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Trump, ecco il piano segreto di per chiudere la guerra in Ucraina “in 24 ore”

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Fonti dei repubblicani hanno raccontato al Washington Post di conversazioni sul tema con il tycoon che vorrebbe portare Kiev a negoziare dopo aver ceduto il Donbass e la Crimea
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NEW YORK – In privato Donald Trump non fa che ripeterlo: metterà fine alla guerra in Ucraina in 24 ore, negoziando la soluzione del conflitto addirittura prima di entrare in carica. Ci riuscirà, sostiene, facendo pressioni su Kiev affinché ceda parte del suo territorio, raccontano persone che hanno familiarità col suo piano e hanno scelto di parlarne anonimamente col Washington Post. Un progetto che già inquieta gli analisti: non solo gratificherebbe il presidente russo Vladimir Putin ma creerebbe l’inquietante precedente di condonare per sempre le violazioni di confini riconosciuti a livello internazionale fatte con la forza.

Un approccio - che fa il paio con le sue affermazioni secondo cui incoraggerebbe Mosca a “invadere qualunque paese Nato che non mettono abbastanza soldi nell’alleanza” – decisamente opposto alle politiche dell’attuale presidente Joe Biden, strenuo sostenitore degli aiuti militari all’Ucraina, la cui posizione contro la prepotenza di Mosca è ben nota.

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NEW YORK – In privato Donald Trump non fa che ripeterlo: metterà fine alla guerra in Ucraina in 24 ore, negoziando la soluzione del conflitto addirittura prima di entrare in carica. Ci riuscirà, sostiene, facendo pressioni su Kiev affinché ceda parte del suo territorio, raccontano persone che hanno familiarità col suo piano e hanno scelto di parlarne anonimamente col Washington Post. Un progetto che già inquieta gli analisti: non solo gratificherebbe il presidente russo Vladimir Putin ma creerebbe l’inquietante precedente di condonare per sempre le violazioni di confini riconosciuti a livello internazionale fatte con la forza.

Un approccio - che fa il paio con le sue affermazioni secondo cui incoraggerebbe Mosca a “invadere qualunque paese Nato che non mettono abbastanza soldi nell’alleanza” – decisamente opposto alle politiche dell’attuale presidente Joe Biden, strenuo sostenitore degli aiuti militari all’Ucraina, la cui posizione contro la prepotenza di Mosca è ben nota.

Trump giustifica il suo approccio sostenendo che la sua soluzione sarebbe la più gradita a tutti: “Russia e Ucraina vogliono solo salvare la faccia, hanno bisogno di una via d’uscita”, dice. Sostenendo pure che molti ucraini sarebbero contenti di far parte della Russia. E pazienza se non tutti i suoi alleati sono d’accordo e cercano anzi di persuaderlo a vedere le cose diversamente. Come il senatore e alleato Lindsey Graham che al WP racconta: «Ho passato il 100 per cento del mio tempo a parlare con lui della questione ucraina, dicendogli che Putin deve pagare un prezzo. Non può vincere».

La prospettiva delineata da Trump «è terribile» pure per Emma Ashford dello Stimson Center: «Concedere territori in cambio di un cessate il fuoco metterebbe Kiev in una posizione peggiore di prima senza nemmeno avere la garanzia che la Russia non si riarmerà e riprenderà le ostilità a breve».

Naturalmente non c’è nulla di ufficiale: e la campagna di Trump rifiuta di commentare specificamente: «Si tratta di speculazioni provenienti da fonti anonime e disinformate che non hanno idea di cosa sta succedendo o cosa accadrà», scrivono in una nota. Certo è che mentre President Biden ha delineato un piano a lungo termine in sostegno all’Ucraina per rafforzarne le capacità militari in modo che Kiev possa passare presto all’offensiva, quegli aiuti americani sono ancora in forse.

Col presidente della Camera Mike Johnson messo sotto scacco proprio da quella minoranza di repubblicani intransigenti che si oppongono a quegli ulteriori finanziamenti e per quello ne stanno chiedendo a gran voce l’estromissione. Una resistenza manovrata dallo stesso Trump: che starebbe pressando i repubblicani del Congresso affinché boccino l’ulteriore sostegno americano all’Ucraina che dunque, nella prospettiva di un ritorno di Trump alla Casa Bianca, risulterebbe decisamente indebolita.

Nel piano del tycoon, c’è poco di sorprendente. La sua ammirazione verso figure dittatoriali, la sua fiducia nelle proprie capacità negoziali e l’insofferenza verso i protocolli diplomatici hanno già segnato la politica estera del suo primo mandato. Anche di recente ha evitato di criticare Putin apertamente, tacendo perfino in occasione della recente morte del dissidente politico Aleksej Navalny e riguardo alla detenzione del giornalista americano Evan Gershkovich, reporter del Wall Street Journal. Altrettanto nota è la sua antipatia per il leader ucraino Volodymyr Zelensky: che The Donald cercò di costringere a fornirgli prove contro il figlio di Biden, Hunter, in cambio di aiuti militari nel tentativo evidente di danneggiare il rivale politico.

La notizia del piano di Trump per l’Ucraina era già circolato negli ambienti di Washington lo scorso novembre: nel corso di un incontro presso la Heritage Foundation tra esponenti della politica estera di centro destra e una delegazione in visita del Consiglio europeo per le relazioni estere.

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