Dopo aver firmato lo stato di emergenza per due mesi e il coprifuoco dalle 11 alle 5, il giovane presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha preparato il piano di guerra contro le narcobande definite gruppi terroristi. In campo tutte le forze armate e i reparti speciali di polizia: è una guerra interna, qualsiasi persona collegata alle bande è considerata obiettivo militare. Ecco i punti del piano.
LA MAPPA
Il governo ha preparato una lista di 21 bande e oltre 20mila persone ricercate, molti fra i 15 e i 30 anni. Le operazioni militari si basano su una mappa delle città dove sono presenti le narcobande. Fra le più temute i Los Tiguerones, guidati da William Bautista, alias El Negro Willy, responsabili del blitz alla tv pubblica TCtelevision: attivi nella capitale Quito, sulla costa a Guayaquil, Esmeraldas e Los Rios. Non meno temuti i Los Choneros, originari della città rurale di Chone e legati al cartello messicano di Sinaloa di Ismail “El Mayo” Zambada. Sulla costa ci sono anche i Los Lagartos e i Latin Kings mentre nelle regioni amazzoniche comandano i Los Lobos del boss Fabricio Colon alias Capitan Pico.
OPERAZIONI DI GUERRA
Da ieri l’esercito presidia le strade urbane, extraurbane e la Panamericana: checkpoint sulla costa, nelle Ande e in Amazzonia. Rafforzati i controlli alla frontiera con Colombia e Perù; la Marina fa ronde notturne armate nei porti di Esmeraldas, Guayaquil e Babahoyo, hub del traffico di cocaina. Previste retate e perquisizioni giorno e notte: almeno tre scontri a fuoco ieri fra narcos e forze armate sulla costa e nella provincia amazzonica di Orellana: secondo l’esercito finora si contano 5 narcos uccisi e 329 detenuti soprattutto fra i Los Lobos e i Tiguerones, 42 ostaggi liberati e 28 evasi catturati. Fra le forze armate un soldato ferito e fra gli agenti di polizia 2 morti, 2 feriti e 6 presi in ostaggio di cui 4 liberati.
LA GUERRA DEI CELLULARI
Come dimostrano i video diffusi sul web le narcobande fanno ampio uso dei cellulari: le forze armate stanno passando al setaccio i ripetitori per identificare l’origine dei segnali e procedere alle retate: per impedire alle bande di comunicare fra loro saranno spenti i ripetitori anche se il segnale arriva dalle carceri in mezzo alla città, come nel caso di El Inca, a Quito. Al momento non ci sono soldati stranieri in azione ma il governo accetterà aiuto logistico e tecnologico per operazioni di intelligence da Usa, Argentina, Israele, Canada e Russia.
LOTTA ALLA CORRUZIONE
Il piano prevede che gli agenti e i militari che uccideranno narcos potranno godere di una amnistia. Delicato il tema delle carceri: sono sovraffollate e serve posto. Il governo restituirà ai paesi i detenuti stranieri, tra cui 1500 colombiani che hanno già scontato 5 anni in Ecuador. Infine la stretta sulla corruzione: il presidente ha detto che considererà terroristi anche i giudici che “appoggeranno i narcos: uno di loro, sempre lo stesso, ha scarcerato Fito (boss dei Los Choneros, ndr) sei volte: è assurdo”. Saranno infine costruite due carceri di massima sicurezza.
LA CONSULTAZIONE POPOLARE
Noboa ha indetto un referendum per cambiare la Costituzione e dare più poteri al governo. Venti i quesiti che prevedono, tra gli altri, poteri speciali al presidente in caso di disegni di legge classificati come “urgenti”, la possibilità di nazionalizzare terreni e beni immobili e il permesso all’estradizione dei detenuti ecuatoriani, vero spauracchio dei narcos. La Corte costituzionale ha 20 giorni di tempo per approvare il referendum: se la risposta è positiva si voterà entro febbraio.
IL PRESIDENTE
Per ora Noboa si gode l’appoggio delle forze armate e mostra i muscoli ai narcos. “Io gli concedo l’indulto, ma neanche così escono allo scoperto”, ha detto ieri il presidente nato a Miami nel 1987, figlio di Alvaro Noboa, magnate dell’industria bananiera, uomo più ricco dell’Ecuador, cinque volte candidato alle presidenziali e sempre sconfitto. Daniel Noboa, due figli e due matrimoni, formato nei migliori college Usa, ce l’ha fatta: da novembre è presidente dopo l’omicidio di Fernando Villavicencio, candidato favorito assassinato dopo un comizio elettorale come Luis Galan, ucciso nel ‘89 in Colombia da Pablo Escobar: da quel momento iniziò la guerra interna fra El Patron e Bogotà.