Meloni quarta volta in Tunisia per i migranti. Ma da Saied è ancora ricatto: più soldi o aumentano le partenze
di Leonardo MartinelliTUNISI – È la quarta volta in meno di un anno che Giorgia Meloni sbarca a Tunisi per rendere onore a Kais Saied, presidente della Tunisia. Varcherà la soglia del suo palazzo a Cartagine, a picco sul mare, mercoledì mattina. Meloni resta l’unica leader europea a mantenere un legame diretto con l’uomo, imprevedibile ed enigmatico, che sta trascinando il suo Paese verso una deriva autoritaria: l’ultima a poterci davvero parlare. Ma con quali risultati?
È stata la madrina della firma del memorandum Ue-Tunisia, nel luglio 2023. Quel testo (e i finanziamenti previsti) dovevano risolvere ogni problema. Ma il vero obiettivo di Meloni era (e lo è ancora di più oggi, ormai in campagna per le europee), stoppare il flusso migratorio verso Lampedusa, che era impazzito dall’inizio dell’anno scorso.
La visita
In effetti dall’autunno 2023 gli arrivi nell'isola dalle coste tunisine sono precipitati. Ma nelle ultime settimane (e il ritorno del bel tempo) i traballanti barchini metallici, strapieni di m…
TUNISI – È la quarta volta in meno di un anno che Giorgia Meloni sbarca a Tunisi per rendere onore a Kais Saied, presidente della Tunisia. Varcherà la soglia del suo palazzo a Cartagine, a picco sul mare, mercoledì mattina. Meloni resta l’unica leader europea a mantenere un legame diretto con l’uomo, imprevedibile ed enigmatico, che sta trascinando il suo Paese verso una deriva autoritaria: l’ultima a poterci davvero parlare. Ma con quali risultati?
È stata la madrina della firma del memorandum Ue-Tunisia, nel luglio 2023. Quel testo (e i finanziamenti previsti) dovevano risolvere ogni problema. Ma il vero obiettivo di Meloni era (e lo è ancora di più oggi, ormai in campagna per le europee), stoppare il flusso migratorio verso Lampedusa, che era impazzito dall’inizio dell’anno scorso.
La visita
In effetti dall’autunno 2023 gli arrivi nell'isola dalle coste tunisine sono precipitati. Ma nelle ultime settimane (e il ritorno del bel tempo) i traballanti barchini metallici, strapieni di migranti, hanno ricominciato ad affluire verso la Sicilia. È sicuramente la prima ragione della visita di Meloni, che a Tunisi arriverà con Matteo Piantedosi, ministro degli Interni, e Anna Maria Bernini, responsabile dell’Università e della Ricerca. Poi la premier volerà a Bruxelles, dove inizierà il Consiglio europeo, nella speranza di rassicurare i colleghi sulla tenuta della Tunisia di Saied.
I migranti
Cominciamo dai dati sui migranti. Grazie alla frenata degli ultimi mesi, in tutto il 2023 i migranti arrivati in Italia dalla Tunisia erano calati del 70% rispetto all’anno prima. Meloni e i suoi ministri cantavano vittoria. Quest’anno (fino al 15 aprile) ne sono arrivati 7.254, meno 60%. Ma di questi, ben 5.587 sono sbarcati nell’ultimo mese (+337% rispetto a quello precedente).
Cosa succede? Alcune Ong presenti in Tunisia sospettano che le autorità tunisine abbiano allentato i controlli a terra e in mare per mettere pressione sull’Italia e l’Europa. Intanto, nei giorni scorsi Saied appare sempre più irritato. Tre giorni fa, ha fatto mettere online un video dove dichiara che “la Tunisia non accetta di trattare con nessuno (ndr, inteso Paese straniero), se non su un piede di parità” e ha ribadito che non vuole essere un Paese di transito di migranti, né uno dove possano installarsi. Ieri sera altro video e altra bordata: “Chi pensa di metterci sotto tutela, si sbaglia”. Messaggio subliminale per gli italiani?
Il blocco del memorandum
Ma perché Saied dovrebbe essere irritato? Ritorniamo al memorandum. A inizio marzo sono stati autorizzati 150 milioni di “assistenza macroeconomica urgente”, previsti dal patto, ma il grosso, i 900 milioni previsti, sono vincolati allo sblocco del prestito del Fondo monetario internazionale da 1,9 miliardi, in cantiere da più di due anni. Peccato che il negoziato Fmi-Tunisia sia completamente bloccato, perché Saied si rifiuta di presentare il dettagliato programma di riforme richiesto. “L’Italia sta insistendo con l’Europa per concedere i 900 milioni, senza la condizione che il prestito Fmi sia approvato, al limite con la promessa generica di un piano di riforme – osserva il diplomatico di un paese europeo a Tunisi -. Forse Meloni ci riuscirà, ma per il momento i tedeschi e altri Paesi del Nord Europa fanno resistenza”.
Sono i più sensibili ai “diritti umani”, due parole che Meloni, in quattro visite a Tunisi, non ha mai pronunciato. In autunno sono previste le presidenziali in Tunisia, ma tutti i principali oppositori di Saied sono stati incarcerati, evocando la preparazione di un ‘attentato alla sicurezza dello Stato” o per ragioni di evasione fiscale o simili.
La crisi economica
Intanto la situazione economica in Tunisia precipita. Negli ultimi due trimestri dell’anno scorso l’economia è entrata in recessione. A singhiozzo nei negozi mancano prodotti come il latte, la farina e il riso. Il Paese è anche a rischio di default per le finanze pubbliche. Saied naviga a vista, grazie a fondi in arrivo dall’Arabia Saudita e dall’Algeria, al grano a basso prezzo comprato dai russi, all’intensificazione della cooperazione cinese. E occhieggiando verso tutti questi paesi, forse anche per fare pressione sull’Europa.
Quanto ai migranti subsahariani, continuano ad affluire. In tanti (almeno 10mila, ma secondo alcuni osservatori sarebbero ancora di più) si ammassano nelle campagne di El Amra, una quarantina di km al nord di Sfax, vivendo tra gli olivi, senza aiuti, a parte sporadici distribuzioni di cibo da parte dell’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni), agenzia dell’Onu. Dopo un discorso durissimo sui subsahariani, pronunciato da Saied nel febbraio 2023, “le autorità tunisine portano avanti una politica xenofoba e non esistano a deportare i migranti verso le zone di frontiera con l’Algeria e la Libia”, sottolinea Romdhane Ben Amor, del Ftdes, Ong tunisina.
D’altra parte, quando calavano le partenze dalla Tunisia, crescevano quelle dalla Libia: è una questione di vasi comunicanti. Nell’attesa d’imbarcarsi per Lampedusa, questi migranti vivevano soprattutto a Sfax, la seconda città della Tunisia e polo industriale: bene o male riuscivano a sopravvivere. “Ma oggi lì hanno grossi problemi e le tensioni con la popolazione locale, a partire dal discorso di Saied, sono forti. Non possono più vivere e lavorare in centro, devono nascondersi, la loro vita diventa sempre più precaria”. Chissà se Meloni e il suo amico tunisino parleranno anche di questo.