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Dopo il ritorno in Arizona del divieto del 1864, l’aborto spacca i repubblicani Usa. E la Ue vota per inserire il diritto nella Carta

(reuters)
L’interruzione di gravidanza al centro del dibattito politico americano. Anche l’Europa discute per introdurlo tra i diritti fondamentali, allarmata dalle posizioni di Ungheria e Polonia
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NEW YORK – Non piace già più nemmeno ai repubblicani che l’avevano sostenuta, la decisione presa dalla Corte Suprema dell’Arizona che, riaffermando l’assoluta validità di una legge del 1864 che vieta ogni forma d’aborto fin dal concepimento (salvo quando è in pericolo la vita della madre), rimette l’interruzione di gravidanza al centro del dibattito politico americano. Proprio mentre il Parlamento europeo vota una risoluzione (domani) per introdurre l’aborto nella propria Carta dei diritti fondamentali, allarmata dalle scelte di Paesi come Ungheria e Polonia.

A essere rispolverata in Arizona è una norma d’altri tempi, scritta quando quello che oggi è uno degli stati essenziali a vincere le elezioni – conservatore, premiò Biden per una manciata di voti nel 2020, ma ora sembra nuovamente orientato a destra - era ancora una frontiera selvaggia, terra di conquista per pionieri e cercatori d’oro che non faceva nemmeno parte degli Stati Uniti: diventata 48esima stella solo nel 1912.

Quel di…

NEW YORK – Non piace già più nemmeno ai repubblicani che l’avevano sostenuta, la decisione presa dalla Corte Suprema dell’Arizona che, riaffermando l’assoluta validità di una legge del 1864 che vieta ogni forma d’aborto fin dal concepimento (salvo quando è in pericolo la vita della madre), rimette l’interruzione di gravidanza al centro del dibattito politico americano. Proprio mentre il Parlamento europeo vota una risoluzione (domani) per introdurre l’aborto nella propria Carta dei diritti fondamentali, allarmata dalle scelte di Paesi come Ungheria e Polonia.

A essere rispolverata in Arizona è una norma d’altri tempi, scritta quando quello che oggi è uno degli stati essenziali a vincere le elezioni – conservatore, premiò Biden per una manciata di voti nel 2020, ma ora sembra nuovamente orientato a destra - era ancora una frontiera selvaggia, terra di conquista per pionieri e cercatori d’oro che non faceva nemmeno parte degli Stati Uniti: diventata 48esima stella solo nel 1912.

Quel divieto quasi totale era caduto nel dimenticatoio nel 1973, quando l’aborto fu liberalizzato a livello federale con la sentenza Roe vs. Wade. E infatti dopo la cancellazione due anni fa, il Grand Canyon State aveva varato una nuova legge che limitava l’interruzione di gravidanza alle prime 15 settimane. Troppe per gli attivisti pro-life che avevano chiesto alla Corte Suprema locale di ripristinare la regola antica. I giudici, tutti repubblicani, gli hanno dato ragione non essendo mai stata abolita, la 13-3603 è ancora in vigore. Imponendo però una pausa di due settimane per consentire a tribunali di rango inferiore di esaminare ricorsi di incostituzionalità già in calendario. I democratici sono subito andati all’attacco: «Si vuole imporre una morale del 19esimo secolo a uno degli stati in più rapida crescita, vera centrale del futuro» ha tuonato il dem Ruben Gallego, figura in ascesa a livello nazionale, impegnato in una cruciale corsa per il Senato. Nelle ore successive alla sentenza, pure repubblicani che in precedenza avevano fervidamente sostenuto le limitazioni, si sono trovati in difficoltà. Così i deputati David Schweikert e Juan Ciscomani si sono affrettati a dichiararsi contrari. E anche Kari Lake – fedelissima di Trump che nel 2022 perse la gara per la carica di governatore e ora sfida proprio Gallego al Senato, la stessa che in passato si era espressa in sostegno della legge del 1864 - ha definito la decisione della Corte Suprema «non al passo con la cultura degli abitanti dell’Arizona» chiedendo «immediate soluzione di buon senso».

Arrivata all’indomani delle affermazioni di Trump sull’aborto, quando a caccia di voti moderati aveva detto che la scelta «spetta ai singoli stati», convinto di ribaltare a suo favore uno degli argomenti principali dei dem, la sentenza certo non aiuta i repubblicani in uno stato in bilico come l’Arizona. Tanto più mentre organizzazioni liberal come l’American Civil Liberties Union e la rete di consultori Planned Parenthood, affermano di avere raccolto abbastanza firme da poter pretendere un referendum sulla questione a novembre che rischia di portare alle urne molte più donne e giovani, motivandoli a votare dem.

Quanto la questione sia cruciale per gli elettori locali lo conferma un sondaggio del New York Times/Siena College secondo cui il 59 per cento sostiene l’aborto legale e solo il 34 è a favore di restrizioni. Di questi, il 39 per cento afferma che la questione determinerà il proprio voto alle presidenziali e il 32 che sarà certamente uno dei fattori che influenzerà la scelta del proprio candidato. «I giudici hanno esagerato» si è affrettato a commentare Trump «Ma vedrete, la legge verrà sistemata».

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