Il piano dell’Egitto per contenere gli sfollati di Gaza: ecco perché non vuole farsi carico dei palestinesi
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV – Il governo dell’Egitto sta preparando un piano d’emergenza per contenere gli sfollati palestinesi nel caso riescano a sfondare il confine Sud della Striscia di Gaza. È una possibilità che gli egiziani prendono sul serio perché il governo di Israele continua a parlare di un’imminente invasione della città di Rafah, che è a ridosso del confine ed è diventata l’ultimo rifugio per un milione e mezzo di palestinesi che cercano scampo dai bombardamenti israeliani. Una battaglia urbana in mezzo a così tanti civili che non sanno più dove andare diventerebbe un massacro e potrebbe creare un’ondata di persone in fuga in direzione della penisola del Sinai, che è una zona desertica e inospitale ma è al sicuro dalle bombe.
Le ragioni di Al Sisi
La linea politica del presidente egiziano Abdul Fattah al Sisi a proposito di questa eventualità è stata molto chiara sin dall’inizio dell’invasione israeliana dentro Gaza: non vuole che Israele spinga i palestinesi nel Sinai, non vuole che …
TEL AVIV – Il governo dell’Egitto sta preparando un piano d’emergenza per contenere gli sfollati palestinesi nel caso riescano a sfondare il confine Sud della Striscia di Gaza. È una possibilità che gli egiziani prendono sul serio perché il governo di Israele continua a parlare di un’imminente invasione della città di Rafah, che è a ridosso del confine ed è diventata l’ultimo rifugio per un milione e mezzo di palestinesi che cercano scampo dai bombardamenti israeliani. Una battaglia urbana in mezzo a così tanti civili che non sanno più dove andare diventerebbe un massacro e potrebbe creare un’ondata di persone in fuga in direzione della penisola del Sinai, che è una zona desertica e inospitale ma è al sicuro dalle bombe.
Le ragioni di Al Sisi
La linea politica del presidente egiziano Abdul Fattah al Sisi a proposito di questa eventualità è stata molto chiara sin dall’inizio dell’invasione israeliana dentro Gaza: non vuole che Israele spinga i palestinesi nel Sinai, non vuole che i due milioni di abitanti della Striscia diventino un problema dell’Egitto, non vuole che la causa palestinese sia azzerata da un trasferimento forzato in territorio egiziano. È consapevole che se gli israeliani cacciano i palestinesi da Gaza attraverso il valico di Rafah potrebbero poi non farli rientrare più e ha già dichiarato più volte che non si presterà a questa operazione. Inoltre Al Sisi è sempre stato molto duro contro la Fratellanza musulmana e sa che Hamas, che inevitabilmente si nasconderebbe in mezzo ai profughi, è una costola della Fratellanza musulmana. E questa linea politica è provata dal fatto che l’esercito egiziano continua a rafforzare il confine con barriere di cemento e muri sempre più alti. Gli egiziani hanno anche avvertito Israele: se date il via alla battaglia di Rafah mettete a rischio l’accordo di pace del 1979.
La zona cuscinetto
In queste settimane, l’Egitto ha creato una zona cuscinetto di cinque chilometri a ridosso del confine con Gaza dove è vietato l’ingresso ai non autorizzati, per tenere alla larga curiosi e giornalisti, e ha piazzato alcuni carri armati (gli Abrams forniti dagli Stati Uniti) in direzione della Striscia. Sono consentiti soltanto i convogli di camion carichi di aiuti umanitari. Ma, come spiega una fonte militare egiziana al Washington Post, “se i palestinesi sfondano il confine non possiamo sparargli”.
Per questo a circa due chilometri dalla linea fortificata del confine hanno preparato una zona sgombra e circondata di muri di cemento dove - eventualmente - convogliare una folla in fuga, come ha rivelato per prima la ong Sinai Foundation for Human Rights e come mostrano le immagini satellitari Maxar. L’estensione è di circa venti chilometri quadrati. In pratica i bulldozer hanno preparato uno spiazzo recintato esteso come l’isola di Lampedusa per metterci i palestinesi ed evitare quello che il governo del Cairo vuole evitare a tutti i costi: che gli sfollati di Gaza attraversino il Sinai e si sparpaglino per il Paese senza un controllo stretto.