Il Messico rompe le relazioni diplomatiche con l’Ecuador dopo l’irruzione della polizia nell’ambasciata di Quito
di Daniele MastrogiacomoIl Messico rompe le relazioni diplomatiche con l’Ecuador per qualcosa che neanche le peggiori dittature hanno mai compiuto. La polizia e i soldati di Quito hanno fatto irruzione nell’ambasciata messicana e arrestato l’ex vice presidente Jorge Glas rifugiato dal 17 dicembre scorso perché teme per la sua vita. Una gravissima violazione della Convenzione di Vienna che stabilisce l’extraterritorialità di ogni sede diplomatica in un paese straniero.
Dopo una serie di messaggi e inviti sempre più tesi in cui si chiedeva l’autorizzazione a entrare nella delegazione per catturare l’ex vice presidente condannato per corruzione in due distinti processi, il presidente Daniel Noboa ha ordinato alla polizia e all’esercito di circondare la sede dell’ambasciata messicana nella capitale del paese andino.
Il rifiuto del Messico a consegnare il rifugiato
Le trattative avviate il primo marzo scorso si sono interrotte dopo il rifiuto del Messico a consegnare il rifugiato. Il presidente del Messico Obrado…
Il Messico rompe le relazioni diplomatiche con l’Ecuador per qualcosa che neanche le peggiori dittature hanno mai compiuto. La polizia e i soldati di Quito hanno fatto irruzione nell’ambasciata messicana e arrestato l’ex vice presidente Jorge Glas rifugiato dal 17 dicembre scorso perché teme per la sua vita. Una gravissima violazione della Convenzione di Vienna che stabilisce l’extraterritorialità di ogni sede diplomatica in un paese straniero.
Dopo una serie di messaggi e inviti sempre più tesi in cui si chiedeva l’autorizzazione a entrare nella delegazione per catturare l’ex vice presidente condannato per corruzione in due distinti processi, il presidente Daniel Noboa ha ordinato alla polizia e all’esercito di circondare la sede dell’ambasciata messicana nella capitale del paese andino.
Il rifiuto del Messico a consegnare il rifugiato
Le trattative avviate il primo marzo scorso si sono interrotte dopo il rifiuto del Messico a consegnare il rifugiato. Il presidente del Messico Obrador ha accolto la richiesta di asilo di Glas e ha disposto il suo trasferimento a bordo di un aereo. Ma Quito ha negato il passaggio sicuro verso lo scalo e il braccio di ferro è continuato per un mese. Due giorni fa, nella sua consueta conferenza stampa delle 7 del mattino, Andrés Manuel López Obrador ha alzato il tiro e ha commentato l’elezione di Daniel Noboa con una frase infelice. “Il candidato delle forze progressiste”, ha commentato Amlo parlando di Luisa González, “era avanti di 10 punti. Ma accade che un candidato che parla male del suo avversario in cima ai sondaggi viene improvvisamente assassinato e quello che prevaleva cade mentre il terzo nella competizione prevale e vince”.
La tensione Messico- Ecuador
Il riferimento era all’omicidio di Fernando Villavicencio, un liberale progressista fatto fuori, in pieno giorno e davanti a tutti, da un sicario l’8 agosto del 2023. Un delitto clamoroso che aveva scioccato l’intero Ecuador e suscitato una vasta eco in tutto il mondo. Ferito da un’allusione che lo trasformava nel classico terzo incomodo che sfrutta il tragico momento per vincere delle elezioni che non avrebbe vinto, Daniel Noboa congela le relazioni diplomatiche con il Messico e dichiara la nuova ambasciatrice designata in Ecuador, Raquel Serur Smeke, persona non grata. La diplomatica avrebbe dovuto prendere l’incarico a giorni.
La tensione torna a salire. Amlo continua a difendere Luisa González e tramite lei il suo mentore Rafael Correa, l’ex leader della sinistra ed ex presidente condannato per corruzione rifugiato da anni in Belgio con il quale ha sempre avuto affinità politiche e personali. Ha concesso asilo politico a Glas e ha messo in moto il suo trasferimento verso il Messico. Noboa a sua volta ha ordinato il dispiegamento della polizia attorno alla sede dell’ambasciata messicana e poi spedito sul posto i soldati in assetto di guerra.
