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La Corte Ue annulla le sanzioni contro due oligarchi russi. Navalnaya: “Un aiuto a Putin”

Mikhail Fridman
Mikhail Fridman (reuters)

Pjotr Aven e Mikhail Fridman vincono il ricorso: non è stato dimostrato che abbiano sostenuto azioni o politiche contro l’Ucraina

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È una sentenza che divide: la Corte europea ha rimosso i miliardari russi Mikhail Fridman e Pjotr Aven dalla “lista nera” degli uomini d’affari russi sanzionati dopo il 24 febbraio 2022. I due azionisti di Alfa Group — conglomerato che comprende Alfa Bank, una delle principali banche russe, a sua volta sanzionata — avevano presentato ricorso sostenendo che non ci fossero prove di un loro «sostegno materiale o finanziario» all’offensiva russa contro Kiev. E il tribunale con sede in Lussemburgo ha accolto il loro ricorso sostenendo che, benché ci fosse «un certo grado di vicinanza tra Pjotr Aven e Mikhail Fridman e Vladimir Putin o il suo entourage», il Consiglio Ue non è riuscito a «dimostrare» che i due miliardari avessero «sostenuto azioni o politiche» che hanno danneggiato l’Ucraina. La sentenza riguarda al momento il periodo compreso tra il febbraio 2022 e il marzo 2023, ma crea comunque un potenziale precedente per ulteriori ricorsi che potrebbero minare il regime di sanzioni che finora hanno preso di mira più di 1.700 persone e più di 400 entità accusate di sostenere o approvare l’offensiva contro Kiev.

Finora soltanto quattro uomini d’affari russi erano stati rimossi dalla “lista nera” Ue, compreso l’imprenditore hi-tech Arkadij Volozh, tra i pochi ad aver condannato apertamente la cosiddetta Operazione militare speciale. Aven, doppio passaporto lettone, e Fridman, doppia cittadinanza israeliana, sono invece i russi di più alto profilo ad avere ottenuto la revoca delle sanzioni. Nato in Ucraina, Fridman aveva inizialmente definito il conflitto una «tragedia», ma si era poi rifiutato di condannare Putin alludendo a possibili ritorsioni. Dopo aver guadagnato milioni in Russia, circa dieci anni fa aveva cofondato a Londra il gruppo d’investimento LetterOne con sede a Mayfair. Le sanzioni lo avevano però costretto a cedere il controllo di LetterOne e a vendere la sua partecipazione in Alfa Bank, mentre le misure adottate dal Regno Unito gli impedivano di pagare la manutenzione di Athlone House, la villa da 65 milioni di sterline che possiede a Highgate.

Lo scorso ottobre è infine tornato in Russia, fatto che — secondo alcuni suoi sostenitori — dimostrerebbe come le sanzioni occidentali abbiano spinto persino i magnati più dubbiosi tra le braccia di Putin. È per questo motivo che un anno fa decine di oppositori russi avevano firmato lettere a sostegno della revoca delle sanzioni contro Fridman. Tra loro il premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov, direttore del defunto giornale Novaja Gazeta, e il braccio destro dello scomparso Aleksej Navalny, Leonid Volkov, che in un intervento pubblicato sull’Economist, perorava una “exit strategy” dalle sanzioni. Potendo scegliere, scriveva, molti oligarchi sceglierebbero l’Occidente, ma in assenza di alternative «sentono di non avere altra scelta che rimanere a bordo della barca di Putin, anche se sta affondando».

Volkov si era però poi pentito del suo sostegno a Fridman e ieri ha bacchettato la Corte Ue. «Che segnale invia a Putin, ai suoi amici, agli oligarchi russi?». Dura reazione anche della vedova Yulia Navalnaya: «La revoca delle sanzioni contro Aven e Fridman non farà altro che indebolire il movimento contro la guerra e prolungare la permanenza di Putin al potere». Altri oppositori sostengono invece che le sanzioni non offrano alcun incentivo a dissociarsi dal regime. Anche un team di ricercatori del Dartmouth College ha concluso che le sanzioni individuali, sebbene catartiche, sono state in gran parte inefficaci.

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