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Biden furioso accusa lo zar: “Putin è responsabile per la morte di Navalny”. Il Cremlino: “Inaccettabile”

(reuters)
I leader occidentali si ricompattano nell’indicare il presidente russo come responsabile della morte del dissidente. E la Casa Bianca attacca anche i repubblicani: “Finché ci sarò io onoreremo gli impegni con gli alleati della Nato”
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New York — «Putin è responsabile per la morte di Navalny», e ciò dovrebbe spingere chiunque continui a tenere la testa nella sabbia, o peggio ancora macchiarsi di complicità col Cremlino, a prendere una posizione netta contro la brutalità della Russia. A partire dai deputati americani, che dovrebbero smetterla di inginocchiarsi davanti a Trump quando invita Mosca ad attaccare gli alleati della Nato, e approvare gli aiuti all’Ucraina già votati al Senato. Altrimenti si mettono al servizio dell’autocrate che uccide gli avversari politici e invade i Paesi vicini.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Le inchieste contro il potere, il veleno e il ritorno in Russia: chi è Navalny, l’oppositore morto nel gulag dopo avere sfidato Putin]]

È stata durissima la reazione di Biden alla notizia della morte di Navalny, anche perché l’ha inquadrata tanto sul piano internazionale, quanto su quello della politica interna in vista delle elezioni di novembre, che rischiano di cambiare i paradigmi della…

New York — «Putin è responsabile per la morte di Navalny», e ciò dovrebbe spingere chiunque continui a tenere la testa nella sabbia, o peggio ancora macchiarsi di complicità col Cremlino, a prendere una posizione netta contro la brutalità della Russia. A partire dai deputati americani, che dovrebbero smetterla di inginocchiarsi davanti a Trump quando invita Mosca ad attaccare gli alleati della Nato, e approvare gli aiuti all’Ucraina già votati al Senato. Altrimenti si mettono al servizio dell’autocrate che uccide gli avversari politici e invade i Paesi vicini.

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È stata durissima la reazione di Biden alla notizia della morte di Navalny, anche perché l’ha inquadrata tanto sul piano internazionale, quanto su quello della politica interna in vista delle elezioni di novembre, che rischiano di cambiare i paradigmi della stabilità globale. Il presidente ha commentato: «Non sono sorpreso ma allo stesso tempo sono sconvolto». E ha aggiunto: «Non sappiamo ancora esattamente cosa è successo, ma non c’è dubbio che è una conseguenza di quanto hanno fatto Putin e i suoi scagnozzi».

Dopo il vertice di Ginevra aveva detto al capo del Cremlino che se Navalny fosse morto in carcere ci sarebbero state «conseguenze devastanti» per la Russia. «Le cose - ha spiegato Biden - sono molto cambiate. Mosca ha perso oltre 300.000 soldati nella guerra e subito gravi danni economici». Washington sta «valutando una serie di opzioni» per rispondere. La reazione più importante, però, è quella data sul campo, affinché l’aggressione contro Kiev fallisca: «Il mondo ci guarda. Un fallimento negli aiuti all’Ucraina non sarà perdonato. Il tempo stringe».

Biden ha criticato il Congresso che sta andando in vacanza per due settimane, sottolineando come la morte di Navalny sia un’altra ragione per cui la Camera dovrebbe subito approvare le forniture militari per 60 miliardi di dollari già votate dal Senato. Anche perché le minacce si moltiplicano. Il presidente ha cercato di placare le paure provocate dall’allarme dei giorni scorsi sulle nuove capacità militari di Mosca, assicurando che «non c’è nessuna minaccia nucleare per gli americani da quello che stanno facendo i russi nello spazio».

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Anche questo tentativo di rilanciare le “guerre stellari”, però, rappresenta un altro motivo per rigettare Trump, quando incita Putin ad attaccare gli alleati Nato che non investono abbastanza nella difesa: «Dobbiamo rifiutare queste dichiarazioni vergognose: non posso dire quello che penso realmente di lui, ma si tratta di affermazioni scellerate». Quindi ha aggiunto una promessa solenne: «Finché ci sarò io alla guida del Paese, gli Usa onoreranno l’impegno nei confronti degli alleati Nato, così come loro lo hanno onorato nei nostri confronti».

Lo sdegno riavvicina le sponde dell’Atlantico: «Putin - ha detto la presidente della Commissione europea Von der Leyen - teme il dissenso del suo popolo. Triste promemoria di ciò che lui e il suo regime rappresentano. Uniamoci nella lotta per salvaguardare libertà e sicurezza di chi osa opporsi all’autocrazia». Tono simile dal francese Macron: «Nella Russia di oggi si mettono gli spiriti liberi nel gulag e li si condanna a morte. Rabbia e indignazione». E dal canadese Trudeau, che ha definito Putin un «mostro». Secondo il tedesco Scholz, «la Russia da tempo non è una democrazia, ma un regime».

L’Onu chiede un’indagine indipendente: «Se un detenuto muore in carcere, lo Stato è responsabile».

Il Cremlino ha risposto col portavoce Peskov, definendo «assolutamente inaccettabili» le accuse occidentali perché «non ci sono state dichiarazioni da parte di medici, nessuna informazione da parte di esperti forensi, né informazioni definitive da parte del Servizio penitenziario federale». Tutti documenti che dovrebbe essere la Russia stessa a rendere pubblici.

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