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Ecuador, ricoverato in ospedale l’ex vicepresidente prelevato dall’ambasciata messicana: sospetti di tentato suicidio

(reuters)
Jorge Glas, che dopo la condanna per corruzione aveva ottenuto l’asilo nella sede diplomatica messicana assaltata dall’esercito di Quito, è stato ritrovato privo di sensi nella cella del carcere speciale di La Roca dove era stato portato dopo l’arresto
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Ha tentato il suicidio Jorge Glas, l’ex vicepresidente dell’Ecuador, prelevato con la forza nell’ambasciata del Messico a Quito dopo un’incursione dei soldati condannata da tutti gli stati dell’America Latina. Il leader politico, fedelissimo dell’ex presidente Rafael Correa, condannato per corruzione a 14 anni di carcere, dei quali 5 già scontati, dopo la concessione degli arresti domiciliari si era rifugiato il 17 dicembre scorso nella sede diplomatica chiedendo asilo. Temeva per la sua vita e si considerava un perseguitato politico.

Poco dopo essere stato eletto, il presidente Daniel Noboa aveva chiesto al Messico di consegnarlo spontaneamente sostenendo che doveva finire di scontare la pena inflitta in un carce…

Ha tentato il suicidio Jorge Glas, l’ex vicepresidente dell’Ecuador, prelevato con la forza nell’ambasciata del Messico a Quito dopo un’incursione dei soldati condannata da tutti gli stati dell’America Latina. Il leader politico, fedelissimo dell’ex presidente Rafael Correa, condannato per corruzione a 14 anni di carcere, dei quali 5 già scontati, dopo la concessione degli arresti domiciliari si era rifugiato il 17 dicembre scorso nella sede diplomatica chiedendo asilo. Temeva per la sua vita e si considerava un perseguitato politico.

Poco dopo essere stato eletto, il presidente Daniel Noboa aveva chiesto al Messico di consegnarlo spontaneamente sostenendo che doveva finire di scontare la pena inflitta in un carcere dell’Ecuador. Le trattative sono andate avanti per oltre due mesi fino a quando venerdì scorso, con un atto di forza, l’ambasciata è stata circondata dalla polizia che, sostenuta dall’esercito, ha fatto irruzione catturando l’ex vicepresidente al quale, nel frattempo, il presidente Obrador aveva concesso asilo politico. Un’irruzione clamorosa, finora inedita in qualsiasi paese dell’America Latina. Una palese violazione della Convenzione di Vienna che stabilisce l’extraterritorialità di ogni sede diplomatica ospitata in un Paese straniero. Intervenuto per difendere il rifugiato, il console facente funzioni è stato strattonato e sbattuto a terra in ginocchio; i soldati hanno prelevato Glas e lo hanno prima portato in una caserma e poi trasferito nel famigerato carcere speciale di La Roca situato vicino a Guayaquil, la seconda città per importanza dell’Ecuador sulla costa del Pacifico.

Le condanne unanimi di tutti i paesi della Regione non hanno prodotto alcun effetto. Visibilmente scosso, stretto tra un nugolo di soldati in assetto di guerra, Glas è stato portato via con le dichiarazioni roboanti del presidente Daniel Noboa che rivendicava l’azione da lui stesso ordinata: “Jorge Glas è stato catturato. L’Ecuador è un paese sovrano e non permetteremo che nessun criminale rimanga impunito”. Dal Cile, al Brasile fino alla Colombia oltre a Cuba, Venezuela ma anche Argentina e Uruguay si è sollevato un coro unanime di condanna. Glas appariva spaventato e gridava di temere per la sua vita. Ha passato i primi due giorni in cella senza mangiare e lunedì mattina non ha risposto all’appello delle guardie.

Lo hanno trovato “addormentato” nella sua cella. La direzione del carcere ha parlato di “scompenso” ma assicurato che le sue condizioni erano stazionarie. La polizia ha invece fornito ufficialmente una versione diversa. Sosteneva che aveva ingoiato una serie di barbiturici, come ansiolitici e tranquillanti, e che “non rispondeva agli stimoli”, da cui la diagnosi che “è in un coma profondo”. Immediato l’allarme dei suoi legali che ricordavano come il loro assistito aveva fino all’ultimo parlato di “timore per la sua vita” chiedendo di nuovo protezione.

Per tutto il giorno si sono alternate le versioni e le stesse diagnosi. Il vicepresidente è stato subito ricoverato in un ospedale vicino e poi trasferito in un nosocomio della Marina; si è ripreso poche ore dopo. Ma si è temuto a lungo per la sua vita. Rafael Correa, anche lui latitante in Belgio perché coinvolto e condannato nello stesso processo per corruzione, aveva lanciato l’allarme sulle condizioni del suo braccio destro, ex ministro plenipotenziario su settori strategici come energia, petrolio e miniere. Il Messico aveva reagito con durezza rompendo le relazioni diplomatiche con l’Ecuador, deciso a rivolgersi alla Corte internazionale di giustizia per quella che considera una “palese violazione di una sede diplomatica” con un atto di forza mai avvenuto neanche ai tempi della brutale dittatura di Augusto Pinochet in Cile.

Tra Obrador e Noboa la tensione è salita alle stelle. Il primo, tramite la sua ministra degli Esteri, ha chiesto al suo omologo di rivedere la sua scelta; il presidente dell’Ecuador ha replicato sostenendo che “Glas è un criminale comune e non un perseguitato politico”. Tutto il personale dell’ambasciata del Messico a Quito è rientrato in patria e la sede è stata chiusa. Rafael Correa, tramite i suoi deputati presenti in Parlamento, ha annunciato il boicottaggio delle proposte di legge del governo promulgate al Congresso. Noboa dovrà fare i conti con una maggiorana risicata. Ma tira dritto: la sua offensiva contro la criminalità organizzata gli ha dato un consenso che sfiora l’80 per cento. La gente chiede che agisca come Nayib Bukele in Salvador. Pugno di ferro contro le bande e i Cartelli. Anche a costo di violare lo Stato di Diritto e la sovranità degli Stati esteri sulle proprie ambasciate.

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