforziamo tutti di procurarcelo e accontentare quel desiderio. Per regalare loro un istante di normalità, fargli provare per un secondo la sensazione di un desiderio esaudito, ma è sempre più difficile. In questo dramma che ci sta rendendo zombie, i bambini soffrono più di tutti. L’Unicef ha diffuso una stima angosciante: a Gaza ci sono 19mila minori rimasti orfani o soli, senza alcun adulto che si prenda cura di loro. Molti sono stati ritrovati sotto le macerie, hanno perso i genitori nel bombardamento della loro casa, altri sono stati recuperati ai check-point israeliani, negli ospedali e per le strade. Ce ne sono a migliaia in strada, nelle tende.
Nella nostra casa cerchiamo di tenere i bambini lontani dalla strada e da altri piccoli per evitare che si infettino, che si ammalino, ma sono molto arrabbiati, frustrati, hanno bisogno di uscire, di prendere aria. Chiediamo loro di non farlo, e cerchiamo di creare dei piccoli spazi nell’appartamento dove possano giocare. Giochiamo a carte ogni giorno. A volte suoniamo un po’ di musica, altre volte insegno loro come riparare i giocattoli o le bambole rotte e sono così eccitati all’idea di riuscirci. La musica ci trasporta lontano dalla guerra e lontano dalla sofferenza. Ci pesa la continua discussione sul conflitto.
Insieme ai bambini parliamo anche dell’organizzazione quotidiana: come dividerci i compiti per cucinare, e portare il cibo in tavola. È una missione talmente difficile che non si può nemmeno immaginare: gli sforzi che facciamo per avere l’acqua da bere. I bambini ci ascoltano e cercano di contribuire con idee, ma siamo allo stremo, sfiniti, malnutriti.
Mia figlia ieri è svenuta per la febbre e oggi si è ammalata anche l’altra mia figlia. Viviamo in più di 20 persone in questa casa e la maggior parte è nelle stesse condizioni. Siamo tutti infetti e continuiamo a infettarci. L’influenza si diffonde a macchia d’olio. Febbre alta, dolori alle ossa, mal di stomaco. Cerchiamo di restare a casa durante il giorno, di riscaldarci il più possibile, ma le mie figlie sono esauste, vogliono andare via di qui. Non so cosa succederà, stiamo cercando di sopravvivere.
Gli ospedali sono strapieni, andarci significa rischiare di prendere infezioni, altre malattie, perché sono sovraffollati, e bisogna affrontare lunghe code, anche di ore, al freddo per sperare di vedere un medico. La situazione è difficile anche da descrivere. Non c’è cibo per nutrirsi bene, i nostri corpi sono deboli, sempre più deboli.
L’ambiente circostante è malsano perché le persone usano l’olio da cucina visto che non c’è carburante e questo – insieme ai gas e ai materiali tossici della guerra - causa tanto inquinamento nell’aria, che a sua volta provoca alle persone malattie respiratorie e malattie dello stomaco. Aspettiamo come una manna la notizia che Hamas e Israele hanno trovato un accordo per la tregua e per il cessate il fuoco per poterci procurare cibo sano, acqua, vestiti. Fuori fa molto freddo.