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Viaggio a Xiong’an, il “progetto del millennio” di Xi Jinping: una mega città tecno-socialista sotto il controllo del Partito

Foto Gianluca Modolo 

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A un centinaio di chilometri da Pechino sta nascendo una nuova metropoli che il presidente cinese vorrebbe fosse polo tecnologico e green d’avanguardia dove concentrare lo sviluppo del futuro, gestito dallo Stato
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XIONG’AN - “Benvenuti nella città del futuro”. Questo futuro, al momento, lo si può solo immaginare. Un’utopia che sta tutta nella testa di Xi Jinping. Che qui a Xiong’an, sperduta in mezzo alle pianure dello Hebei, un centinaio di chilometri a sud-ovest della capitale Pechino, sta dando forma al suo “progetto del millennio”, come sta scritto sugli striscioni rossi appesi ovunque: una città, su una superficie di 2mila chilometri quadrati, che deve diventare polo tecnologico e green d’avanguardia guidato dal Partito per ospitare quelle “nuove forze produttive” per uno “sviluppo di alta qualità” che il nuovo timoniere ha messo in cima alla sua agenda.

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Operai immigrati dai quattro angoli del Paese, addetti alle pulizie e alla sicurezza sembrano essere oggi però gli unici abitanti di questa nuova creatura che sta nascendo dal nulla. Quattro simpatiche signore arrivate dallo…

XIONG’AN - “Benvenuti nella città del futuro”. Questo futuro, al momento, lo si può solo immaginare. Un’utopia che sta tutta nella testa di Xi Jinping. Che qui a Xiong’an, sperduta in mezzo alle pianure dello Hebei, un centinaio di chilometri a sud-ovest della capitale Pechino, sta dando forma al suo “progetto del millennio”, come sta scritto sugli striscioni rossi appesi ovunque: una città, su una superficie di 2mila chilometri quadrati, che deve diventare polo tecnologico e green d’avanguardia guidato dal Partito per ospitare quelle “nuove forze produttive” per uno “sviluppo di alta qualità” che il nuovo timoniere ha messo in cima alla sua agenda.

Foto Gianluca Modolo 

Operai immigrati dai quattro angoli del Paese, addetti alle pulizie e alla sicurezza sembrano essere oggi però gli unici abitanti di questa nuova creatura che sta nascendo dal nulla. Quattro simpatiche signore arrivate dallo Xinjiang guardano sui loro telefonini annunci di case: “Siamo venute fin qui per vedere se si possono fare buoni affari”.

La moderna città socialista

Il treno che in 50 minuti da Pechino ti porta qui è mezzo vuoto. Nella maestosa stazione bianca - la più grande dell’Asia, dove l’alta velocità già collega l’aeroporto Daxing della capitale e che in futuro arriverà anche negli scali di Tianjin e Shijiazhuang - con il tetto coperto da pannelli solari che sembra un’astronave, si vede a malapena un’anima. Nelle sale d’attesa in attesa non c’è quasi nessuno. Un solo taxi sta fuori ad aspettare i pendolari. Niente paura: il leader comunista si è dato un orizzonte ampio.

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Tra 11 anni, nel 2035, Xiong’an dovrà diventare un’appendice verde e ultramoderna per alleggerire la pressione sulla congestionata Pechino, dove vivono 22 milioni di persone, per gestire alcune delle funzioni “non essenziali” della capitale trasferendovi aziende e istituzioni. Se tutto va come previsto, entro il 2050 sarà "una moderna città socialista” dove le nuove tecnologie costituiranno l'80% dell'economia locale: biotecnologia, robotica, intelligenza artificiale, semiconduttori.

Xiong'an, il sogno della città perfetta dell'era Xi: il mega progetto tecno-socialista sotto il controllo del Partito

La mano del Partito-Stato

Per far sì che non resti una cattedrale nel deserto, il governo ha investito molto e continua a farlo: del resto Xiong’an porta il sigillo personale di Xi, la sua eredità politica. In sette anni, da quando il progetto prese il via nell’aprile del 2017, sono stati spesi 670 miliardi di yuan (87 miliardi di euro), più del doppio di quanto venne speso vent’anni fa per la Diga delle Tre Gole, uno dei progetti più imponenti della Cina moderna. Dopo alcuni rallentamenti causa pandemia, ora è tutto un cantiere, centinaia di gru sono al lavoro: su questi vecchi campi di grano sorgono uffici, case, hotel, ospedali. Già 4mila i palazzi costruiti, le grandi imprese di Stato hanno aperto più di 200 filiali. I tre colossi delle telecomunicazioni (China Mobile, China Telecom e China Unicom) hanno creato parchi scientifici.

