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Un puparo nei bunker del Donetsk: le marionette di Valery come terapia per i soldati in guerra

Tornare bambini per sciogliere i traumi inferti dal conflitto. È la cura di Valery Dzeh, ex direttore del teatro delle Marionette di Kharkiv, che percorre decine di chilometri con il suo van per esibirsi nelle trincee o nei campi di addestramento
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Tornare bambini per sciogliere i traumi inferti dalla guerra. È la cura pensata per reduci e uomini al fronte. La medicina sono le marionette. Personaggi dai tratti diafani o dalle sembianze animali che rimandano ai temi dell’infanzia.

Questo è oggi il mestiere di Valery Dzeh. Oggi che la guerra lo ha trasformato in un soldato inviato nel cuore del conflitto ucraino: il Donetsk.Proprio lì, dopo la capitolazione di Avdiivka, tenere alto il morale dei soldati è un imperativo. Ridare fiducia a un esercito avviato al tracollo psicologico. Perché oltre alle ferite del corpo rimangono quelle dell’anima.

In tempo di pace Valery era uno psicologo e un artista. Direttore e attore del Piccolo Teatro delle Marionette di Kharkiv. Lavorava con bambini affetti da cancro e autismo, ciechi o con sindrome di Down. Creava spettacoli che aiutavano i piccoli a comunicare con l’esterno, a trasmettere le proprie emozioni.

Dall’invasione della Russia i suoi compagni sono gli artisti delle Cultural Forces…

Tornare bambini per sciogliere i traumi inferti dalla guerra. È la cura pensata per reduci e uomini al fronte. La medicina sono le marionette. Personaggi dai tratti diafani o dalle sembianze animali che rimandano ai temi dell’infanzia.

Questo è oggi il mestiere di Valery Dzeh. Oggi che la guerra lo ha trasformato in un soldato inviato nel cuore del conflitto ucraino: il Donetsk.Proprio lì, dopo la capitolazione di Avdiivka, tenere alto il morale dei soldati è un imperativo. Ridare fiducia a un esercito avviato al tracollo psicologico. Perché oltre alle ferite del corpo rimangono quelle dell’anima.

In tempo di pace Valery era uno psicologo e un artista. Direttore e attore del Piccolo Teatro delle Marionette di Kharkiv. Lavorava con bambini affetti da cancro e autismo, ciechi o con sindrome di Down. Creava spettacoli che aiutavano i piccoli a comunicare con l’esterno, a trasmettere le proprie emozioni.

Dall’invasione della Russia i suoi compagni sono gli artisti delle Cultural Forces, la sezione delle forze armate composta da musicisti, cantanti e attori che regalano spettacoli e intrattenimento ai soldati al fronte. Valery percorre decine di chilometri con il suo van per esibirsi in una trincea o un campo di addestramento. Il palco può essere un bunker durante un bombardamento, o una casa abbandonata. Ad assistere ai suoi racconti veterani di lungo corso e giovani reclute.

«Avrò fatto oltre mille rappresentazioni - racconta - lavoro in prima linea e negli ospedali. L’obiettivo che mi sono dato è ricordare ai soldati i loro sogni d’infanzia e dare loro una chance di sopravvivere a questa guerra». Gli capita anche di portare le marionette davanti ai bambini di un orfanotrofio che rimangono incantati dai suoi angeli con le ali spiegate.

«Inventa da solo le storie. - ricordano i suoi collaboratori a Kharkiv -. In tempo di pace lo aiutava la moglie: lui scriveva i testi e lei realizzava i personaggi. Adesso tutto si è trasformato: lei crea dei nuovi personaggi e glieli spedisce al fronte».

È una tradizione, quella del teatro di marionette, ancora molto viva in Ucraina, nata nel XVI secolo con le rappresentazioni di Vertep: la nascita di Cristo con pastori, zingari, Re Magi che Valery ha attualizzato con animali, demoni e scheletri parlanti. Spazzata poi via dal comunismo russo, oggi è una forma di resistenza culturale e linguistica.

«Le storie che racconto sono legate all’infanzia di ciascuno di noi. - prosegue -. Da bambini credevamo in cose che non potevamo vedere. Le immaginavamo e vedevamo il futuro. Le mie bambole sono immagini di ciò che si chiama sentimento. Uso la sabbia che rappresenta il tempo, la memoria. Chiunque veda le mie storie regredisce all’infanzia: ride, piange, pensa alla vita. La cosa principale che abbiamo è la speranza per il futuro e io cerco di dar loro questa speranza».

La morte che viene sconfitta, il teschio che parla con gli umani, esorcizzano la paura e sanano le ferite attraverso l’ironia. «Il mio compito è fare psicoterapia con l’aiuto delle marionette. - spiega il militare -. Ho creato un intero mondo per aiutare i soldati ad affrontare i loro problemi interiori». Come è cambiato in due anni di guerra il pubblico?, chiediamo.

«La narrazione non è cambiata. Non parliamo di guerra. Il nostro tema è la vita e gli angeli custodi che ci danno forza e potere. Che poi sono le persone che ci amano e che noi soldati amiamo». E quali sono gli spettacoli e il pubblico più difficile da affrontare? «La performance più difficile è quella davanti a coloro che hanno subito grandi perdite, perché io sento il loro dolore». Poi il tono si fa cupo: «Penso sempre che uno spettacolo di marionette possa essere l’ultima cosa che vedono».

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