E per le elezioni la Tunisia si ispira a Putin: firmato l’accordo con la Commissione elettorale russa
di Leonardo MartinelliTUNISI – Sono previste nel prossimo autunno le presidenziali in Tunisia. E Kais Saied non vuole farsi mancare la “consulenza” di Vladimir Putin: l’Isie (Istanza superiore indipendente per le elezioni), organismo che organizza gli scrutini in Tunisia, frutto della rivoluzione del 2011, teoricamente svincolato da ogni influenza, ma ormai composto di membri tutti nominati dal presidente attuale, ha firmato nei giorni scorsi un memorandum di cooperazione con la Commissione elettorale centrale della Federazione di Russia.
Farouk Bouasker, presidente dell’Isie, si era addirittura recato a Mosca per partecipare alla missione internazionale di osservazione dello scrutinio presidenziale russo, a metà marzo, probabilmente per definire gli ultimi dettagli dell’intesa. Insomma, saranno esperti di Mosca a consigliare i tunisini nell’organizzare la consultazione, probabilmente anche sulla “trasparenza”. L’obiettivo di Saied è sicurame…
TUNISI – Sono previste nel prossimo autunno le presidenziali in Tunisia. E Kais Saied non vuole farsi mancare la “consulenza” di Vladimir Putin: l’Isie (Istanza superiore indipendente per le elezioni), organismo che organizza gli scrutini in Tunisia, frutto della rivoluzione del 2011, teoricamente svincolato da ogni influenza, ma ormai composto di membri tutti nominati dal presidente attuale, ha firmato nei giorni scorsi un memorandum di cooperazione con la Commissione elettorale centrale della Federazione di Russia.
Farouk Bouasker, presidente dell’Isie, si era addirittura recato a Mosca per partecipare alla missione internazionale di osservazione dello scrutinio presidenziale russo, a metà marzo, probabilmente per definire gli ultimi dettagli dell’intesa. Insomma, saranno esperti di Mosca a consigliare i tunisini nell’organizzare la consultazione, probabilmente anche sulla “trasparenza”. L’obiettivo di Saied è sicuramente quello di strappare un plebiscito simile a quello ottenuto da Putin quasi un mese fa. Se si considera che, da un anno a questa parte, il presidente tunisino ha messo in carcere praticamente tutti i suoi principali oppositori politici, sfortunatamente i parallelismi con Putin, anche quelli più preoccupanti, si sommano.
I rapporti tra Tunisia e Russia
L’accordo elettorale fra Tunisia e Russia è solo l’ultimo elemento di un complessivo avvicinamento politico ed economico fra i due Paesi, alla faccia di una storica estraneità del paese maghrebino alla sfera d’influenza russa. Nabil Ammar, ministro tunisino degli Esteri, era andato in visita a Mosca nel settembre 2023 e altrettanto ha fatto a Tunisi il suo omologo Sergei Lavrov in dicembre. Intanto pure Wang Yi, ministro cinese degli Esteri, è venuto a metà gennaio nella capitale tunisina, per incontrare lo stesso Saied. Fianco a fianco, hanno inaugurato la nuova Accademia internazionale della diplomazia di Tunisi, finanziata dai cinesi (oltre 21 milioni di euro), destinata alla formazione dei futuri diplomatici tunisini e africani.
La crisi con l’Occidente
Tutto questo avviene in una fase difficile per le relazioni della Tunisia con l’Occidente. Il negoziato per il prestito da 1,9 miliardi di dollari, che il Paese deve ottenere dal Fondo monetario internazionale è praticamente bloccato da quando, un anno fa, Saied giudicò i “diktat” del Fmi (semplicemente le sue richieste di riforme) “inaccettabili”. Ma, proprio alla concretizzazione di quel prestito sono legati i 900 milioni di euro di assistenza macroeconomica, per questo motivo a loro volta congelati, che rappresentano la fetta più importante del memorandum Ue-Tunisia, firmato nel luglio 2023, sotto lo stimolo di Giorgia Meloni.
Nell’ottobre 2023 Saied respinse addirittura al mittente 127 milioni di euro finalmente stanziati da Bruxelles per Tunisi, giudicandoli “irrisori”, alla stregua di un’elemosina. Questo non vuol dire che il Paese non abbia bisogno di soldi: rischia il default sulle finanze pubbliche. Proprio il destino dei 900 milioni di aiuti europei sarà probabilmente uno degli elementi di discussione con Saied di Meloni, che dovrebbe arrivare in visita a Tunisi il prossimo 17 ottobre, mentre negli ultimi giorni è ritornato intenso il flusso migratorio dalle coste tunisine verso Lampedusa. Proprio lei (anche grazie a un rapporto personale coltivato con Saied) resta l’unico vero filo di connessione del presidente tunisino con l’Europa.
I progetti cinesi
Ma ritorniamo ai russi. Anche da un punto di vista economico Mosca sta diventando un partner sempre più importante per Tunisi. La Russia, che nel 2021 era appena il diciassettesimo Paese fornitore del Paese maghrebino, nel 2023 è salita al sesto posto. Solo nei primi dieci mesi dell’anno scorso le importazioni di prodotti russi come il gas, il petrolio e i cereali sono cresciuti in valore del 140%. Vista l’impasse degli aiuti europei, la Russia cerca di riempire il vuoto con quello che ha. A livello di investimenti e di partenariati economici più vasti, ovviamente, Mosca non ha capacità di intervento paragonabili all’Ue e in particolare all’Italia e alla Francia. Ma da quel punto di vista sono i cinesi ad apparire sempre più insidiosi con il finanziamento di diversi progetti, attraverso la loro cooperazione, e la presenza di imprese coinvolte nella costruzione di infrastrutture, come il nuovo ponte di Biserta. Intanto Pechino è già diventato il quarto partner commerciale dietro a Italia, Francia e Germania.
Per Kamel Jendoubi, che fu il primo presidente dell’Isie ed ex ministro responsabile dei diritti umani, intervistato dal quotidiano francese Le Monde, l’accordo elettorale appena firmato con la Russia può essere interpretato come una maniera di “sfidare gli europei e le democrazie occidentali, per mostrare che la Tunisia può rivolgersi anche dall’altra parte”.