L’assedio all’ambasciata
L’assedio è durato per tutto il pomeriggio di venerdì. A tarda sera c’è stata l’irruzione. I cancelli della sede diplomatica sono stati forzati mentre la berlina con l’ex vicepresidente Jorge Glass si è fatta largo ed è uscita per strada. L’auto è stata bloccata dai militari e l’ambasciatore Roberto Conseco ha cercato di farla proseguire. È stato prima strattonato e poi malmenato. Glass intanto veniva prelevato e consegnato agli agenti che provvedevano a portarlo verso una caserma.
La rottura delle relazioni Messico-Ecuador
La notizia ha raggiunto subito Città del Messico. Obrador è andato su tutte le furie. Unanimi i commenti di condanna e le durissime prese di posizioni da parte di tutte le forze politiche. “Si tratta di una flagrante violazione del diritto internazionale e della sovranità del Messico”, ha tuonato Amlo. La ministra degli Esteri, Alicia Bárcena, gli ha fatto da eco: “Il Messico annuncia l’immediata rottura delle relazioni diplomatiche con l’Ecuador. Tutto il personale della nostra ambasciata lascerà subito il paese”. Reazioni sdegnate sono giunte da Claudia Sheinbaum, pupilla di Obrador che l’ha candidata per Morena alla presidenza e dal suo avversario nel voto del 5 giugno, il leader dell’opposizione Xóchtil Gálvez. “Si può essere d’accordo o meno con l’amministrazione della giustizia in altri paesi, ma le sedi diplomatiche di qualsiasi nazione straniera sono inviolabili”, ha ribadito quest’ultimo sui social.
"Difendiamo la sovranità nazionale”
Impegnato in una “guerra contro il terrorismo” delle bande criminali e i Cartelli dei narcos che in 79 giorni di stato d’eccezione hanno portato a 16.459 arresti, il presidente Daniel Noboa ha difeso l’irruzione facendo leva sull’orgoglio nazionale. “Difendiamo la sovranità nazionale”, si legge nel lungo comunicato ufficiale, “zero impunità. L’ambasciata messicana ha abusato delle immunità e dei privilegi. Jorge Glas era un uomo condannato con sentenza definitiva che doveva scontare in un carcere ecuadoriano. E’ stato catturato. L’Ecuador è un paese sovrano e non permetteremo che nessun criminale rimanga impunito”.
La condanna di Glas nel caso Odebrecht
Jorge Glas, ex vice del presidente Rafael Correa, era stato condannato a sei anni per associazione illecita nel caso Odebrecht, il ceo della holding delle costruzioni brasiliana che aveva ottenuto appalti miliardari in tutti i paesi dell’America Latina in cambio di laute mazzette e finanziamenti ai partiti; in una seconda inchiesta per corruzione si era beccato altri 8 anni. Dei 14 complessivi ne aveva scontati in carcere solo cinque. Aveva ottenuto la libertà provvisoria da parte di un giudice a sua volta condannato in seguito perché coinvolto nella stessa inchiesta. Ne aveva approfittato per chiedere rifugio all’ambasciata messicana di Quito dove era rimasto fino a venerdì.
Messico, terra d’asilo
Il Messico ha sempre rivendicato la sua immagine di terra d’asilo che risale ai tempi della guerra civile spagnola. Da quando governa Obrador ha concesso rifugio alla moglie e alla figlia dell’ex presidente peruviano Pedro Castillo, anche lui deciso a rintanarsi nell’ambasciata del Messico a Lima ma arrestato poco prima che varcasse i cancelli. In Messico sono già presenti altri sette funzionari del governo Correa che avevano trovato riparo nell’ambasciata a Quito. La maggioranza è stata condannata per corruzione, altri non hanno procedimenti penali.
Ma tutti si sono dichiarati politicamente perseguitati. Come Jorge Glas che, preso dal panico, aveva chiesto asilo all’ambasciata messicana dichiarando: “Temo per la mia vita, mi vogliono uccidere”. Il presidente Daniel Noboa ha ricordato questi precedenti. Ha scelto il pugno di ferro. Ne ha bisogno. Emula Nayib Bukele, il presidente del Salvador, tanto acclamato a queste latitudini. Lo fa per restare in sella e per restituire orgoglio a un paese che le gang criminali avevano reso a sovranità limitata.