Donald Trump incassa il sostegno di Musk ma teme la diaspora tra i repubblicani
di Gianni Riotta«Il 5 di novembre sarà il giorno più importante nella storia del nostro Paese… noi faremo l’America più grande di sempre!» esulta a voce rauca, dalla villa di Mar-a-Lago in Florida, Donald Trump, certo, dopo i risultati delle primarie Super Tuesday e il ritiro della sfidante Nikki Haley, di affrontare fra otto mesi, Casa Bianca in palio, il presidente democratico Joe Biden.
Stanotte, durante il tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione al Congresso, Trump gongolerà felice, perché il messaggio dell’anziano Biden lo vedrà di nuovo al centro. I 161 milioni di elettori ascolteranno il presidente ribadire: mi considerate vecchio, incerto, debole su economia, emigrazione, Ucraina e Israele, ma ricordate che, battuto me, avrete Trump, l’uomo del tentato golpe in questo stesso Campidoglio, Epifania 2021.
«Il 5 di novembre sarà il giorno più importante nella storia del nostro Paese… noi faremo l’America più grande di sempre!» esulta a voce rauca, dalla villa di Mar-a-Lago in Florida, Donald Trump, certo, dopo i risultati delle primarie Super Tuesday e il ritiro della sfidante Nikki Haley, di affrontare fra otto mesi, Casa Bianca in palio, il presidente democratico Joe Biden.
Stanotte, durante il tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione al Congresso, Trump gongolerà felice, perché il messaggio dell’anziano Biden lo vedrà di nuovo al centro. I 161 milioni di elettori ascolteranno il presidente ribadire: mi considerate vecchio, incerto, debole su economia, emigrazione, Ucraina e Israele, ma ricordate che, battuto me, avrete Trump, l’uomo del tentato golpe in questo stesso Campidoglio, Epifania 2021.
Trump è riuscito nell’impresa dei leader carismatici, Roosevelt, Nixon, Reagan, tagliare una stagione politica sulla propria personalità, con la nazione divisa dai sentimenti di sostenitori e avversari, non dalle loro idee. In comizi che hanno la liturgia rovente degli evangelici, Trump raggiunge il suo popolo, snobbando establishment di Washington, media, intellettuali. Grazie ai social, ieri, ribadiva fosco «Le nostre città soffocano a morte. I nostri stati sono in agonia. Il Paese intero muore…», eco del discorso del giuramento 2021, sulla “Carneficina americana” da riscattare “Facendo l’America più grande che mai”.
L’analista del New York Times, Nate Cohn, gli assegna «un solido vantaggio, 48% contro 43% di Biden» e negli stati decisivi i democratici stentano a persuadere che, malgrado tutto, l’economia Usa è rimbalzata dal Covid meglio di europei e cinesi. Il Wall Street Journal annota severo: «Trump assurge a figura unica nella politica Usa, non statista di un partito unito da una certa filosofia di governo, ma capo di un movimento fondato sulla sua persona, la smania di infrangere norme, la foga iconoclasta delle scelte. Ha cambiato ogni convenzione delle campagne elettorali, parlando quotidianamente via piattaforme social. Spregiando il passato, Trump cementa la lealtà militante, demonizzando chi gli si oppone, nel partito o fuori».
«Il partito repubblicano sarà presto riunito», afferma Trump rivolgendosi agli elettori di Haley temendo una diaspora centrista. Ma l’umiliante inchino che il decano repubblicano al Senato Mitch McConnell ha offerto al Trump, alla vigilia della nomination, segue la resa di tutti i notabili, illusi di poter cacciare il barbaro. Trump sa, tuttavia, di avere ancora ostacoli davanti e per questo ha voluto, a sua volta, genuflettersi in privato, a Elon Musk, miliardario patron della piattaforma social X su cui si insabbiò, contro i sondaggi, Hillary Clinton nel 2016 e che poi, prima di finire sul mercato, mise al bando Trump, accusandolo di disinformazione.
Musk ha subito postato, troll come sempre, di non voler dare fondi né a Biden, né a Trump, dicendosi ex democratico non più schierato, ma ogni post è invece chiassoso appoggio ai repubblicani e, pur senza finanziamenti, X lavorerà per i populisti. Come X, anche Meta-Facebook ha smantellato, o ridotto al minimo, gli addetti alla sicurezza digitale sulle elezioni e, secondo un recente rapporto appena della New York University, ci sono minacce di sabotaggi, interne o internazionale, che le tribune politiche tv, ancora in forse visto l’astio fra i due candidati, non colmeranno. Secondo la rivista scientifica Nature «il rumore di fondo che confonderà il voto 2024 sarà assordante, andremo alle urne nella nebbia».
È dunque fatta per Trump II, come annunciano tronfi gli schermi di Fox News e siti e tv filorussi, in Italia ed Europa? Biden è indietro, ma la partita è aperta. Assillato dai processi in corso, con decine di milioni di spese legali, è giusto di ieri il mandato a comparire in Arizona sulle manovre per manipolare i risultati 2020, Trump ha in cassaforte 30 milioni di dollari, contro i 59 di Biden e molti finanziatori diffidano di lui. Un terzo degli elettori trumpiani annuncia che, in caso di condanna per reati, non lo voterà e la sentenza della Corte Suprema contro l’aborto angoscia milioni di donne, lavoratrici e professioniste. Trump nicchia sul tema, un giorno fa il fondamentalista, il giorno dopo critica gli estremisti dell’Alabama che vogliono azzerare perfino la gravidanza assistita, ma da qui a novembre dovrà decidersi, Aborto Si, No, Come, alienandosi, qualunque risposta dia, una parte di sostegni.
Alla terza campagna presidenziale, contro le cinque di Biden, due da vice, Donald Trump affronta, come tocca sempre ai narcisi, la verità della sua immagine. Ha fatto innamorare di sé online mezza America, lasciandosi odiare dall’altra mezza, e ora una manciata di like, già prima del voto, deciderà del suo destino da Dorian Gray, nell’immensa nazione e fra gli antichi alleati.
X @riotta