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"Un nuovo viaggio è una lunga avventura piena di gloria e di sogni”, sta scritto fuori dal sito dove il gigante dell’energia Sinochem sta costruendo la propria torre. Sulla strada che dalla stazione porta al nuovo centro finanziario sono iniziati i lavori per i campus di tre università (geoscienze, ingegneria ed elettronica). Per incentivare i lavoratori ancora riluttanti a trasferirsi sono nate due succursali delle più prestigiose scuole di Pechino.

Tecnologie e sostenibilità

“Un’utopia tecno-naturalista” come l’ha definita Andrew Stokols, studioso di pianificazione urbana al Mit. L'energia sarà generata da varie fonti rinnovabili. Il trasporto pubblico dovrebbe coprire il 90% del traffico. I veicoli elettrici autonomi funzioneranno con telecamere intelligenti. I servizi di base saranno raggiungibili a piedi in 15 minuti da ogni residente. Dal 2021 la città è anche un terreno di sperimentazione per lo yuan digitale. Davanti al centro congressi svetta il “grande occhio”: il cervello della città, un’enorme struttura circondata da una piscina che ospiterà un centro dati, una piattaforma cloud e un sistema di supercalcolo, centro nevralgico dei sistemi digitali della città.

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Per far posto al futuro bisogna sbarazzarsi però del passato. Con le ruspe. “Al momento noi vecchi residenti della zona non vediamo molti benefici. Anzi”, ci racconta il quarantenne Li che vive in un villaggio vicino che sarà presto demolito. “Abbiamo ricevuto soldi dal governo per comprare una casa, ma spesso non bastano. Alla fine che cosa otterremo? Niente più terra e un mutuo da pagare. Le vecchie fabbriche se ne sono andate e molte persone hanno perso il lavoro. All’inizio sono arrivate molte aziende private, che hanno affittato appartamenti e aperto uffici, ma presto si sono rese conto che tutto ciò non ha nulla a che fare con loro. Il 90% dei progetti qui è legato alle imprese statali”.

Lo stesso ci racconta la signora Liu mentre prepara ravioli in un ristorantino, pure lei sfrattata dal suo villaggio. “Nel giro di un paio d'anni molte aziende private sono sparite, non c'è più gente. Nel nuovo quartiere ci sono molti edifici, ma poche persone, non so se ce ne saranno in futuro”.

L'ambizione di Xi

Xiong’an è l'ultimo esempio di creazione di città modello per comunicare ideali politici, come lo fu la Shenzhen di Deng Xiaoping negli anni ’80. Ma a differenza di Shenzhen - che apriva la Cina agli investimenti privati - o di Pudong, lo scintillante distretto finanziario di Shanghai, che hanno avuto un approccio meno dirigista e più orientato al mercato capace di attirare milioni di lavoratori immigrati e imprenditori, Xiong’an è (o, meglio, sarà) la rappresentazione plastica del nuovo corso sotto Xi: una riaffermazione del ruolo del Partito-Stato nell’economia dove l’innovazione sarà diretta dall’alto. Un "modello nazionale di sviluppo di alta qualità", uno dei mantra di Pechino negli ultimi anni. E pure un banco di prova per Xi stesso: per vedere se la Cina è in grado di stimolare “un nuovo tipo di innovazione a fronte del rallentamento della crescita economica e degli sforzi degli Stati Uniti e di altri Paesi per limitarne l'accesso alla tecnologia avanzata”, continua Stokols.

La città sta aprendo le porte alle aziende che lavorano nella tecnologia dell'informazione, nella biomedicina, nelle nuove energie, sbarrandole invece a quelle più tradizionali. Con il tempo potrebbe comunque rivelarsi attraente come centro per la ricerca, l'innovazione e una qualità di vita decente, soprattutto per i giovani laureati provenienti da città secondarie della Cina.

L’incognita del futuro

Poco più in là dal nuovo centro, nella zona di Rongdong si moltiplicano a perdita d’occhio palazzine marroni: dovranno ospitare 170mila persone. Al momento chi ci vive è gente riassegnata qui dai loro vecchi villaggi o operai. Come Shan, 20 anni, originario dello Shandong, che lavora nell’edilizia. “Il quartiere è ok, molte strutture non sono ancora finite. Non so se resterò qui in futuro, ho accettato questo lavoro per stare più vicino a mia sorella che abita a Pechino”. Wang e Zhang, due ragazze in sella al loro scooter elettrico, raccontano che “tutto sta diventando troppo caro per noi, e il nostro stipendio non è cresciuto”. Lì vicino sta nascendo un mega centro commerciale, luccicante e desolatamente vuoto. “Chi si può permettere quella roba?”. Mancano ancora molti anni per vedere se Xiong’an sarà un successo. Xi eserciterà tutto il suo potere affinché lo sia: da utopia a “città socialista moderna” entro la metà del Secolo. Il più importante progetto di questa sua nuova Cina.

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