Georgia, il processo contro Trump per tentata frode elettorale può andare avanti
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – La procuratrice Fani Willis può continuare a guidare il caso contro Trump per il tentativo di rovesciare il risultato delle presidenziali in Georgia, dopo che il suo amante Nathan Wade si è fatto da parte. E’ il risultato della decisione salomonica del giudice della Fulton County, Scott McAfee, che da una parte consente al processo di andare avanti, forse prima delle elezioni del 5 novembre, ma dall’altra indebolisce l’accusa, lasciandola vulnerabile ad attacchi sulla sua credibilità.Trump è stato incriminato perché aveva cercato di cambiare il risultato delle elezioni, in particolare attraverso la telefonata con cui aveva chiesto al segretario di Stato Brad Raffensperger di trovargli da qualche parte gli 11.000 voti di cui aveva bisogno per scavalcare Biden. Sarebbe un caso abbastanza chiaro e documentato, ed essendo a livello statale e non federale, non potrebbe essere cancellato neppure se Donald tornasse alla Casa Bianca.
Infatti diversi dei 18 coimputati, come Kenneth …
NEW YORK – La procuratrice Fani Willis può continuare a guidare il caso contro Trump per il tentativo di rovesciare il risultato delle presidenziali in Georgia, dopo che il suo amante Nathan Wade si è fatto da parte. E’ il risultato della decisione salomonica del giudice della Fulton County, Scott McAfee, che da una parte consente al processo di andare avanti, forse prima delle elezioni del 5 novembre, ma dall’altra indebolisce l’accusa, lasciandola vulnerabile ad attacchi sulla sua credibilità.Trump è stato incriminato perché aveva cercato di cambiare il risultato delle elezioni, in particolare attraverso la telefonata con cui aveva chiesto al segretario di Stato Brad Raffensperger di trovargli da qualche parte gli 11.000 voti di cui aveva bisogno per scavalcare Biden. Sarebbe un caso abbastanza chiaro e documentato, ed essendo a livello statale e non federale, non potrebbe essere cancellato neppure se Donald tornasse alla Casa Bianca.
Infatti diversi dei 18 coimputati, come Kenneth Chesebro, Scott Hall, Sidney Powell e Jenna Ellis, avevano già ammesso la loro colpevolezza. Un ovvio cattivo presagio per Trump. Willis però è riuscita a darsi la zappa sui piedi, assumendo come assistente l’avvocato Nathan Wade, suo amante che l’aveva invitata a fare diversi viaggi insieme. L’imputato Michael Roman lo ha scoperto, e quindi ha chiesto al giudice di togliere il caso alla procuratrice per conflitto di interessi.Sono seguite settimane di audizioni, che non solo hanno ritardato il processo, ma hanno anche danneggiato la reputazione di Willis. Gli avvocati di Roman infatti hanno sostenuto che la sua relazione con Wade era cominciata prima dell’incriminazione di Trump, e assumendolo lei ne aveva ricevuto vantaggi economici. L’amante infatti era stipendiato dalla procura, e con questi soldi aveva pagato le vacanze a Fani. Lei ha risposto che non è vero, perché il rapporto sentimentale era cominciato dopo l’assunzione di Wade, rimborsato in contanti per le spese dei viaggi.
McAfee ha deciso che le accuse contestate da Roman "non sono sufficienti per provare il conflitto di interessi", e quindi non ha squalificato Willis. Però ha affermato che una "significativa apparenza di comportamento inappropriato infetta l’attuale struttura della squadra dell’accusa". Quindi uno dei due doveva lasciare, e la procuratrice poteva restare al suo posto solo se l’amante andava via. Poco dopo Wade si è dimesso.La decisione del giudice è una sconfitta per Trump, perché se avesse tolto il caso a Willis il processo non sarebbe certamente iniziato entro le presidenziali del 5 novembre, ammesso e non concesso che sarebbe mai avvenuto. Il danno auto inflitto dalla procuratrice però resta grave, per ragioni pratiche e politiche. Sul primo punto, il ritardo accumulato potrebbe comunque impedire il processo prima delle elezioni. Trump e gli altri coimputati presenteranno appello, allungando ancora i tempi.
La selezione dei giurati poi sarà complicata dalla pubblicità dello scandalo. In origine il dibattimento sarebbe dovuto iniziare ad agosto, ma ora è assai difficile che cominci entro novembre. Sul secondo punto, anche se il giudizio andrà avanti, le accuse politiche non spariranno dalla testa della procuratrice, anche perché il governatore repubblicano della Georgia Kemp e il Parlamento locale intendono condurre le loro indagini sulla vicenda. Quindi Donald e i suoi complici avranno gioco facile a screditare l’intero procedimento, presentandolo come una caccia alle streghe.
L’ex presidente infatti lo sta già usando per sollecitare finanziamenti elettorali. In queste condizioni, anche ammesso che la condanna arrivi prima del 5 novembre, difficilmente avrà un impatto sulle intenzioni di voto dei sostenitori di Trump. Quindi ora tutti i quattro processi in cui Donald è incriminato sono stati rimandati. Quello federale sul coinvolgimento nell’assalto al Congresso del 6 gennaio deve attendere la sentenza sull’immunità da parte della Corte Suprema, che la discuterà il 25 aprile. Quello sempre federale sui documenti segreti trafugati a Mar a Lago aspetta una data dalla giudice Cannon, nominata da Trump.
Quello statale a New York sui soldi dati alla pornostar Stormy Daniels dovrebbe slittare dal 25 marzo alla fine di aprile, per esaminare nuovi documenti, e quello della Georgia andrebbe ora calendarizzato. La strategia del ritardo dunque sta funzionando e potrebbe consentire a Donald di evitare condanne prima del voto.