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I miei amici morti a Gaza Nord non hanno avuto neppure sepoltura. Ora anche i medici si arrendono

(afp)

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L’attesa di una tregua che non arriva insieme alle notizie di nuovi attacchi su Khan Yunis ci sta logorando tutti. È insopportabile che si giochi sulla vita di tante persone: Hamas intransigente, Israele intransigente e intanto a Gaza si continua a morire: noi, e anche alcuni dei loro ostaggi. Non ne possiamo più. Sì, certo, ho sentito che a Doha hanno ripreso i colloqui e perfino che il governo dell’Autorità palestinese potrebbe dimettersi, sebbene non a breve. Ma i tempi della politica non sono i tempi della sopravvivenza: e qui si continua a morire.

Il mio umore è nero oggi. Non so dove trovare le energie per andare avanti: ho avuto notizia della morte di alcuni amici a Khan Yunis. I loro cadaveri rimasti esposti per strada, insepolti per giorni. Persone che con…

L’attesa di una tregua che non arriva insieme alle notizie di nuovi attacchi su Khan Yunis ci sta logorando tutti. È insopportabile che si giochi sulla vita di tante persone: Hamas intransigente, Israele intransigente e intanto a Gaza si continua a morire: noi, e anche alcuni dei loro ostaggi. Non ne possiamo più. Sì, certo, ho sentito che a Doha hanno ripreso i colloqui e perfino che il governo dell’Autorità palestinese potrebbe dimettersi, sebbene non a breve. Ma i tempi della politica non sono i tempi della sopravvivenza: e qui si continua a morire.

Il mio umore è nero oggi. Non so dove trovare le energie per andare avanti: ho avuto notizia della morte di alcuni amici a Khan Yunis. I loro cadaveri rimasti esposti per strada, insepolti per giorni. Persone che conoscevano bene anche le famiglie con cui divido il seminterrato in cui viviamo in 26. E infatti ieri sera a cena non siamo riusciti a parlarne. Anzi, non ci siamo detti una parola, ciascuno troppo preso dal proprio dolore e dalla propria paura. Altra frustrazione l’ho accumulata al valico di Rafah. Sono andato con Ruba e Bisan, le mie ragazze a cercare di capire se c’erano novità. Abbiamo pagato il dovuto per ottenere il visto egiziano e farle uscire, ben 5 mila dollari a testa raccolti da amici fuori di qui con una colletta estesissima di persone che non mi basterà una vita a ringraziare. I loro nomi dovrebbero apparire sulla lista che viene aggiornata due volte alla settimana: ma ancora non c’erano. In teoria dovrebbe arrivare un messaggio sul telefono. Ma a volte quei messaggi si perdono fra blackout e informazioni non passate adeguatamente. E allora sono voluto andare di persona.

Avevo il cuore gonfio: perché se è vero che sarò felice di vederle andare, come sarà la mia vita in questa gabbia senza di loro? Ma per ora il loro nome non è nella lista e questo è molto frustrante.

Intanto un nuovo flusso di profughi dal Nord si sta riversando verso Sud. Fra loro ci sono tantissimi medici, che abbandonano i camici perché ormai per l’esercito chiunque abbia lavorato in un ospedale è un potenziale complice di Hamas: senza pensare che pure se in qualche luogo c’erano attività clandestine, difficilmente i medici avrebbero potuto fare qualcosa per impedirle. Arrivano persone affamate e ancor più abbrutite degli altri: nell’area settentrionale non arrivano più cibo né aiuti, e muoversi è pericolosissimo perché gli Israeliani sparano anche su vecchi e bambini. Queste persone sono le più disperate: arrivano qui, dove certo, trovano qualcosa da mangiare. Ma non hanno un tetto e nemmeno una tenda.

Vivere all’addiaccio coi bambini e i genitori anziani è un tormento. Ma ce n’è un altro di cui si sussurra per vergogna, ma che sta diventando un vero problema: mancano i gabinetti. E c’è gente – soprattutto anziani – che mangia e beve pochissimo solo per non dover andare troppo spesso in bagno. Se non hai una casa – dove pure ci si deve turnare in tanti – ti tocca fare file di ore e condividere gabinetti luridi con migliaia di persone. La carta igienica è sparita ovunque. Si trova al mercato nero ma a prezzi folli. La gente rimedia con foglie e piccoli brandelli di stoffa che poi lava e rilava mille volte in acqua già sporca. Per le donne col ciclo il problema è ancora più grave. Perché naturalmente mancano anche gli assorbenti. E so di molte che preferiscono prendere pillole contraccettive – a patto di trovarle, ma qualche farmacia ne ha ancora – piuttosto che affrontare i disagi igienici del ciclo. Intanto una nuova malattia si fa sempre più strada: l’epatite A che in queste condizioni è impossibile contenere. A volte è davvero evidente. Riconosci i volti giallognoli di adulti e bambini e puoi solo cercare di starne lontano. Ma non sempre è possibile. C’è da diventar pazzi. E invece dobbiamo resistere. Non so per quanto tempo ancora ce la faremo.

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