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Il ministro degli Esteri estone: “Putin vuole dimostrare che la Nato non funziona, dobbiamo sconfiggerlo in Ucraina”

(afp)
Margus Tsahkna si dice fiducioso che i fondi a Washington per Kiev verranno sbloccati presto. Ma chiede anche che l’Occidente dedichi “almeno lo 0,25% del Pil” a Kiev
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La risposta alla morte in carcere di Aleksej Navalny può essere una sola. L’Occidente deve aumentare gli aiuti all’Ucraina e consentirle di aderire alla Nato. In una pausa dei suoi numerosi colloqui alla Conferenza di Monaco - tra l’altro con molti parlamentari americani - il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna si dice fiducioso che i fondi a Washington per Kiev verranno sbloccati presto. Ma Tsakhna chiede anche che l’Occidente dedichi “almeno lo 0,25% del Pil” all'Ucraina. Se lo facessero tutti i Paesi del gruppo Ramstein, Kiev potrebbe contare su 120 miliardi di euro di aiuti all’anno. Abbastanza per vincere la guerra contro la Russia.

Tsakhna, qui dal palco della Conferenza …

La risposta alla morte in carcere di Aleksej Navalny può essere una sola. L’Occidente deve aumentare gli aiuti all’Ucraina e consentirle di aderire alla Nato. In una pausa dei suoi numerosi colloqui alla Conferenza di Monaco - tra l’altro con molti parlamentari americani - il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna si dice fiducioso che i fondi a Washington per Kiev verranno sbloccati presto. Ma Tsakhna chiede anche che l’Occidente dedichi “almeno lo 0,25% del Pil” all'Ucraina. Se lo facessero tutti i Paesi del gruppo Ramstein, Kiev potrebbe contare su 120 miliardi di euro di aiuti all’anno. Abbastanza per vincere la guerra contro la Russia.

Tsakhna, qui dal palco della Conferenza di Monaco il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto quanto ancora potremo sopportare che la Russia si comporti così.

“Questione giustissima. Tutto quello che ha detto è molto condivisibile. Dopo la morte di Navalny sappiamo che il suo sangue è sulle mani di Putin. È tornato in Russia sapendo il rischio che correva. E ha pensato che fosse la cosa giusta da fare. Gli ucraini lottano da due anni e da dieci dall’occupazione della Crimea. Dobbiamo fare di più, è la lezione della sua morte. Noi cerchiamo di dare il buon esempio”.

Come?

“Se ogni Paese destinasse solo lo 0,25% del suo Pil all’Ucraina sarebbe abbastanza per consentirle di difendersi e vincere. Abbiamo dato 100 miliardi finora, con lo 0,25% del Pil di ogni Paese del gruppo Ramstein, altri 120 miliardi verrebbero garantiti ogni anno. È questa la risposta da dare. Basta con le parole”.

La realtà, purtroppo, ci insegna il contrario. Stiamo ancora aspettando gli aiuti dagli Stati Uniti. Qui a Monaco c’è una folta delegazione di parlamentari americani. Ha parlato con qualcuno di loro? Quanto tempo ci vorrà per sbloccare gli aiuti?

“Sì, ho parlato con molti deputati e senatori repubblicani. Il messaggio è molto chiaro. Sono pronti a farlo. C’è solo una minoranza che sta bloccando tutto. Purtroppo è lo Speaker che deve decidere quando saranno votati. Ma il messaggio che ho avuto dai repubblicani è incoraggiante. Anche se è una decisione che quando arriverà, arriverà comunque tardi”.

Avdiivka è caduta ieri, infatti. L’Europa dovrebbe fare uno sforzo maggiore?

“Abbiamo chiesto all’Alto rappresentante Borrell di fare incontri di ministri solo per capire quanto possono dare i singoli Paesi per le munizioni. Non siamo soddisfatti con il ritmo attuale degli aiuti, devo essere sincero. L’anno scorso l’Estonia è stato il maggiore acquirente di munizioni calibro 155. Se possiamo farlo noi, gli altri possono fare altrettanto”.

Olaf Scholz si lamenta da tempo che alcuni Paesi non danno abbastanza. Anche l’Italia?

“Penso che il cancelliere abbia ragione. La Germania ha appena dato garanzie per la sicurezza all’Ucraina e ha garantito altri 7 miliardi di aiuti per quest’anno. So che l’Italia ha maggiori difficoltà perché come dice il ministro della Difesa Guido Crosetto, i paletti dei conti pubblici sono stretti, anche quelli europei. Ma alla fine, se è uno sforzo dello 0,25% è un piccolo prezzo da pagare per difendere l’Ucraina e la libertà e la pace in Europa”.

Lei è a favore di un ingresso dell'Ucraina nella Nato?

“Ma certo che l’Ucraina deve entrare nella Nato. Dobbiamo difenderla per sempre. Sono stato tante volte in Ucraina, anche dopo l’invasione russa. So che anche loro farebbero lo stesso con noi estoni e con il resto dell’Europa”.

La inquietano i rapporti ormai numerosi che indicano i Paesi baltici come il prossimo obiettivo di Vladimir Putin?

“Noi siamo pronti. Tutti ricordano sempre l’articolo 5 del Trattato della Nato che parla del mutuo soccorso, nessuno ricorda mai l’articolo 3 che obbliga tutti a investire nella propria difesa. Noi da oltre 10 anni investiamo oltre il 2%, ormai siamo oltre il 3%. Dobbiamo essere pronti. Whatever it takes. Anche a difendere i nostri partner”.

Ma detto un po’ brutalmente: può l’Estonia difendere se stessa da sola dai russi? Non la spaventano le parole di Trump che minaccia di non far valere più la promessa della mutua difesa e incoraggia, anzi, Putin, ad attaccare i Paesi europei che non investono il 2% nella difesa?

“Le rispondo con un esempio storico. La nostra guerra d’indipendenza dopo il collasso dell’Unione sovietica fu fatta con duemila soldati e millecinquecento fucili. E l’abbiamo vinta. Noi siamo pronti a difendere ogni centesimo del nostro territorio. Ma la lezione di quella guerra è stata anche che non vogliamo mai più essere soli. Ecco perché abbiamo aderito alla Ue e alla Nato. Ecco perché rispettiamo tutti gli impegni. Putin sta cercando di dimostrare che la Nato non funziona. Non diamogli questa soddisfazione”.

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